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Vittorio Musso di Meter: “Cinesi e tedeschi continuano a produrre e ci portano via i clienti»

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Vittorio Musso di Meter: “Cinesi e tedeschi
continuano a produrre e ci portano via i clienti»

«E’ una lotta contro il tempo. Se infatti quando il sistema produttivo ripartirà, non ci sarà più lavoro per noi, lo scenario diventerà drammatico. Temo che troppe persone, tra i politici, ma non solo, oggi non lo capiscano». Ha le idee come al solito molto chiare l’imprenditore biellese Vittorio Musso, titolare della Meter, azienda che produce cuscinetti a sfera con quattro stabilimenti tra Italia, Germania, Stati Uniti e Cina. Circa 300 i dipendenti, oltre la metà dei quali sono nella sede di Robassomero vicino a Torino, molti dei quali biellesi.

In che senso, ci spieghi.
Semplice. Oggi possiamo tenere aperti solo certi reparti, per alcune produzioni, quelle cioè ritenute essenziali. Diciamo quindi che siamo al 40% delle nostre possibilità. Quello che non possiamo produrre, però, viene prodotto in altre parti del mondo e venduto alle aziende con cui noi storicamente lavoravamo. Quindi, banalmente, quando tutto ripartirà ci troveremo nel serio rischio di aver perso commesse e significative quote di mercato perché noi eravamo bloccati e altre aziende (tedesche e cinesi) invece hanno lavorato e venduto. Inutile spiegare che queste nostre aziende concorrenti, oggi, cercano di firmare accordi industriali per forniture spalmante nel lungo periodo. In modo da consolidare appalti importanti. Il tutto a nostro danno.

Conseguenze, per voi…
Ristrutturazioni.

Che vuol dire licenziamenti…
Nel 2021 compiremo quarant’anni di attività. In tutti questi anni non abbiamo mai licenziato nessuno. Siamo sempre cresciuti in Italia pur aprendo produzioni all’estero. Abbiamo sempre dato più lavoro. Siamo un’azienda internazionale, ma il nostro cuore e qui. Ma se ad un certo punto mancano i clienti ed il lavoro, cosa possiamo fare? Questo continua ad essere il punto… Un’azienda può lavorare e portare i margini a zero per resistere, ma deve lavorare. Se si ferma il flusso produttivo e di vendita, nessuna impresa può resistere. Questo non significa mettere in secondo piano gli effetti devastanti di questo virus, ma valutare possibili alternative per evitare davvero la fine di un economia. Perché in Germania il consumo di energia si è ridotto del 6% e in Italia di più del 50%?.

Come stiamo gestendo questa crisi?
Nessuno poteva prevedere quest’emergenza sanitaria. Ma come la si affronta fa la differenza tra un Paese moderno e un Paese prigioniero della burocrazia e di una classe politica che dimostra tutti i sui limiti.

Che perdite avete avuto?
Dal mese di marzo abbiamo iniziato a registrare un sensibile calo del fatturato ma è stato un mese non ancora negativo, perché l’emergenza “Coronavirus” è esplosa il 10 marzo e solo nei giorni successivi sono state imposte le chiusure alle aziende. Ad aprile l’andamento prevede un crollo del 60% delle nostre produzioni, non perché mancano gli ordini, bensì perché non possiamo produrre al 100%. E andando avanti di questo passo, non oso immaginare.

Qual è il vostro fatturato, del 2019?
Il fatturato consolidato è stato di circa 60 milioni di euro.

L’operato del governo non le piace.
Non faccio politica. Giudico i fatti. Ad oggi non vedo lo scatto di una classe politica che reagisce all’emergenza con programmi chiari e visioni complessive del problema.

Oggi quanti suoi dipendenti sono in cassa integrazione?
A Torino dove abbiamo lo stabilimento più grande ci sono 155 dipendenti. Per la maggior parte di loro stiamo adottando cassa integrazione e smaltimento ferie pregresse. Cassa integrazione che doppiamo anticipare noi, con ben poche certezze su quanto recupereremo questi soldi.

E arriviamo al tema dell’accesso al credito, non facile.
Assolutamente no. Se non paghi i muti, rischi di essere segnalato al sistema centrale bancario. Ma se non produci e non vendi, dove trovi i soldi? E’ davvero semplice, nella sua drammaticità, il quadro per le imprese. Soprattutto quelle piccole o medie. Ma pensiamo anche alle piccole aziende, agli artigiani, ai commercianti.

Sulla sicurezza e la salute, siamo tutti d’accordo che si tratti di priorità.
Priorità assolute. Io chiedo di poter tenere aperta l’azienda, nella piena garanzia di tutte le persone che ci lavorano dentro. Su questo fronte bisogna impegnarsi, tutti, trovando soluzioni. Chiudere tutto non mi pare una soluzione, mentre il resto del mondo si attrezza. Quindi dico sì a mascherine, distanze di sicurezza, igiene, protezioni e tutto quello che serve. Subito, però, senza aspettare un minuto di più.

Martedì c’è il nuovo decreto del premier Conte.
Lo aspetto con grande ansia, come tanti imprenditori e lavoratori. Speriamo non ci deluda.
Paolo La Bua

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