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Treni, il Biellese resta ai margini

Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto

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Un inizio d’anno disastroso, da incubo, sui treni. In redazione, sono arrivate centinaia di proteste da parte dei pendolari biellesi, per un continuo disservizio che colpisce la nostra provincia. C’è un dato che più di altri fotografa la condizione ferroviaria del Biellese: nei fine settimana, da e per Biella, circolano appena sette coppie di treni sia verso Novara sia verso Santhià. Un servizio con frequenze ogni due o tre ore, del tutto insufficiente per un capoluogo di provincia e lontanissimo dagli standard del Nord Italia, dove le città analoghe dispongono mediamente di 12 fino a 25 coppie di collegamenti verso i capoluoghi di regione.

Non si tratta di percezioni, ma di numeri. E i numeri raccontano anche che, rispetto al 2019, (giunta Chiamparino, Fondazione Cassa di Risparmio Biella, Provincia e Comune di Biella, UIB: uniti) il Biellese ha perso il 50% del servizio ferroviario del sabato e il 22% di quello domenicale. Un arretramento che ha avuto un effetto inevitabile: l’utenza si allontana. Perché, come ricordano i pendolari, l’offerta di qualità può generare la domanda, non il contrario.

A rendere il quadro ancora più paradossale c’è il fatto che sul territorio si investì destinando undici milioni di euro all’elettrificazione della Biella–Santhià, e la Regione altri venti milioni per ammodernare le reti. Da allora siamo fermi. Oggi i collegamenti diretti sono limitati a due sole coppie di treni e, secondo le indicazioni regionali, un potenziamento non è previsto prima del 2027, anche a causa della saturazione delle tracce nell’area torinese.

A questo si somma un problema ormai strutturale: i guasti frequenti, in particolare sulla linea Biella–Novara, ma non solo. La regolarità del servizio resta fragile e intermittente, quando invece dovrebbe essere il prerequisito minimo per rendere credibile il trasporto pubblico locale.

«Le ferrovie sono un’infrastruttura pubblica costruita con denaro pubblico e devono essere messe a frutto», sottolinea il Presidente dell’Associazione Pendolari Trasporti Biellesi, Paolo Forno che parla di un territorio che “ha fame di collegamenti”. «Senza regolarità e senza un’offerta adeguata, soprattutto nei fine settimana, è impensabile chiedere ai cittadini di scegliere il treno».

Il punto non è ideologico, ma la risposta deve arrivare da una politica, attualmente sorda, che non affronta con strategia il problema infrastrutturale. In tutta Europa la mobilità su ferro è considerata la spina dorsale del trasporto del futuro. Nel Biellese, invece, resta una promessa incompiuta.

Le linee esistono, gli investimenti sono fermi, ma il servizio non è all’altezza. E finché un capoluogo continuerà a essere collegato come una periferia, parlare di rilancio del territorio resta solo uno slogan.

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1 Commento

1 Commento

  1. Bruno

    19 Gennaio 2026 at 16:24

    il rilancio del territorio è Nun utopia, quante parole inutili sono state versate per fare propaganda da una destra che non sa governare né prendersi cura del territorio dove vive ma pensa solo a spostare pezzi importanti di una città , ma non sa neanche dove. poca intelligenza parole tante

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