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A 17 anni diventa Amica degli Alpini
Alessandra Tarino racconta la sua esperienza tra i valori delle penne nere e vede riconosciuto il suo grande lavoro
A 17 anni diventa Amica degli Alpini. E’ giovane, già agisce con vero spirito di solidarietà, sacrificio e fratellanza, come prevedono i valori fondanti dello spirito Alpino.
Lei è Alessandra Tarino, classe 2009, e ha conseguito il riconoscimento di Amica degli Alpini dal gruppo “Cossato-Quaregna”, ottenendo il caratteristico copricapo, la norvegese grigio-verde.
A 17 anni diventa Amica degli Alpini
Come ti sei avvicinata alle penne nere?
«Quando ero piccola andavo spesso alla loro grigliata estiva. In seguito, dopo il covid, avendo compiuto 13 anni, avevo chiesto a mio zio Sergio, all’epoca capogruppo, se potevo dare una mano, andando a servire ai tavoli. Mi sono avvicinata così, facendo amicizia. Avevo poi partecipato al raduno del Primo raggruppamento che si svolgeva a Ivrea. Mi era piaciuto tantissimo lo spirito che avevo trovato e, a seguire, anche il pranzo insieme era stato un bel momento. A 14 anni mi sono iscritta come aggregata, che è l’età minima consentita. E ho iniziato ad aiutare alle cene e all’allestimento dei gazebo in piazza per solidarietà».
Parlaci dello spirito alpino a cui ti sei affezionata
«Per me che sono giovane significa trasmettere tanti valori che nella mia età purtroppo stanno sparendo. Come l’importanza della solidarietà, per aiutare il prossimo, della fratellanza, del valore della Patria, di essere orgogliosa del mio territorio. Sono tutti aspetti che non sento più. Alla grigliata estiva incontro anche altri giovani della mia età, durante l’anno invece non ce ne sono, ma io mi trovo bene lo stesso. Anzi. Vedo che i nonni mi danno consigli su come vivere, quindi mi piace tantissimo».
Alessandra, tu partecipi ai campi scuola nazionali organizzati dall’Associazione nazionale alpini.
«Quest’anno ne farò parte per la prima volta, a Vinadio, in provincia di Cuneo. Sono campi allestiti proprio per giovani della mia età. Si vivono 15 giorni insieme con istruttori Ana. Voglio esserci perché mi trasmettono gli stessi valori di cui ho parlato prima, ma condivisi con ragazzi della mia età. Si fanno attività a stretto contatto con la Protezione civile, con, ad esempio, lezioni di primo soccorso. Si fanno esperienze alpine, visitando musei ed escursioni in montagna, e a me piace, così vado al fresco».
Cosa pensano i tuoi genitori di quanto stai facendo e dell’incontro per il giornale?
«Sono contenti che mi sia avvicinata agli alpini e anche per quanto riguarda l’intervista, pensano che sia una bella cosa».
Rivolgiamo un messaggio ai giovani che magari vogliono avvicinarsi agli alpini come hai fatto tu.
«Far volontariato fa bene alle persone che aiutiamo, ma fa bene anche a noi stessi. Ogni volta che torno a casa dopo essere stata con gli alpini mi sento bene. Sono felice. C’è molto bisogno di giovani che si interessino, soprattutto per non fare morire le nostre belle tradizioni. E poi, ripeto, far e volontariato fa bene al cuore. Ti fa sentire parte di qualcosa di grande che aiuta la comunità, senza chiederti niente in cambio. Mi è capitato di sentir dire dai miei compagni di classe, soprattutto dopo l’adunata di Biella, che gli alpini sono degli ubriaconi, o altre battute del genere. Ecco, voglio ribadirlo: non è vero. Non è assolutamente così. Bisogna andare oltre l’idea. C’è il momento in cui si pranza insieme, ma poi si va oltre. Ci saranno dei casi estremi, ma non bisogna generalizzare».
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