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BiellaIl Dardo

Inutili ordinanze

La nuova versione de “Il Dardo”, la rubrica di Guido Dellarovere

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Come ogni anno, con l’avvicinarsi del Capodanno, assistiamo al solito copione: una serie di Primi Cittadini, improvvisamente sensibili al mondo animalista e – guarda caso – anche al relativo bacino elettorale, si affretta a emanare ordinanze che vietano l’uso di botti e fuochi d’artificio. Puntuali come gli esattori delle tasse, ma altrettanto inefficaci.

È doveroso ricordare, innanzitutto, che il Consiglio di Stato, con sentenza n. 2232 del 18 marzo 2025, ha dichiarato illegittimi i provvedimenti comunali che vietano in modo generalizzato l’accensione di fuochi d’artificio. La materia, infatti, rientra nella competenza legislativa esclusiva dello Stato, poiché collegata sia alla tutela dell’ambiente sia alla disciplina degli esplosivi.

Ne consegue che i Comuni non dispongono di una potestà regolamentare autonoma su questi aspetti e non possono comprimere libertà riconosciute da norme di rango superiore.

Eppure, sembra che questo pronunciamento venga sistematicamente dimenticato, soprattutto quando l’obiettivo dell’ordinanza non è la reale efficacia del provvedimento, ma la sua funzione “di facciata”: un atto simbolico utile a raccogliere consenso presso quella pletora di soggetti che considera i botti di Capodanno come l’ottavo flagello biblico inflitto ai quadrupedi.

Il carattere puramente formale di queste ordinanze è dimostrato dai fatti. Nei Comuni che si dichiarano ligi alla tutela della “tranquillità acustica dei pelosi”, oltre all’emanazione del divieto, non viene messo in campo alcun controllo serio. Come abbiamo potuto ampiamente constatare anche sul territorio biellese, la notte di Capodanno è stata accompagnata da un rilevante spettacolo pirotecnico. Eppure, a oggi, non risulta che sia stata elevata neppure una contravvenzione, nonostante i toni minacciosi delle ordinanze sindacali.

Uso il condizionale, perché ufficialmente nulla è dato sapere, ma se vale la regola degli anni passati, anche questa volta il risultato sarà il solito: un nulla di fatto.

Le vere vittime di questi provvedimenti sono, paradossalmente, solo gli esercenti che vendono materiale pirotecnico. In presenza di un’ordinanza di divieto, qualche cittadino rinuncia all’acquisto, e chi ne paga le conseguenze sono operatori che lavorano legalmente, pagano regolarmente le imposte e che ogni anno si ritrovano a subire questa vessazione, senza alcuna reale utilità per la collettività.

Non sono un amante dei fuochi d’artificio, ma è innegabile che si tratti di una tradizione radicata e difficilmente estirpabile. Viene inoltre spontaneo chiedersi perché analoghi provvedimenti non vengano estesi all’intero arco dell’anno e perché la stessa attenzione “animalista” svanisca quando gli spettacoli pirotecnici sono legati a feste patronali, sagre e tradizioni popolari che si ripetono da decenni con il beneplacito delle amministrazioni.

Alla luce di ciò che accade realmente, la domanda è inevitabile: perché continuare a emanare ordinanze che nessuno fa rispettare? Un’ordinanza priva di controlli non serve a nulla. Fa fare una pessima figura a chi la firma, delude chi sperava in un silenzio assoluto la notte di Capodanno e irrita chi vorrebbe festeggiare, costretto solo sulla carta a sentirsi “fuorilegge”, quando nella realtà dei fatti non lo è affatto.

Se una tradizione esiste ed è tollerata per undici mesi l’anno, perché le pressioni animaliste devono portare a un provvedimento simbolico, inefficace e ipocrita, che tutti sanno non produrrà alcun risultato concreto?

Un’ordinanza che non viene rispettata è solo carta straccia. E, soprattutto, non tutela né gli animali né la credibilità delle istituzioni.

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2 Commenti

1 Commento

  1. .Bruno

    5 Gennaio 2026 at 16:13

    infatti è un ordinanza mai rispettata tanto vale firmarla per fare vedere che si ha amore verso gli animali o per raccogliere solo consenso sempre propaganda

  2. Ettore

    6 Gennaio 2026 at 8:19

    Infatti, lasciamo che la gente festeggi come vuole. Il resto non ha alcuna importanza.

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