CircondarioCronaca
Cadavere fatto a pezzi in casa di una insegnante
Le indagini sono partite dopo la denuncia di una madre: tre le persone fermate
Cadavere fatto a pezzi in casa di una insegnante. Un episodio di inaudita violenza, per il quale sono state fermate tre persone, un uomo e due donne.
Cadavere fatto a pezzi
«Mio figlio ha fatto del male a qualcuno». Intorno alle 23 di giovedì 24 settembre è arrivata questa telefonata al 112. Questa segnalazione ha portato alla macabra scoperta.
A casa della donna, in via Duino, nel quartiere di Mirafiori Sud, a Torino, è dunque arrivata la polizia. E’ stato lo stesso figlio 26enne a spiegare agli agenti quanto anticipato dalla mamma. Senza mezzi termini: «Ho ucciso un uomo nel suo appartamento, in via Gulli 46. Una rapina è finita male».
Le volanti si recano dunque nell’appartamento indicato dal giovane, in Borgo Vittoria, di proprietà di una professoressa di 47 anni, Nicole Formichetti, originaria di Rieti. Una volta entrati, gli agenti hanno avvertito un odore acre e nel bagno si sono trovati di fronte a una scena raccapricciante: il corpo fatto a pezzi di un uomo. Alcuni parti del cadavere erano nascoste in sacchi neri, altri in secchi con cemento a presa rapida, mentre in un altro secchio erano presenti alcuni coltelli.
Gli accertamenti
Le indagini della scientifica e della squadra mobile permettono di risalire al nome della vittima: il 39enne Fabio Colapietro, residente a Settimo Torinese.
Da capire come mai si trovasse nell’abitazione di un’altra persona, appunto l’insegnante di italiano della scuola media di Ciriè. Professoressa peraltro assente in queste settimane alle lezioni per motivi personali e invisa agli altri coinquilini del condominio per le sue abitudini. I vicini parlano di alcol e via vai di persone dall’appartamento.
La procura ha disposto il fermo di tre persone. Il giovane di 26 anni, la cui posizione è la più complicata: è accusato di omicidio e soppressione di cadavere. Poi una 22enne italo-filippina e la stessa professoressa, per loro l’accusa è di favoreggiamento e concorso nella soppressione del cadavere.
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