AttualitàBiella
Cardiologo biellese a Lampedusa per curare i migranti
«So quello che succede lì e non posso ignorarlo. Non voglio voltarmi dall’altra parte»
Cardiologo biellese a Lampedusa per curare i migranti. Antonio Battaglia, 66 anni, ha scelto di partire per la seconda volta, dopo due anni, per Lampedusa. Pestando servizio all’hotspot dedicato ai migranti. Una decisione che nasce da motivazioni diverse, prima fra tutte la responsabilità civile.
Cardiologo biellese a Lampedusa per curare i migranti
«So quello che succede, non posso ignorarlo», racconta Battaglia. «Prima di tutto c’è una spinta sociale, politica e professionale. Non voglio girarmi dall’altra parte».
Il medico lega questa scelta anche alla memoria storica: «Ho letto molto sui campi di concentramento. Una domanda ricorrente era: “Come potevate non sapere?”. Ecco, io oggi so. E quando morirò non voglio dire di essermi voltato dall’altra parte».
Non è la sua prima esperienza in contesti difficili: dai terremoti all’emergenza Covid, fino ad altre missioni di volontariato in aree di confine come l’Albania. «Durante il Covid, paradossalmente, ho vissuto una delle esperienze professionali più complete: eri medico a tutto tondo».
Battaglia non ha lasciato il lavoro, ma si è organizzato per missioni brevi. «Tornerò a Lampedusa dal 4 al 16 maggio. Sono esperienze intense, limitate nel tempo».
In famiglia la sua decisione è sostenuta: «Mia moglie è oncologa, capisce il valore di quello che faccio, soprattutto quando si tratta di bambini».
L’attività quotidiana sull’isola è complessa. «La priorità è la salute. Prima di tutto vengono le condizioni fisiche, poi tutto il resto passa in secondo piano. Comprese le narrazioni e le speculazioni politiche opportunistiche».
I migranti sull’isola si presentano spesso in condizioni drammatiche: «Sono spaventati, spaesati, provati. Molti hanno difficoltà a camminare dopo giorni sui barconi, mostrano segni evidenti di violenze e torture. Dopo giorni in mare arrivano affamati e disidratati».
E le storie sono altrettanto dure: «Ci sono racconti di naufragi, di barconi affondati con decine di persone. Episodi anche estremi».
Un fenomeno complesso
Secondo Battaglia, alla base delle migrazioni c’è un semplice fattore: «La fame. È quella che muove gli spostamenti». Il medico sottolinea anche la complessità del fenomeno: «Durante il viaggio vengono spesso maltrattati. Nei campi libici sono stipati e torturati. È una realtà che solo oggi inizio a comprendere davvero, ma manca ancora qualche pezzo per capirla fino in fondo».
Lampedusa vive una doppia identità: meta turistica e punto di approdo dei migranti. «L’hotspot è separato dalla zona turistica, quindi in genere i migranti non si vedono in giro. Solo in momenti di arrivi eccezionali sono stati fatti uscire per evitare tensioni».
L’isola continua a convivere con questa realtà complessa e, talvolta, i suoi abitanti ne prendono parte con le adozioni di bambini: «È già successo che alcuni isolani scegliessero di esserci», proprio come Battaglia.
«Non spetta a me risolvere il problema – conclude il cardiologo -, ma nel mio piccolo, non voglio voltarmi dall’altra parte».
LEGGI ANCHE: A Biella un centro di eccellenza per la diagnosi ai disturbi alimentari
Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook

