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Economia, nel 2026 sarà Biella la locomotiva del Piemonte
Biella con un +0,90 per cento si piazza quarta a livello nazionale
Economia, nel 2026 sarà Biella la locomotiva del Piemonte.
Economia, nel 2026 sarà Biella la locomotiva del Piemonte
Il 2026 non sarà l’anno della svolta per l’economia italiana. Le previsioni dell’Ufficio studi della Cgia, costruite sui dati Istat e sulle stime Prometeia, descrivono un Paese che marcia, ma con il fiato corto. Il Pil nominale supererà i 2.300 miliardi di euro, 66 miliardi in più rispetto al 2025, mentre la crescita reale si fermerà allo 0,7 per cento, appena sopra lo zero virgola dell’anno precedente.
Il quadro territoriale resta segnato da divari profondi. Il Nord Est (+0,72) e il Nord Ovest (+0,71) continuano a correre più del resto del Paese, seguiti dal Centro (+0,68), mentre il Mezzogiorno si ferma allo 0,51 per cento. A livello regionale l’Emilia-Romagna traina diventando, per usare l’abusata metafora, la nuova locomotiva, scalzando il Veneto, seguita dal Lazio.
In questo contesto che il Piemonte si colloca al terzo posto nazionale, con una crescita prevista del +0,74 per cento, superiore alla media italiana (+0,66) e davanti a regioni storicamente più dinamiche come Veneto e Toscana. Non un exploit, ma un segnale chiaro di tenuta dentro un’Italia che fatica a trovare slancio.
A livello provinciale, Torino si conferma il baricentro economico regionale. Con una crescita prevista del +0,83 per cento, il capoluogo piemontese entra nella top ten nazionale, collocandosi al decimo posto tra le 107 province monitorate.
Il dato che colpisce di più arriva da Biella, che con un +0,90 per cento si piazza quarta a livello nazionale. Un risultato che racconta di un territorio capace di reinventarsi, puntando su specializzazione produttiva, qualità manifatturiera e adattamento ai mercati. In un’Italia che cresce poco, l’ex capitale del tessile diventa uno dei casi simbolo di come la dimensione non sia tutto e di come i distretti, se ben strutturati, possano ancora dire la loro.
Subito dietro si collocano Asti e Novara. La città del Palio cresce del +0,78 per cento, collocandosi nella fascia alta della classifica nazionale, mentre Novara segna un +0,71, in linea con il Nord-Ovest e sopra la media italiana. Due province che non brillano per exploit, ma che mostrano una solidità di fondo, sostenuta da agroindustria, logistica e manifattura leggera, capaci di garantire continuità anche in una fase di rallentamento.
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Ci.Di.
8 Gennaio 2026 at 12:01
mah…tutto questo reddito come si genererà?
dalle fabbriche chiuse, dai collegamenti ferroviari pessimi o dall’autostrada inesistente ?!?!?
e non siamo nemmeno in periodo elettorale che vince chi la spara più grossa…
la famosa Adunata avrebbe potuto essere un volano…avrebbe…
.Bruno
8 Gennaio 2026 at 13:35
per me è propaganda non vedo tutta questa crescita nel biellese tra aziende in crisi e negozi che chiudono la speranza è un sogno da avverare , tutto da rivedere
Marco
9 Gennaio 2026 at 8:07
Ecco le preziose opinioni dei prestigiosi economisti, laureati alla scuola del “secondo me”. Meno male che ci siete voi.