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Sardi a Biella tra motori e memoria: il viaggio identitario di Manuel Concas
La storia del pilota di kart trentenne, nato a Biella, con lo sguardo rivolto lontano, verso quell’isola che vive dentro di lui: la Sardegna
C’è un filo sottile ma tenace che lega le storie individuali alle radici collettive, ed è il filo della conoscenza: sapere da dove si viene per comprendere dove si sta andando. È su questo tracciato, fatto di memoria e di futuro, che si muove la storia di Manuel Concas, trent’anni, nato a Biella, con lo sguardo rivolto lontano, verso quell’isola che vive dentro di lui come una bussola silenziosa: la Sardegna.
La sua è una passione che corre veloce, alimentata dal rombo dei motori e da un desiderio mai sopito di mettersi alla prova. Manuel è un agonista di go-kart, disciplina che riunisce atleti di ogni età, dagli otto ai sessant’anni, in un confronto continuo tra tecnica, istinto e determinazione. Una passione nata da bambino e cresciuta con lui, nutrita anche da un percorso formativo concreto: gli studi al Centro di Formazione Professionale dei Salesiani di Don Bosco a Vigliano Biellese, dove ha conseguito la qualifica di operatore meccanico costruttore. Non solo teoria, ma mani sporche di grasso e occhi attenti ai dettagli, fino alla scelta di acquistare un go-kart usato e riportarlo a nuova vita con pazienza e competenza.
Da due anni gareggia nel campionato Motorsport sulla pista di Ottobiano (PV), dopo aver attraversato esperienze sportive diverse, dalle arti marziali – con la pratica della Muay Thai e anche ruoli organizzativi – fino alle competizioni su pista. “Mi piacciono le sfide, devo continuamente reinventarmi. Lo sport per me è una bolla di serenità”, racconta, senza nascondere la severità con cui giudica se stesso quando i risultati non arrivano. E mentre sorride, mostra la mano destra segnata da un grave incidente stradale, avvenuto quando era poco più che maggiorenne, per strada mentre correva a Cossato con il suo scooter: un evento che ha inciso profondamente sulle sue scelte di vita, senza però spegnere la sua voglia di andare avanti.
La quotidianità è fatta anche di lavoro, quello in fonderia, duro e concreto, dal quale Manuel ritaglia spazi di libertà per coltivare le sue passioni. Ma è nel cuore che custodisce il suo vero approdo: la Sardegna. Lo racconta senza bisogno di parole, mostrando con orgoglio il tatuaggio sul braccio sinistro, i Quattro Mori racchiusi nel profilo dell’isola. Un segno indelebile, come l’identità che porta con sé.
Figlio di una storia migrante, Manuel affonda le sue radici in un percorso familiare che attraversa il Novecento. Il nonno Luigi, emigrato negli anni Settanta con la moglie Mariolina Murgia e il figlio Vittorio di appena 5 anni, da subito operaio alla Lancia di Torino, ha costruito nel Biellese una nuova vita. Dopo il trasferimento a Cossato, oggi papà è stimato fuochista in una tintoria di Quaregna. Le origini affondano tra Samassi e Serramanna, dove il bisnonno omonimo di babbo portava avanti una fabbrica di piastrelle: frammenti di una Sardegna operosa, capace di reinventarsi anche lontano dalla propria terra.
E proprio questa appartenenza “dell’altrove” si traduce in un bisogno costante di ritorno. Manuel, ogni volta che può, vola verso Cagliari, spesso con viaggi brevi e intensi, alla ricerca di quell’energia che solo la sua isola sa restituire. Sono viaggi rapidi, dettati anche dai costi e dai tempi, ma profondi come immersioni nella memoria e nella contemporaneità giovanile sarda. Poi, il ritorno in continente, con una consapevolezza rinnovata.
Da anni vive in autonomia, seguendo il proprio percorso con determinazione. È motivo di orgoglio per la sua famiglia: per i genitori, per la zia Donatella, attiva nel commercio a Cossato, e per la sorella Federica, più giovane di sette anni, studentessa di chimica all’Università degli Studi del Piemonte Orientale e lavoratrice instancabile, esempio di una generazione che studia e si costruisce il futuro con sacrificio.
In questo intreccio di esperienze, sport, lavoro e identità, trova spazio anche la dimensione comunitaria. Socio del Circolo Culturale Sardo “Su Nuraghe”, Manuel è stato invitato a raccontarsi, a condividere il proprio percorso con la comunità. Non un semplice racconto personale, ma un passaggio di testimone: perché è proprio attraverso la conoscenza, la narrazione e l’ascolto che si costruiscono i ponti tra le generazioni.
Nel cuore di questa “casa dell’anima”, Manuel non è solo un atleta o un lavoratore, ma un tassello di una storia più grande, quella di una comunità che continua a riconoscersi e a rinnovarsi. E in quel racconto, fatto di motori, radici e sogni, si ritrova il senso più profondo dell’appartenenza: sapere chi si è, per poter diventare ciò che si vuole essere.
Battista Saiu
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