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Carmelo Rado: 70 anni da campione

Classe 1933, da poche settimane ha stabilito il nuovo primato mondiale Over90 nel disco

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Carmelo Rado: 70 anni da campione. Dalle Olimpiadi Roma 1960 (sì, avete letto proprio bene: 1960…, ndr) al “Trofeo Sandro e Gabre Calvesi” di Brescia lo scorso 7 settembre. Sono passati 65 anni, ma un nome fa da filo conduttore per il lancio del disco, una delle discipline storiche dell’atletica grazie alla celeberrima scultura “Il discobolo” di Mirone. Appunto quello del novantaduenne Carmelo Rado.

Carmelo Rado: 70 anni da campione

Veneto di nascita, è originario di Oderzo (provincia di Treviso), ma biellese di adozione e di dimora per moltissimo tempo. Ai Giochi nella Capitale si classificò settimo con la misura di 54 metri tondi. Mentre sulla pedana di Brescia ha realizzato il record mondiale della categoria Over90, “spedendo” il disco a 14,97 metri.

Nei lanci, vale a dire disco, martello, martellone e pentathlon, di fatto non ha rivali tra i Master della sua categoria. Vanta infatti un palmares con qualcosa come 40-45 primati nazionali, 16 record mondiali, quattro titoli iridati, nove titoli europei. E ha indossato la bellezza di 120 maglie di campione italiano, otto solamente nel 2025.

L’anno successivo alla partecipazione alle Olimpiadi si laureò campione italiano assoluto di lancio del disco (con 52,72 metri). Mentre nel 1962 si classificò in ottava posizione agli Europei di Belgrado (52,82).

Classe 1933, da 63 anni è sposato con Maria Pia Re, a sua volta atleta e capitana della squadra di pallacanestro dell’Ugb, l’Unione Giovane Biella. Padre di 3 figli (i due maschi ottimi atleti in gioventù) e nonno di 5 nipoti, Carmelo Rado nutre una passione quasi unica per l’atletica, che lo accompagna da ben 73 anni.

Gli inizi

«I miei genitori si trasferirono nel Vercellese quando ero ancora ragazzo e io, finite le scuole elementari andai a lavorare alla Ceramiche Pozzi. L’oratorio di Gattinara voleva allestire una squadra di atletica e chiese a un contabile della ditta di trovare dei giovani… Il mio primo approccio al lancio del disco fu con un sasso di forma tondeggiante trovato nel Sesia. Avevo delle qualità, mentre della squadra non si fece poi nulla, così passai all’Unione Giovane Biella in cambio di sette tute e altrettante paia di scarpe».

«Purtroppo a Biella lo stipendio non bastava per mantenere degnamente la famiglia. Così nel 1968 mi trasferii poi in Sudafrica dove rimasi per ben dieci anni, fino al ritorno in Italia, a San Donato Milanese nel 1978, mentre nel 1988 sono andato in pensione. Ma in tutti questi anni il lancio del disco mi ha sempre accompagnato. Durante la parentesi in Sudafrica ho scoperto Marcello Fiasconaro (ex primatista mondiale degli 800 piani, ndr) che venne poi reclutato dal Cus Torino con l’intercessione di Primo Nebiolo».

In azzurro

Per 11 anni ha vestito la maglia della nazionale, con il punto più alto toccato ovviamente nel 1960 alle Olimpiadi di Roma. «Valevo una medaglia – spiega -. Ma l’emozione mi giocò un brutto scherzo. Io mi allenavo a Biella, praticamente da solo, con un bilanciere costruito dal sottoscritto e con altri attrezzi recuperati per caso. Mentre di fronte avevo gli atleti statunitensi, usciti dalle loro palestre universitarie. Mi ero quasi convinto che non c’entravo nulla in mezzo a loro. Io lavoravo alla Filatura Biellese dalle 8 alle 16, poi mi allenavo con pesi improvvisati e di sera frequentavo le scuole medie. Tutto era molto diverso da quello che invece accade oggi, che gli atleti sono dei super-professionisti».

«Io, di fatto, alle Olimpiadi sono salito in pedana quasi paralizzato dalla tensione. E questo è un mio grosso rammarico. Due anni dopo, a Belgrado per gli Europei, gli allenatori sapevano che ero un tipo piuttosto emotivo e pertanto prima della gara mi diedero dei calmanti; però mi privarono anche delle forze necessarie. Diciamo che non sono stato molto fortunato nei due grossi appuntamenti internazionali ai quali ho partecipato».

Master

Nonostante tutto non ha mai mollato. «Anzi. Gli anni da Master, categoria per la quale competo ancora, sono senza dubbio i più belli, almeno per me. Due volte a settimana vado ad allenarmi nei lanci. Gli altri giorni lavoro a casa, in tavernetta, dove ho allestito una piccola palestra personale con spinning, panca, manubri ed elastici».

E ora Carmelo Rado si prepara per un altro lancio, un altro record, un altro successo. Guardato con ammirazione e anche un pizzico di invidia da chi vorrebbe avere il suo talento e la sua costanza.
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