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Altro che ciliegi, guardate queste immagini della Baraggia

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Altro che ciliegi, guardate queste immagini della Baraggia

Le fotografie del lavoro di disboscamento, scattate da Michele D’Ottavio, mostrano la trasformazione della foresta per lasciare spazio alla nuova strada tra Masserano e Ghemme. Un’opera considerata strategica per il territorio, ma che riaccende il dibattito sul consumo di suolo

Sono immagini che colpiscono quelle scattate dal fotografo Michele D’Ottavio e pubblicate sui suoi canali social. Al centro degli scatti ci sono i cantieri della Pedemontana Piemontese, la nuova infrastruttura destinata a collegare Masserano, nel Biellese, con Ghemme, nel Novarese.

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Il fotografo Michele D’Ottavio

Avanzamento dei lavori

Le fotografie mostrano ampie porzioni di bosco abbattute e una lunga fascia di terreno che attraversa la Baraggia, uno degli ambienti naturali più caratteristici del Piemonte. Un paesaggio fatto di boschi e prati che, proprio in questi giorni segnati da temperature elevate e dal dibattito sugli effetti del cambiamento climatico, appare profondamente trasformato dall’avanzamento dei lavori.

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I cantieri degli stralci 1 e 2 sono partiti il 6 luglio 2026. Da allora, il disboscamento necessario alla realizzazione del tracciato ha reso immediatamente visibile la portata dell’intervento.

Il tema solleva inevitabilmente una domanda: quanto è coerente parlare di contrasto al cambiamento climatico e di necessità di aumentare il verde urbano mentre, contemporaneamente, vengono abbattute ampie superfici boschive per realizzare nuove infrastrutture?

Una questione che non mette necessariamente in discussione l’utilità della Pedemontana, ma evidenzia il conflitto tra due esigenze: da una parte la necessità di migliorare i collegamenti e la competitività del territorio, dall’altra la tutela del suolo e degli ecosistemi.

Un’opera attesa da decenni

La Pedemontana Piemontese nasce da un progetto molto più ambizioso concepito negli anni Settanta. L’obiettivo originario era creare un collegamento autostradale tra la A4 Torino-Milano, nei pressi di Santhià, e la A26 Genova-Gravellona Toce, passando per Biella.

Nel corso dei decenni il progetto è stato profondamente ridimensionato a causa degli elevati costi e delle difficoltà di sostenibilità economica. La versione oggi in costruzione prevede una strada extraurbana principale lunga circa 15 chilometri, destinata a collegare la SS758 a Masserano con la A26 a Ghemme.

La nuova arteria sarà composta da due carreggiate separate, con due corsie per senso di marcia, e sarà progettata secondo elevati standard di sicurezza.

Il percorso e gli svincoli

Il tracciato correrà a sud dell’attuale SP142, oggi caratterizzata da traffico intenso e attraversamenti urbani. Sono previsti quattro principali svincoli: Masserano, Roasio, Gattinara e Ghemme, dove la strada si collegherà direttamente all’autostrada A26.

L’infrastruttura interesserà i territori di Biella, Vercelli e Novara, attraversando i comuni di Masserano, Brusnengo, Roasio, Lozzolo, Gattinara, Romagnano Sesia e Ghemme.

Perché la Pedemontana è considerata strategica

Per Regione Piemonte e ANAS l’opera rappresenta un’infrastruttura fondamentale per migliorare la mobilità del quadrante nord-orientale della regione.

Tra gli obiettivi ci sono la riduzione dei tempi di percorrenza tra Biella e la rete autostradale, l’alleggerimento del traffico nei centri abitati attraversati dalla SP142, un miglioramento della sicurezza stradale e collegamenti più efficienti per imprese manifatturiere e logistiche.

Per il Biellese, territorio caratterizzato da una forte presenza industriale e da un’economia orientata all’export, l’accesso più rapido alla rete autostradale viene considerato un elemento importante per la competitività.

384 milioni di euro e un cantiere destinato a durare anni

Il progetto attuale prevede un investimento complessivo di circa 384,5 milioni di euro. I lavori sono affidati a Webuild attraverso la controllata Cossi Costruzioni.

Dopo un iter amministrativo durato oltre vent’anni, tra valutazioni ambientali, autorizzazioni e revisioni progettuali, i cantieri sono finalmente entrati nella fase operativa.

Ora, però, mentre la nuova strada prende forma, le immagini della Baraggia trasformata dai lavori riportano al centro una domanda destinata ad accompagnare l’opera fino alla sua conclusione: come conciliare lo sviluppo delle infrastrutture con la necessità, sempre più urgente, di proteggere il territorio e il patrimonio naturale?

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