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Il carnevale storico di Santhià: il programma
Eventi dal 10 febbraio
Santhià, città di passaggio lungo la Via Francigena e custode di tradizioni più antiche di molti regni medievali, cambia volto non appena arriva il Carnevale. Le sue vie, di solito tranquille e ordinate, diventano un palcoscenico vivente: tamburi, colori, risate, costumi
artigianali e – inevitabilmente – fagioli. Sì, perché qui, dove il Carnevale è documentato già dall’XI secolo, la festa non è solo folklore: è un patrimonio che scorre nel sangue della città da quasi mille anni.
Il carnevale storico di Santhià: il programma
Dal 6 gennaio alle 20 febbraio 2026 si celebra l’edizione del Carnevale Storico di Santhià, il più antico del Piemonte, una tradizione così radicata che perfino nel 1430 i giovani dell’Abadia finirono multati… per aver portato in chiesa un asino vestito da prete. Un
episodio che racconta meglio di qualsiasi manuale cosa significhi, qui, lo “spirito carnevalesco”.
Il 10 febbraio è la sera del Gran Galà delle Maschere, quando vengono presentati i giovani
che interpreteranno Majutin dal Pampardù e Stevulin ’d la Plissera. Sono una coppia di
contadini appena sposati, simboli dell’affrancamento del popolo dalle vessazioni dei
signorotti locali. Per tre giorni comanderanno loro: un ribaltamento dei ruoli che da secoli
rende il Carnevale una parentesi in cui tutto può accadere. L’11 febbraio si accende la
nuova serata latino–reggaeton, un tocco di modernità per ricordare che la tradizione qui
non è mai statica.
Il 12 febbraio, con il tradizionale “Giòbia grass”, il Corso principale della città si trasforma
in un percorso enogastronomico, seguito da un concerto al Palacarvè. Il 13 febbraio è
dedicato ai giovani, protagonisti di una serata musicale ad alto ritmo.
Il 14 febbraio – San Valentino, ma soprattutto Santhià in festa – Majutin e Stevulin
ricevono dal Sindaco le chiavi della città e leggono il Proclama al Popolo davanti a una folla
entusiasta. La giornata prosegue con cortei, momenti popolari e un veglione mascherato
che celebra l’ingresso dei padroni della città.
Il 15 febbraio prende il via il Primo Corso Mascherato: maschere, bande, costumi
artigianali, gruppi storici e carri monumentali di cartapesta sfilano per le vie cittadine. È
una festa che coinvolge oltre 2.000 figuranti e un gigantesco Gianduja issato sul trono
della piazza. La sera, spettacolo pirotecnico e nuovo veglione: perché qui la stanchezza è un
concetto relativo.
Il 16 febbraio arriva il momento più atteso, quello che definisce l’identità stessa del
Carnevale: la Colossale Fagiuolata. Alle 5 del mattino i Pifferi svegliano l’intera città, 150
caldaie di rame vengono accese, 20.000 porzioni vengono preparate e – in meno di
mezz’ora – spariscono completamente. È un record gastronomico che nessun fast food
potrà mai eguagliare. E mentre i fagioli nutrono il corpo, la tradizione nutre l’anima: qui la
distribuzione gratuita del cibo è da secoli un simbolo contro la paura della fame, un gesto
di abbondanza collettiva tipico dei grandi carnevali europei. Il pomeriggio è dedicato ai
bambini con il Gran Ballo dei Bambini, mentre la sera la Sfilata Notturna illumina la città
per il Secondo Corso Mascherato.
Il 17 febbraio si aprono i “Giochi di Gianduja”: antiche sfide come corse nei sacchi, tiro alla
fune, rottura delle pignatte e altri giochi popolari animano le vie del centro. Alle 14.30 parte il Terzo Corso Mascherato con la proclamazione dei vincitori. Infine, quando il buio cala, arriva il momento più simbolico: il “Rogo del Babàciu”. Un pupazzo arde nel cuore della piazza, accompagnato da campane, musica e una monferrina finale che trasforma il congedo del Carnevale in un’ultima esplosione di festa.
Santhià saluta così il suo Carnevale 2026, confermando una verità tramandata da secoli: qui il Carnevale non si guarda, si vive. E chi lo vive torna a casa con un aneddoto, un sorriso e un dubbio irrisolto: ma come fanno a finire 20.000 porzioni di fagioli in mezz’ora?
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