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Mettiamo il lupo al posto dell’orso nello stemma di Biella

Sale & pepe, la rubrica di Luigi Apicella

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Che “due Bali” – facendo un attimo il verso al vertice del G20 in Indonesia di questi giorni – potrebbe essere il titolo giusto per commentare le ultime vicende biellesi sull’isolamento territoriale e sulle carenze strutturali ribadite da un’indagine di Unioncamere. Che due “Bali” perché il problema dei collegamenti è una storia infinita, irrisolta da decenni, che ci pone – secondo l’indagine – al 100 posto su 107 province – in termini di collegamenti.

Una maglia nera a tutti gli effetti che rischia di rimanere tale anche per i prossimi anni con Pedemontana e/o Peduncolo da sempre nel libro dei sogni. O meglio degli incubi di un territorio intero che, per decenni, ha dovuto fare i conti con il problema politico legato a questo tema: il peduncolo (Carisio) era e resta di destra, l’allacciamento alla A 26 (Romagnano-Ghemme) era e resta di sinistra.

Se questo è stato l’approccio ideologico – ed in realtà è andata proprio così – non c’è da stupirsi se, nel 2022 come territorio, siamo ancora a piedi. Non è un caso poi se, in questo isolamento frutto di tutte le politiche inconcludenti e parolaie che si sono succedute nei decenni – due splendidi lupi ci sono venuti a trovare nei pressi del Palasarselli di Chiavazza. Avessimo avvistato dei cinghiali sarebbe stato curioso ma nulla più, trattandosi di lupi, pure in coppia, mi piace pensare sia un segno dei tempi da interpretare attentamente, anche al di là dell’isolamento.

I fatti accaduti la settimana scorsa in consiglio comunale, con la maggioranza che ormai non esiste più e con la Lega che di fatto “manda sotto” il suo sindaco sulla questione supermercato di Chiavazza, sono forse il primo segnale che “il recinto” in cui la politica biellese è stata compressa sotto il mandato di Corradino e soci si sia definitivamente rotto, aprendo così il campo a nuove “incursioni” che possono ricordare le doti predatorie del lupo.

Staremo a vedere quando in maggioranza si aprirà la stagione della caccia alle poltrone e quando – in questi scenari politico/amministrativi anche un po’ naturalistici stile “natura selvaggia” – l’opposizione vorrà finalmente uscire dal letargo di questi mesi facendo sentire la propria voce, oltre al semplice fatto di gridare qua e là “al lupo al lupo” senza mai fare nulla di concreto (o anche di dimostrativo per intenderci…).

Ma si sa il lupo perde il pelo ma non il vizio e, per questo, non mi sento di scrivere la parola fine sulle tante vicende qui narrate di cui sono certo troveremo, purtroppo, altre puntate da raccontare. Per portarci avanti, potremmo intanto attivarci con un referendum per cambiare il simbolo della nostra città: dall’amato orso al più pragmatico lupo il passo potrebbe essere breve e decisivo.

Chissà mai che non si riesca, lavorando in branco ovvio, a trasformare Biella da landa desolata a oasi naturalistica da tornare a vivere e da far visitare. Con azioni concrete, senza continuare ad ululare alla luna in maniera inconcludente.
Luigi Apicella

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