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Biella

“Il futuro di Biella si gioca su aree dismesse, collegamenti e lavoro. Bisogna muoversi ora”

INTERVISTA – Paolo Furia, segretario regionale Pd, analizza il voto e parla della città: «La destra non sembra nemmeno provarci»

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paolo furia

In Italia le elezioni non hanno mai un protagonista sconfitto, ma di sicuro nell’ultima tornata amministrativa c’è stato almeno un vincitore: il Partito democratico. Anche in Piemonte ha ottenuto ottimi risultati, portando a casa ballottaggi importanti come ad Alessandria, Cuneo, Chivasso e Omegna.

Può dunque godersi il successo il biellese Paolo Furia, segretario regionale del Pd, al quale abbiamo chiesto un analisi dei risultati, ma anche della situazione del nostro territorio.

Partiamo dalle amministrative: cosa racconta questo voto?

Da biellese, devo premettere che una prima inversione di tendenza l’avevamo già notata in occasione di quelle provinciali. In quel caso votavano solo sindaci e consiglieri comunali, però era già emersa un’indicazione: una destra con prevalenza meloniana e salviniana spaventa una quota crescente dei moderati di quello schieramento.

Va detto che un ruolo rilevante l’ha giocato anche l’astensionismo.

È vero, soprattutto tra primo e secondo turno. Però è altrettanto vero che in una città come Alessandria al ballottaggio abbiamo ottenuto mille voti in più. A Chivasso 600. Ciò significa che in questa fase l’astensionismo sta colpendo maggiormente i nostri avversari. È una novità, perché negli ultimi anni la loro area si era rivelata più polarizzante della nostra. Più in generale l’astensione dipende da diversi motivi. Un dettaglio che spesso non viene considerato è che cambiano le generazioni e l’approccio alla politica. I giovani in generale la sentono in modo differente, se un candidato mi convince vado a votare, altrimenti sto a casa. In passato, invece, piuttosto si votava il “male minore”, ma comunque si andava alle urne. Poi senza dubbio anche la pandemia ha influito ulteriormente sull’affluenza. Infine in quest’ultima tornata elettorale è mancato l’exploit rappresentato negli ultimi anni prima da Renzi, poi dai 5 Stelle e infine da Salvini, personaggi e fenomeni politici in grado di creare una forte polarizzazione pro o contro. In questo quadro sta tornando di moda la politica della serietà. Il Pd, pur senza offrire “leadership assolute” che naufragano in fretta, sta consolidando le proprie posizioni, in modo più “gentile”. In parte sicuramente per via della situazione internazionale, ma anche perché abbiamo avviato un lavoro di rinnovamento e “ricucitura” nel centrosinistra, riavvicinando mondi che non si parlavano più.

Lei, a livello piemontese, è protagonista di questa fase, per di più venendo da una delle province più piccole.

Il centrosinistra non è chiuso tra le mura di Torino e sicuramente, avendo avuto modo di vedere quanto poco veniamo considerati a livello centrale, da segretario ho cercato di dare molta più attenzione ai territori. Ho trasformato la mia provenienza in un vantaggio, portando una visione non “torinocentrica”, pur riconoscendone l’importanza. Il centrodestra spesso sfrutta la contrapposizione “città-campagna”, ma la realtà è più complessa: ci sono periferie anche nelle città e ci sono aree estremamente agiate anche nelle province. Se il Pd in passato ha dato l’impressione di essere troppo attento agli interessi delle città, sicuramente ha sbagliato il Pd, però poi quando si parla di province bisogna passare alla sostanza: non basta soffiare sulle paure, bisogna investire su treni, opere pubbliche, aree dismesse, politiche di reinsediamento abitativo ad esempio nelle valli, fondi per la ristrutturazione dei borghi…

Ecco, parliamo di province e quindi di Biella e del Biellese. Come vede la situazione?

Purtroppo mi sembra che non affrontiamo con sufficiente forza e organizzazione le opportunità di questa fase di progettazione e risorse. Penso ad esempio al Pnrr. O a Biella Città Creativa Unesco, una sfida importante che non può rimanere un’etichetta: ci vogliono investimenti e si possono fare su progetti ambiziosi con il Pnrr. Poi sono seriamente preoccupato per la questione aree dismesse. Quando si muove qualcosa, accade solo su progetti di privati, come nel caso degli ex Rivetti. Non vedo un dibattito in città su obiettivi e trasformazione, su cosa fare, a parte la meritoria attività dell’Osservatorio Biellese del Paesaggio sull’est urbano. Nemmeno, banalmente, su cosa salvare e cosa demolire sulla Trossi. Oppure possiamo parlare di Piazza Cisterna: è una delle aree più riqualificate negli ultimi anni a livello italiano, eppure non sento una parola sulla situazione e sui progetti per Palazzo Cisterna.
La difficoltà con le aree dismesse spesso è rappresentata dai costi.
Vero, però ci sono anche soluzioni intermedie. A Torino, ad esempio, è stata approvata una delibera sul riuso temporaneo degli stabili dismessi, che consente di seguire standard diversi e ovviamente di non dover ristrutturare tutto. Se vogliono, gli procuro il testo della delibera… Poi è vero che spesso, come nel caso del vecchio ospedale, contano altri attori, ma il Comune può comunque dare un orientamento e delle idee. La sensazione è che, pur essendo molto rappresentati in parlamento e in regione, il dibattito sul futuro del Biellese sia un po’ stanco e asfittico nei contenuti.

Un esempio?

Il futuro dell’automotive, che sarà rivoluzionato nei prossimi anni. A Verrone abbiamo un polo importante, eppure al riguardo non sento una parola dai nostri politici eletti. Più in generale, poi, possiamo parlare del lavoro. In questa fase, con la globalizzazione messa un po’ in crisi da guerra e pandemia, si parla del “rientro” di più di un’azienda. Noi come ci stiamo attrezzando? Quali politiche fiscali sta proponendo l’assemblea dei comuni, guidata da Biella, per attrarre nuovi insediamenti? Non possiamo sperare che vada sempre come con Coca Cola, che qui aveva già un suo stabilimento. Ad esempio si possono proporre annullamenti degli oneri fiscali per alcuni anni in cambio di assunzioni sul territorio. Poi non voglio salire in cattedra, nessuno ha la bacchetta magica e la situazione è difficile per chiunque. Non è detto che ci si riesca, però mi piacerebbe vedere almeno qualcuno che ci prova.
Questo vale sia ad alti livelli che nel piccolo. Vuole altri esempi? Mi dicono che la situazione al Bellone e al Gorgomoro sia penosa, ci sono luoghi in cui la vegetazione cresce sulle pareti degli edifici e ricopre marciapiedi… Non è una bella immagine della città.

Un argomento che tiene sempre banco è quello dei collegamenti ferroviari. Lei cosa ne pensa?

Io vorrei solo capire perché si spendono dieci milioni di euro per elettrificare la Biella-Santhià per poi avere solo due diretti al giorno. Oppure vorrei sapere perché nel 2019 sono stati stanziati i fondi per la progettazione dell’elettrificazione fino a Novara, ma è ancora tutto fermo. Poi ti tirano fuori il progetto sperimentale dell’idrogeno. Bello, per carità, ma la tratta Biella-Novara va elettrificata altrimenti ci ritroviamo con due metodi di alimentazione differenti nell’arco degli 80 chilometri di ferrovia che separano Novara e Santhià. Bisogna metterci testa. Oltretutto il servizio non è mai tornato ai livelli pre-pandemia, la Regione in questi mesi con i tagli ha risparmiato parecchio: perché non reinveste per migliorare il servizio? Migliori collegamenti significano maggiore possibilità di attrarre nuovi residenti e di riportare qui molti biellesi che vivono fuori provincia per motivi di lavoro.

E per quanto riguarda il capitolo sanità?

Biella sta vivendo gravi disagi, che però sono gli stessi un po’ in tutto il Piemonte. Se invece penso alle potenzialità del nuovo ospedale, mi chiedo perché la politica non si muova per sfruttarle di più creando specifici poli d’eccellenza regionali nel Biellese. Prima c’era il bilancio della sanità da ripianare, ora quella scusa non c’è più. Oppure potremmo parlare dei posti letto convenzionati nelle case di riposo: nel Biellese siamo al di sotto della media regionale, pur essendo uno dei territori più “vecchi”. Chi governa a livello locale dovrebbe trattare in regione e ottenere che queste quote vengano rideterminate.
Queste e quelle di cui parlavo prima mi sembrano tutte questioni sulle quali il centrodestra, che amministra comune e regione, non appare particolarmente ferrato non dico per risolverle, ma quantomeno per provare ad affrontarle.

Ci dica invece qualcosa di positivo.

Sicuramente positivo è quanto sta facendo la Fondazione Biellezza. Oppure “l’allargamento” dell’Università di Torino a Città Studi, grazie alla mediazione della Fondazione e con la collaborazione di tutti i gruppi consiliari in comune. Questo risultato nasce da una strategia universitaria che ha trovato tutto il territorio unito. Poi aggiungerei che abbiamo salvato Seab dal fallimento e il ruolo molto proattivo della Provincia.

Ricapitolando, quali sono i temi chiave per il rilancio del territorio?

Aree dismesse, collegamenti, difesa e attrazione degli investimenti per produrre occupazione. Sono punti di cui parlano sia i sindacati che l’Unione Industriale. Se non c’è lavoro, la gente non viene.

E tu cosa ne pensi?

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