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Quella vergognosa strage di faggi a Oropa e di pini a Camandona – FOTOGALLERY

L’ambientalista Daniele Gamba: «Sono questi i risultati dello sfruttamento indiscriminato dei boschi»

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“Scempi ambientali” che stanno provocando le proteste via social di numerosi amanti della natura. In effetti, come dimostrano le immagini pubblicate a corredo dell’articolo, quello che è rimasto a Camandona è un paesaggio tutt’altro che invitante. Per capire le ragioni di questi interventi abbiamo chiesto lumi a Legambiente Biella da sempre in prima linea contro gli abbattimenti selvaggi.

«Purtroppo si tratta di operazioni – spiega Daniele Gamba – che sono previste nel piano redatto a suo tempo dalla Regione Piemonte e che vengono attuate dando comunicazione ai competenti enti territoriali. Una volta la cosiddetta “coltivazione del bosco” avveniva da parte dei proprietario di piccoli appezzamenti di terreno attraverso l’abbattimento di un numero limitato di piante. Da qualche anno invece si è passati a un vero e proprio sfruttamento industriale che comporta la distruzione di un gran numero di essenze com’è accaduto in questi giorni non solo a Camandona. Ad esempio, un’altra zona inserita nel piano regionale è il faggeto che si trova lungo la strada di Oropa, sopra la vecchia linea ferroviaria. Oppure, come abbiamo denunciato più volte, ogni anno la dichiarata necessità di abbattere le piante situate lungo le strade provinciali comporta interventi analoghi».

Lo sfruttamento intensivo del bosco ha come sempre ragioni economiche. «A parte il legno pregiato che ha un proprio commercio, la stragrande maggioranza del legno così ricavato viene utilizzato per alimentare le caldaie necessarie alla produzione di energia elettrica, produzione che gode di contributi pubblici e quindi particolarmente remunerativa. Le società che operano nel settore, presenti anche nel Biellese, hanno dunque la continua necessità di alimentare i propri impianti».

«Una volta ottenute le necessarie autorizzazioni – continua Daniele Gamba – da un punto di vista dei risultati d’impresa i loro interventi non possono essere limitati a piccoli lotti frammentati come avveniva in passato, circostanza che non renderebbe vantaggioso l’impiego di uomini e macchinari, ma su zone di terreno molto più estese».

Ma chi controlla l’operato di queste aziende? «Questa è una bella domanda, in teoria il controllo sulla quantità di alberi abbattuti spetterebbe all’ex Corpo forestale. Quanto sia il numero dei controlli effettivamente attivati però non lo sappiamo».

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