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Alberto Gilardino si racconta

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Un calciatore che non è solo un fuoriclasse. E’ anche un ragazzo dal cuore grande. Per lui altruismo e solidarietà sono parole che hanno un peso e guidano le azioni della sua vita.

Ha cominciato un po' come tutti i bambini. A due anni. Pallone stretto tra le mani, occhi pieni di eccitazione e quella frase ripetuta migliaia di volte: “Dai, dai, papà, vieni. Andiamo a giocare”. Papà Gianfranco non si è mai tirato indietro, assecondando la gioia di su figlio. E quel piccolo calciatore  ben presto ha mostrato al mondo le sue doti eccezionali. Ma Alberto Gilardino non è solo un fuoriclasse. E' anche un ragazzo dal cuore grande. Per lui altruismo  e solidarietà sono parole che hanno un peso e guidano le azioni della sua vita. Proprio per questo verrà premiato con l'Orso d'Oro. Il riconoscimento gli verrà consegnato lunedì 11 novembre durante la cerimonia che si svolgerà al Teatro Odeon di Biella.
 Chi è Alberto Gilardino?
Sono nato a Biella il 5 luglio 1982, ho frequentato le scuole a Cossato sino alle medie inferiori, dopodiché  ho conseguito  la maturità in chimica/biologia all'istituto Leonardo Da Vinci di Piacenza.
Per me lo sport è sempre stato importante. Ho praticato nuoto, un po' di sci e  iniziato a capire il valore del sacrificio andando in montagna (indimenticabili sono state alcune escursioni fatte sulle montagne biellesi – ndr.) con mio padre, lo zio e  i cugini. Ma è stato il calcio lo sport con il quale ho avuto da subito un grande feeling e le prime soddisfazioni. Ho iniziato nella società Splendor, poi  a dodici anni la Biellese, allora allenata da Luca Prina (attuale allenatore dell'Entella  – ndr.) che mi ha voluto con loro. Per me è stato un anno di grandi soddisfazioni personali e di squadra e grazie al mister e l'età giusta per assimilare i primi insegnamenti tattici e tecnici. Durante questo periodo favoloso, alcune società mi avevano visionato e la nostra scelta, mia e dei miei genitori, è stata per il Piacenza. Anche perché a Piacenza c'era mister Braghin che allenava la primavera e i miei genitori potevano contare su un riferimento locale (Braghin abitava e abita tuttora a Cossato – ndr). A Piacenza ho fatto tre anni importanti sotto il profilo calcistico e umano. Avevo 14 anni e dovevo gestirmi la giornata, con la scuola al mattino e gli allenamenti al pomeriggio. Al venerdì sera mi raggiungevano i miei genitori, con i quali passavo il weekend in albergo. Sono stati anni difficili anche  per i miei: essendo figlio unico è facile immaginare cosa hanno vissuto.
Con il Piacenza (in panchina c'era Braghin) ho esordito in serie A il 6 febbraio del 2000 contro il Milan. A fine campionato passai al Verona sino al 2002. Dal 2002 al 2005 al Parma, dal 2005 al 2008 Milan, dal 2008 al 2012 Fiorentina, dal 2012 al 2013 Bologna ed oggi sono a Genova.      


 Quando si è accorto che sarebbe diventato un calciatore di fama mondiale?
I primi segnali li ho avuti durante le partite di Champions con il Milan e soprattutto in Nazionale con la conquista della Coppa del mondo 2006.

 Cosa può dire ai ragazzi che vorrebbero intraprendere la sua carriera?
Dopo tanti anni di calcio posso affermare che chi si avvicina a questo sport ,come immagino per ogni altra attività agonistica, deve mantenere la passione, il carattere e la voglia di mettersi sempre in discussione.

Alberto Gilardino oggi è un grande campione di cui tutti conoscono le doti sportive. Un po' meno si sa della sua propensione ad aiutare gli altri, soprattutto chi ha avuto meno fortuna di lui. Può raccontarci questo Alberto?
Fare pubblicità su queste cose credo  sia indelicato. Per quanto mi riguarda quando faccio beneficenza, voglio sapere la destinazione finale del contributo, in modo tale che ci sia un concreto risultato.

 Lei è molto legato alle sue radici. A Cossato ha trascorso la sua gioventù. Quali sono i ricordi più belli che conserva di quegli anni?
Avevo diversi amici sia nell'ambiente scolastico che sportivo. Fortunatamente l'era dei computer non aveva la dimensione attuale e quindi la mia gioventù l'ho passata all'oratorio di Cossato giocando, tanto per cambiare a calcetto, andando in bicicletta e divertendomi con i miei amici . 

Ha anche donato un campo da calcio in frazione Masseria. Che significato ha questo regalo?
E' stata una donazione naturale avendo come riferimento il mio paese d'origine. Ho saputo che ultimamente versa in cattive condizioni, la cosa mi dispiace moltissimo. Mi auguro che i responsabili intervengano nel modo più efficace possibile.

Nonostante i suoi numerosi impegni riesce a fare visita ai suoi genitori. Che rapporto c'è con loro?
Ultimamente mi è difficile venire a Cossato, ma sono i miei genitori che ci raggiungono dove siamo. Con l'età e le responsabilità famigliari ovviamente il rapporto con i miei si è modificato, ma l'affetto e la riconoscenza per quello che hanno fatto per me sarà sempre nel mio cuore.
Conserva amicizie nel suo paese d'origine?
Con il poco tempo a disposizione, la famiglia è la mia priorità. Con alcuni amici ci sentiamo ancora telefonicamente e ci vediamo quando possibile.

Spesso quando si raggiunge il successo si tende a dimenticare le persone che, con il loro sacrificio, hanno contribuito a rendere grande una persona. Non è il suo caso. Lei è grato a qualcuno in modo particolare?
Nel mio percorso ho incontrato persone che mi hanno aiutato in modo disinteressato. Mi ricordo la professoressa Cattivelli di Piacenza, la quale aveva capito le mie difficoltà di abbinare studio e sport, mi aiutò a superare momenti difficili. Nello sport sicuramente sono stati determinanti nei tempi e modi diversi i mister Prina e Braghin.

Alberto Gilardino è un campione anche nella vita. Ha una bella moglie e tre splendide bambine. Come si giudica come uomo, marito e papà?
Come marito devo ringraziare mia moglie per la pazienza che deve avere quando le cose vanno meno bene e quindi il morale non è alle stelle .
Penso di essere un marito premuroso e attento alle piccole cose. Come padre sono felicissimo delle mie tre figlie ,sono adorabili! Per via del mio carattere, sono e sarò ancora di più un padre apprensivo. Per fortuna equilibriamo il tutto con mia moglie, essendo lei meno ansiosa.
Elisabetta Ferrari