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Dentro la guerra con sguardo umano

Il reporter biellese Ivo Bonato è stato premiato a Roma

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Dentro la guerra con sguardo umano. C’è chi gli orrori dei combattimenti li racconta con le parole e chi li fissa negli occhi del mondo, un’inquadratura alla volta. Ivo Bonato, fotoreporter e cameraman biellese, appartiene a questa seconda categoria. Quella dei testimoni silenziosi ma indispensabili, che entrano nella storia senza clamore, con una telecamera sulle spalle e il coraggio di restare.

Dentro la guerra con sguardo umano

Ed è proprio questo sguardo, attento e umano, ad avergli fatto conquistare un prestigioso riconoscimento a livello internazionale. Nel pomeriggio di giovedì scorso, nella suggestiva Sala della Regina di Palazzo Montecitorio, sede della Camera dei Deputati, ha ricevuto il Premio Internazionale Stand Man Award 2026. Un roconoscimento “per il suo grande impegno professionale, attento e sensibile a documentare l’attuale realtà in diversi teatri di guerra. Esponendosi anche al rischio della propria vita”. Una frase che racchiude oltre trent’anni di lavoro sul campo.

La sua carriera comincia nel 1992, con l’ingresso in Rai, dove si occupa a lungo di cronaca per il Tgr Piemonte. Un percorso che prosegue nella redazione di “Ambiente Italia” e successivamente in quella del Tgr Leonardo, esperienza che segna l’inizio delle prime trasferte all’estero. È con lo scoppio del conflitto in Ucraina che Bonato racconta la guerra e, successivamente, i Paesi attraversati dalla crisi in Medio Oriente. Libano, Siria, Israele, Iran, Iraq, solo per citarne alcuni.

«È stato un onore ricevere questo premio perché riconosce la sensibilità e il rispetto con cui, da sempre, cerco di raccontare la guerra e le sue storie – spiega Bonato -. Inoltre, quando si tratta di reportage si parla quasi sempre del giornalista, con nome e cognome, affiancato dal suo operatore. Quest’ultimo però resta spesso invisibile, come se fosse una professionalità minore. Avevo già ricevuto riconoscimenti in Rai, ma questo premio rende quel valore più evidente e ufficiale».

Emozione

Poi lo sguardo si allarga all’intera categoria. «Ho quasi 62 anni, sono a fine carriera. Questo riconoscimento non è solo per me, ma anche per coloro che oggi, soprattutto i più giovani, stanno facendo questo lavoro. È un premio che afferma un valore: non esiste più “il tal giornalista con il suo operatore”; esistono due professionisti, entrambi con un nome e un cognome».

Bonato non nasconde l’emozione appena vissuta. «Sono felice di aver ricevuto il premio da Lucia Goracci, con la quale lavoro da anni, e della presenza di Dino Gentile, con la fascia tricolore in rappresentanza del comune di Biella».

Infine, il pensiero va alle donne. «È un premio che nasce per loro e a loro voglio dedicarlo. A quelle che ho incontrato nel mio viaggio attraverso la guerra. Alle loro storie, che ho cercato di raccontare restando il più vicino possibile alla realtà. Sono loro le vere protagoniste dei miei viaggi. E naturalmente lo dedico anche alle donne che mi hanno sostenuto nella vita: mia moglie, mia figlia e oggi anche la mia nipotina».

La guerra, Bonato, continuerà a mostrarcela. «Pochi istanti prima di salire sul palco, una telefonata mi ha annunciato che lunedì mattina partirò per la Siria insieme a Lucia. Andremo in Kurdistan, a Kobane, per il Tg3. Racconteremo le donne combattenti e il conflitto dal loro punto di vista».
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