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La passione per il legno fra sculture di donne e immagini sacre

Lorenzo Reinero e la moglie Teresa raccontano la loro bella esperienza di vita insieme

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La passione per il legno fra sculture di donne e immagini sacre.

La passione per il legno fra sculture di donne e immagini sacre

Lorenzo Reinero, classe 1946, in pensione da dicembre 1998, è scultore per passione.
«Ho sempre lavorato in fabbrica e nel tempo libero mi è venuto il “tac”, l’idea – racconta -. Quando andavo in montagna prendevo con me il coltellino e ricamavo sui pezzetti di legno. Ho cominciato così, pian piano. Mi sono poi allargato e ho iniziato a scalpellare su tavole di legno. Ai tempi non ero ancora sposato. Uno dei primi lavori è stata una mezza luna – che ci mostra -. Di solito utilizzo legno di noce, che si presta. In seguito ho scalpellato la sagoma dell’Italia, sempre su tavola».
Nella sala sono esposte radici che ricordano forme di animali e un uomo con bastone. «Le trovavo nei boschi, le pulivo bene, le impostavo e le finivo con una mano di vernice lucida».
Nella conversazione interviene la moglie Teresa, che indica una figura femminile dai seni prosperosi: “È la donna tettona – sbotta -. Lorenzo fa sempre donne o Madonne. In giardino abbiamo la statua della Madonna di Oropa, che a farla ha impiegato una vita. Perché sai – dice ancora -, lui intaglia, ma poi il giudice sono io». E Lorenzo insorge: «Certo, se non le piacciono me le boccia».
A detta di Teresa, anche il maestro di Lorenzo faceva notare che era uno scultore troppo pignolo, limava a lungo.
«Ho frequentato più di vent’anni fa la scuola organizzata dall’università popolare, – prosegue Lorenzo –». «Soprattutto per imparare a disegnare, che non eri capace», lo rimbecca Teresa, che completa la spiegazione aggiungendo che lo schizzo andava realizzato su un foglio a quadretti per avere le giuste proporzioni.

«La sagoma si otteneva così – riparte Lorenzo -, poi per rifinirla s’interviene a mano libera, con la creatività».
La visita guidata fra le sue opere porta a scoprire ancora radici lavorate, un gabbiano, di nuovo una Madonna, della Scala, con Bambino, e una donna distesa, che Teresa specifica: «Nuda». Si scorgono i due angioletti di Raffaello e le due famose mani di Adamo e di Dio, che quasi si sfiorano, tratte dal celebre affresco di Michelangelo Buonarroti. Tutto su tavole di legno.
«Le mani le avevo viste durante un viaggio a Roma. Un’altra opera, fra le prime, è lo scorcio del paese – che Lorenzo ancora ci mostra -. L’ispirazione è arrivata guardando una scultura simile in Valle d’Aosta». In sottofondo, Teresa interviene di nuovo indicando ancora una donna nuda, un’altra Madonna con Bambino, di Bruges, la dea Venere, con un grappolo di uva in mano, e un Cristo, quest’ultimo realizzato in un unico pezzo, come precisa Lorenzo: «Quando ho trovato il pezzo di legno, ho detto, caspita! Ci vedo proprio la figura di Gesù sulla croce con le braccia larghe, e l’ho fatto. Ho scolpito anche un cesto di frutta». Teresa ricorda che quest’ultimo è stato lavorato con la tecnica che suo marito aveva appreso a scuola, scurendo il legno con il fumo. E a noi sorge il dubbio che al corso di scultura ci fosse anche lei. Scopriamo così che i compiti assegnati a Lorenzo, venivano poi fatti insieme a casa.
«All’inizio – prosegue Teresa -, riproduceva i carretti veneti, di diverse dimensioni. Erano gli anni Sessanta».
«Io sono originario di Vicenza – conclude Lorenzo Reinero -. Erano i veicoli agricoli utilizzati per trascinare gli alberi abbattuti, dal bosco a casa. Li copiavo dai mezzi originali, con il coltellino. Abitavo in una contrada del paese, ma in montagna avevamo una baita, dove portavamo le vacche a pascolare. Ho poi scolpito anche casa nostra, con tanti dettagli. Sono lavori, dovete sapere, che si devono fare in solitudine, non con qualcuno che ti guarda sempre». Che alluda alla consorte?
Concluso l’incontro, sul nostro cellulare arriva una notifica, è un messaggio di Teresa, in cui leggiamo: «Non abbiamo fatto vedere la culla in legno, fatta per la nascita della prima nipotina, mandiamo la foto».
Anna Arietti

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