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Lo sport biellese piange il portiere che divenne presidente

Per Enzo Albertini fatale l'ultimo rigore

enzo albertini

di Corrado Neggia

Enzo Albertini il rigore più celebre lo parò il 21 agosto 1966 allo juventino De Paoli. In un Lamarmora addobbato a festa (9.000 spettatori di cui 8.250 paganti), Enzo Albertini sbarrò a ripetizione la via della rete ai fuoriclasse della Vecchia Signora. La Biellese limitò i danni (0-3) grazie alle parate del suo campione e ad un altro rigore calciato alto da Del Sol.

enzo albertini La soddisfazione più grande per il buon Enzo fu essere immortalato dallo scatto del fotografo torinese Piero De Marchis. «Il tiro a rete dello scatenato De Paoli, l’inarcarsi del portiere invano proteso verso la sfera, costituirono un documento di incisività e di dinamismo veramente esaltanti»: la Commissione del Premio Foto-Facis ritenne in tal modo di premiare una fotografia che potesse riportare il calcio italiano nel solco di un sano agonismo. Titolo della foto: «Ritorna il gol».

Vennero altri rigori, alcuni parati, altri no! Poi ci sono rigori che esulano dal calcio. Fu così che, a scarpette bullonate appese al fatidico chiodo, Enzo Albertini fu chiamato a confrontarsi con tiri dal dischetto virtuali.

Ma non per questo meno impegnativi. Anzi!!! Alla metafora della vita rispose sempre presente, con balzi al limite dell’umano e parate sempre più difficili. Fu capace di mantenere l’imbattibilità per anni, lustri interi a momenti. Fino all’ultimo rigore, quello fatale! Alla brutta bestia ne aveva parati a decine! Con intuito e dedizione alla causa. Un sacrificio ammirevole! Un coraggio da leone! Un esempio da tramandare ai posteri!

Nel ricordarlo, ieri l’altro, sul mio profilo Facebook ho scritto testualmente: «Enzo sei uscito in presa talmente alta che sei volato sulla nube dei Numeri 1!!!». Eri amato Enzo!!! Centinaia di like, cuori, lacrime, messaggi, condivisioni. I tuoi amici, i tuoi ragazzi, i tuoi compagni d’avventura. Tra questi il cordoglio di Idris Sanneh (star di “Quelli che il Calcio” e giornalista di Rai Play), all’epoca testimonial del brand Angelico (sponsor di quella Biellese) e di riflesso del team bianconero. Idris e tanti altri. Ognuno con un modo diverso di vivere questo grande dramma. Il dramma della perdita di una Persona come te! Di un Uomo come te! Tra i tanti messaggi cito quello dell’amico Roberto Maiolatesi: «Non ci sono altre parole in questo momento, altrimenti dovremmo scrivere un libro sulla bella persona che sei stato in tutti i settori!!!».

Caro Enzo potrei scrivere volumi enciclopedici sulle nostre avventure domenicali, settimanali, direi pure giornaliere visto l’impegno comune per la nostra Biellese… preferisco cedere penna e calamaio ad un altro amico, al tuo fraterno amico Pierluigi Pietrobon, presidente di un Settore Giovanile da far venire i brividi tanto era alta l’asticella. C’è da commuoversi e c’è da piangere… lacrime vere, lacrime d’amore:

enzo albertini «Enzo era un grande personaggio. Ha dato lustro alla nostra Vigliano. Quando la Biellese giocava in casa eravamo sempre allo stadio, orgogliosi di vedere un nostro compaesano protagonista. Nel 1959 lo vidi tra i pali sul campo della Pettinatura Italiana (Erios). Ero un ragazzo, aspirante portiere. Lo seguivo da vicino, allora la tv era cosa rara, e per catturare movimenti e situazioni, in modo da trarne qualche insegnamento, non c’era altro da fare che andare a vedere quelli più grandi di noi. Lui per me è stato un esempio. Da emulare. Negli Anni ’60 frequentavamo il Bar Olimpia e le conversazioni erano il calcio. Ricordo un suo racconto in particolare: era militare e nella compagnia atleti di Bologna condivideva la camerata con Zoff, Domenghini e altri campioni della serie A. E noi pieni di curiosità a fare domande su domande. Enzo andò molto vicino ad essere acquistato dall’Udinese, dopo essere stato il migliore in campo in una partita che la Biellese giocò in Friuli. Ricordo poi un derby a Vercelli: 11 gradi sottozero! Poteva essere il 1969, finì in parità. Il campo letteralmente ghiacciato coperto dalla pula di riso, lui in pantaloncini corti con le gambe ricoperte dall’olio di canfora. Altri tempi, l’abbigliamento protettivo era quello che era, si salvavano appena i guanti con le strisce di gomma. Noi eravamo tutti affascinati dalla sua presenza atletica: alto e magro! Lo vedo ancora sfrecciare a Vigliano con la sua Giulietta spider celeste. Un ricordo nitidissimo, eravamo estasiati del suo modo di essere. Era un personaggio! Quando smise di giocare divenne un importante rappresentante di filati, fino a diventare uno dei titolari della Filorè di Verrone. Quando la Biellese vinse lo scudetto dilettanti e fu promossa in C2, entrò nella Società che non ha mai cessato di amare. Da giocatore a Vice Presidente, per poi raccogliere il testimone presidenziale dal notaio Massimo Ghirlanda. È il 2002, il CdA è composto da amici imprenditori: Paolo e Robi Botto, Giuseppe e Paolo Angelico, Massimo Ghirlanda, Benito Boldi, Enzo Fabris, Esposito e Di Tanno del Gruppo Logica, il sottoscritto. Luigino Prato era salito in Cielo da un paio d’anni. Riunioni su riunioni allo stadio, tutte le sere, allo scopo di tenere alto il blasone della Società, che proprio nel 2002 tagliò il traguardo del Centenario. Tra tanti travagli, l’unico obiettivo era tenere duro a restare in C2, nonostante modeste forze economiche e un Territorio avaro di aiuti importanti. Ci riuscimmo. Poi nel 2006 cedemmo il testimone.
A sipario chiuso posso testimoniare di quanto Enzo andasse fiero di quella famosa fotografia contro la Juventus. Lui, juventino sfegatato, l’ha sempre custodita nella memoria del suo smartphone, insieme alle formazioni storiche della Biellese di quei mitici anni dove lui, con le braccia conserte, andava orgoglioso di quella maglia nera con il bordo del collo bianco. Bianconero per sempre. Come il nostro ricordo per lui. Bianconero e luccicante».

Ciao Pinza!

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