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Le Rsa biellesi unite in un’associazione: «Sono molto favorevole»
L’ex primario di geriatria degli Infermi Debernardi commenta la nascita di Arbi
Le Rsa biellesi unite in un’associazione. «Invecchiamo sempre di più. Ma il punto è un altro». Esordisce con queste parole il dottor Bernardino Debernardi quando si parla di terza età nel 2026.
Le Rsa biellesi unite in un’associazione
73 anni, medico è l’ex primario di geriatria all’ospedale di Biella dal 2006 al 2016.
Dottor Debernardi qual è questo “punto”?
La qualità dell’invecchiamento delle persone, ovviamente. I dati parlano chiaro. Le donne arrivano, in Italia e nel Biellese, agli 85 anni e gli uomini a 80. Dati impensabili un tempo. La questione appunto è come ci si arriva a queste età e come si vive una volta diventati anziani o molto anziani. Sempre i dati scientifici ci dicono che dopo i 58 anni si deve convivere con una o più patologie. Quindi il tema dei servizi alla persona è centrale, tanto nel Paese quanto nel nostro territorio.
La notizia del giorno è l’alleanza di una serie di RSA con la creazione dell’associazione Arbi. Cosa ne pensa?
Sono molto favorevole e non solo da adesso. E’ evidente che piccole strutture fatichino a garantire servizi adeguati e costi accessibili. Non vedo di buon occhio certe mega cooperative o società, ma una serie di collaborazioni tra realtà consolidate nel territorio può rappresentare un passo avanti.
Le rette sono spesso insostenibili. E’ così?
E’ un approccio che un po’ esula dalle mie competenze. Provocatoriamente potrei dire: rette troppo alte o pensioni troppo basse? Detto ciò, sapendo un po’ in che mondo viviamo, è evidente che garantire qualità ed efficienza abbia dei costi. E che sia inaccettabile che solo anziani con Isee molto bassi possano accedere a determinati servizi.
Statistiche recenti ci fotografano come un territorio sempre più anziano.
Vero. Non esistono comunque solo le RSA. In giro per l’Italia e il mondo ci sono anche esperimenti interessanti. In Emilia hanno sperimentato la “badante di condominio”… Un lavoratore o una lavoratrice assiste e aiuta più persone, con esigenze e situazioni diverse. Certo, ci sono problemi burocratici e contrattuali… Ma di nuovo, non sono temi di mia competenza. La trovo una buona idea, per combattere la solitudine. Una vera e propria emergenza, per gli anziani.
In che senso?
La solitudine aumenta del 30 per cento i casi di decesso.
Addirittura?
Se una persona ha un infarto e si trova da sola in casa… Se un anziano cade e non c’è nessuno cui chiedere aiuto… Mica lo dico io, sono i numeri e le statistiche ufficiali a confermarlo. Ecco quindi che sono positivi anche i tentativi di co-residenza. Cioè abitazioni private che condividono spazi comuni, con personale addetto all’assistenza e all’aiuto a più persone.
Capitolo prevenzione?
Fondamentale. E’ un tema che vale per le amministrazioni pubbliche e per i cittadini. Nel senso che lo sport, le cure e la socialità aiutano le persone, sempre. Quindi stili di vita sani migliorano il tipo di invecchiamento, rendendolo meno aggressivo e per molti versi attivo. Bene quindi i Centri sociali e d’incontro, con le loro attività. Ci sono malattie degenerative, croniche e spesso gravi i cui effetti possono essere mitigati. Negli anni di passi avanti ne sono stati fatti. E’ innegabile. In passato c’era la famiglia o il ricovero. Oggi le alternative esistono, ma non sono per tutti. La qualità della vita degli anziani, l’assistenza e la cura mi paiono sfide fondamentali per il futuro. Di tutti.
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