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Polemiche per l’eventuale apertura della caccia allo stambecco nel Gran Paradiso

E’ il simbolo del parco nazionale più antico d’Italia

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Polemiche per l’eventuale apertura della caccia allo stambecco nel Gran Paradiso. E’ il simbolo del parco nazionale più antico d’Italia.

Polemiche per l’eventuale apertura della caccia allo stambecco nel Gran Paradiso

La proposta di inserire lo stambecco tra le specie cacciabili accende il dibattito politico e ambientalista. L’allarme viene lanciato da Alberto Avetta, consigliere regionale del Partito Democratico in Piemonte. Che ha depositato un’interrogazione ufficiale per fare chiarezza sulla posizione della Giunta Cirio rispetto al controverso emendamento al DDL Malan in discussione al Senato. Se approvata, la norma aprirebbe alla possibilità di cacciare l’animale.

L’attacco del consigliere Avetta è frontale e mira a difendere l’identità stessa dell’area protetta piemontese e valdostana. «Lo stambecco, che oggi la destra vorrebbe inserire tra le specie cacciabili, è esattamente la ragione per cui esiste il più antico parco nazionale italiano. Senza lo stambecco non esisterebbe il Parco Nazionale del Gran Paradiso. E’ il suo simbolo, la sua ragione storica e culturale». Secondo l’esponente del PD, trasformare questa specie protetta in un potenziale bersaglio significa snaturare la missione dell’area. Da oasi naturale amata da scienziati e turisti, il Parco rischierebbe di trasformarsi in una riserva di caccia.

Rischi per la biodiversità

Il successo del modello Gran Paradiso è dimostrato dai numeri, ma l’equilibrio resta delicato. Ad oggi si contano circa 15mila esemplari sul versante alpino italiano. Un risultato eccezionale, grazie a decenni di rigide polistiche di tutela che hanno salvato l’animale dall’estinzione.

L’apertura dell’attività venatoria, denuncia Avetta, rischia di vanificare gli sforzi decennali di conservazione portati avanti dall’ente Parco. Oltre che danneggiare l’indotto turistico legato all’osservazione della fauna selvatica e creare un precedente pericoloso per la gestione delle specie protette a livello nazionale.

“La Regione esca dal silenzio”, esorta Avetta con il nodo politico si sposta a Piazza Castello. Con l’interrogazione presentata, Avetta chiede alla Regione Piemonte di fare immediata chiarezza sul proprio eventuale coinvolgimento nella stesura dell’emendamento.

Due gli scenari ipotizzati dal consigliere. La Regione è stata coinvolta nel percorso legislativo che ha portato il testo in Senato o l’emendamento è stato presentato all’insaputa della Giunta. «In ogni caso – conclude Avetta – il presidente Alberto Cirio non può fare finta di nulla. La Regione Piemonte deve assumere una posizione netta e aprire una discussione urgente nelle Commissioni consiliari competenti. È fondamentale approfondire con estrema attenzione l’opportunità di questa scelta e valutare le pesanti ricadute che avrebbe sul patrimonio faunistico del territorio».
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