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“Ciao Enrico, ti mando un bacio e fai attenzione”

Il bellissimo ricordo di Sonia dedicato a Enrico Finezzi, lo scialpinista biellese tragicamente scomparso dopo essere stato travolto da una valanga

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Enrico Finezzi

Le commoventi e toccanti parole pubblicate nei giorni scorsi su Facebook da Sonia per ricordare Enrico Finezzi, il 52enne biellese tragicamente scomparso sabato in montagna.

Ciao Enrico. Oggi scrivere il tuo nome mi sembra impossibile, come se la mano non volesse obbedire. Perché tu, per me, eri una presenza quotidiana. Non eri solo un pezzo di passato, eri una voce nel presente. Una voce che sentivo ogni giorno, anche più volte al telefono, per ridere, prenderci in giro, raccontarci le nostre cose. E ogni volta finiva allo stesso modo, come un rito nostro, semplice e vero: ti mando un bacio e fai attenzione. Oggi quella frase mi si è spezzata in gola.
Siamo stati insieme vent’anni. Vent’anni pieni di vita, di cose costruite, di stanchezze, di risate, di intese che non si spiegano. Poi, da cinque anni, le nostre strade si erano divise. Io ho un compagno, la vita è andata avanti. Ma tra noi non è mai finito il bene. Quello vero, quello che resta anche quando tutto cambia. Non eravamo più innamorati come una volta, ma ci siamo sempre voluti un gran bene. E quel bene non ha mai smesso di esistere.
Oggi sei morto sotto una slavina ad Aosta e io ancora non riesco a scriverlo senza sentire un colpo nello stomaco. È assurdo, è ingiusto, è irreale. E fa male in un modo che non so spiegare.
Stasera ho ricevuto tantissime telefonate. Gente che piangeva, gente che non ci credeva, gente che mi diceva quanto eri speciale e quanto eri benvoluto da tutti. E io lo sapevo, ma sentirlo da così tante voci mi ha travolta. Perché tu avevi quella cosa rara: sapevi fare bene. Sapevi essere presente. Sapevi voler bene senza complicare, senza chiedere niente in cambio.
E io voglio ricordarti così, con la verità intera. Con il dolore, sì, ma anche con quel sorriso che mi scappa quando ripenso a certe scene che eri solo tu.
Come quella volta al cinema, quando eri convintissimo fossi io e, senza pensarci un secondo, hai abbracciato una ragazza sconosciuta. Lei ti ha guardato come si guarda qualcuno che è arrivato dal nulla, e tu sei diventato di colpo silenzioso, mortificato, umano. Me l’hai raccontata ridendo di te stesso, e io ho riso fino alle lacrime. Oggi ci ripenso e mi vengono le lacrime lo stesso, ma per un motivo diverso: perché in quel modo di sbagliare c’era tutta la tua dolcezza.
E come Londra, quando ti sei perso e io ero nel panico, perché con l’orientamento avevi un rapporto tutto tuo. Non per niente ti chiamavo Bussola, più per affetto che per ironia. Io a cercarti con il cuore in gola, e tu che poi comparivi con quella calma disarmante, come se fosse tutto normale. E alla fine, anche lì, riuscivi a farmi ridere.
Oggi penso anche a Irma e Sophia. Le nostre cagnoline, quelle che abbiamo amato insieme e che poi vivevano con te. So quanto erano parte della tua quotidianità, quanto ti riempivano le giornate, e quanto tu eri il loro punto fermo. Mi si stringe il cuore a pensarle, perché certi legami non si spiegano: si sentono.
E penso a tua mamma Angela. Con rispetto e con una tenerezza enorme. E voglio dirle, anche qui, una cosa chiara: io manterrò la promessa che feci a Enrico tanti anni fa. La manterrò davvero. Perché alcune promesse non appartengono al tempo, appartengono al bene.
E voglio dire anche questo, perché racconta chi eri. Tu hai voluto bene anche a Domenico, il mio compagno, come a un fratello. Senza gelosie, senza orgoglio, senza quella piccolezza che spesso rovina le persone. Tu avevi un cuore grande e pulito, e sapevi riconoscere le persone per quello che erano. Questa cosa non la dimenticherò mai.
Enrico, io non riesco ancora a capire come sia possibile che il mondo oggi vada avanti normalmente, come se niente fosse, quando una persona come te non c’è più. Mi fa rabbia, mi fa vuoto, mi fa incredulità. Mi fa quel dolore che non sai dove mettere.
Ma dentro tutto questo ho anche una gratitudine enorme. Per i vent’anni con te. Per questi ultimi anni diversi, ma pieni dello stesso bene. Per le telefonate quotidiane, per le risate, per quel modo nostro di volerci bene senza ferirci, senza confonderci, senza perderci.
A chi ti ha voluto bene dico solo questo: raccontiamolo, Enrico. Teniamolo vivo nelle storie, nei dettagli, in quello che ci ha lasciato.
E a te lo scrivo come l’ho detto mille volte, perché noi eravamo così, semplici e veri: ti mando un bacio e fai attenzione.

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