AttualitàBiella
Motta meglio di Toldo a Euro 2000: la notte dei miracoli parla biellese
L’impresa del giovane portiere di Biella quasi ventisei anni dopo l’incredibile Italia-Olanda di Euro 2000
In Italia, quando si parla di rigori parati, la memoria corre inevitabilmente a Francesco Toldo, eroe “sanguinante” dell’indimenticabile Italia-Olanda di Euro 2000. Da oggi, però, soprattutto a Biella, non si potrà non pensare anche a Edoardo Motta.
Con tutto il rispetto per le proporzioni — e per la storia — certi parallelismi nascono spontanei, soprattutto quando un ragazzo poco più che ventenne decide di trasformare una semifinale di Coppa Italia in una pagina da raccontare per anni. Anche perché i rigori parati da Toldo furono “appena” tre, mentre Motta ha detto “no” ai tiratori della Dea ben quattro volte. Come Helmut Duckadam nella finale di Coppa dei Campioni 1986 con la maglia dello Steaua Bucarest; come Matvey Safonov, che lo scorso 17 dicembre ha “regalato” al Paris Saint-Germain la Coppa Intercontinentale contro il Flamengo.
Quella notte del 2000 contro l’Olanda (Motta non era nemmeno nato…) è rimasta impressa nella memoria collettiva di tutti noi, figli del secolo scorso: Toldo che ipnotizza gli avversari, che si allunga, che diventa gigantesco e insuperabile tra i pali. Un eroe inatteso che si prende la scena. Ecco, ieri sera, a Bergamo, Edoardo Motta ha fatto qualcosa che, almeno per un attimo, ha fatto riaffiorare quelle stesse sensazioni. Non una, non due, ma quattro parate consecutive nella lotteria più crudele del calcio. Una di quelle serate in cui il portiere smette di essere solo un ruolo e diventa un racconto epico.
Concentrazione, istinto e forse un po’ di sana incoscienza che appartiene ai giovani. Motta ha semplicemente fatto quello che ogni bambino sogna quando si mette tra i pali al campetto: indovinare l’angolo e buttarsi, ancora e ancora, finché la porta diventa invalicabile.
Certo, Toldo lo fece in una semifinale europea con la maglia azzurra, e la storia ha già deciso il suo posto. Ma ogni epoca ha bisogno dei suoi momenti, dei suoi simboli. E ieri sera quel simbolo è stato un ragazzo di Biella, che è salito sul palcoscenico dei grandi e se l’è preso senza chiedere permesso, compiendo un’impresa sportiva straordinaria e riempiendo tutti noi di orgoglio.
“Contro l’Olanda mi sentivo invincibile – dichiarò Toldo anni dopo, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport -. Urlavo ‘tirate, tirate, tanto prendo tutto’. Dal 33’ eravamo in dieci per il rosso a Zambrotta, ma ci sono gare in cui un portiere s’incazza e decide che non ce n’è per nessuno”.
E ieri anche Motta, evidentemente, ha deciso che non ce n’era per nessuno.
Tra i miracoli di Toldo e quelli del 21enne portiere di Biella, sono trascorsi quasi ventisei anni. Certe storie, nel calcio e nei sogni, non si ripetono mai uguali, ma ogni volta lasciano chi vi assiste a bocca aperta. E a quel punto non puoi fare altro che emozionarti, fermarti e applaudire.
LEGGI ANCHE: Edoardo Motta è il nuovo “pararigori” del calcio italiano
Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook


