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I nuovi partigiani ribaltano la storia

Scrive Cristiano Franceschini

I «nuovi partigiani», ovvero gli «acchiappafantasmi» di un fascismo che non c’è più, quelli, per intenderci, che non si rassegnano all’idea che il Ventennio sia finito nel 1943 e che l’esperienza della Rsi vide il suo epilogo due anni dopo e che quindi continuano a evocarlo per trovare, probabilmente, la loro stessa ragione di esistere,  non perdono mai l’occasione per tacere di fronte alle tragedie della storia di matrice comunista. Almeno tacere, perché pretendere che riconoscano i fatti della Storia sarebbe chiedere troppo alla loro visione faziosa e unilaterale. Prendo atto di un comunicato del «Coordinamento Biella Antifascista ANPI Comitato Provinciale Biellese» e dell’«ARCI Biella Ivrea Vercelli» che, manco a dirlo, contesta la commemorazione  del «Giorno del ricordo delle vittime delle Foibe»nella Biblioteca Civica di Biella, con l’intervento di Emanuele Merlino, presidente del Comitato 10 febbraio.

Un comunicato a tratti intollerabilmente giustificazionista, che come al solito distingue fra morti di serie A e morti di serie B e in cui gli estensori tentano una macabra arrampicata su cinici e ragionieristici conteggi numerici delle vittime che, ed è la cosa più raccapricciante, lasciano davvero il tempo che trovano a fronte di una tragedia che ha colpito migliaia di italiani massacrati e infoibati. Ma l’aspetto più vergognoso e scandaloso è l’allucinante tentativo di ridurre quegli omicidi a, testuale, «vendette famigliari tipiche di tutte le “guerre civili”».

Quasi comico, se non fosse drammatico, è poi il clamoroso ribaltamento della storia, evidente quando, sempre testualmente, gli antifascisti, evidentemente in crisi da astinenza dal fascismo, non si vergognano a scrivere che «la vicenda dell’esodo italiano dalle terre occupate, dell’Istria e della Dalmazia, deve essere ricondotta a ragione storica, senza tacere la drammaticità dei fatti, le responsabilità primarie del Fascismo e l’indifferenza ipocrita dei governi democristiani degli anni ’50, che hanno utilizzato in chiave elettorale gli insediamenti “ghettizzanti”, abitati da quei profughi, distribuiti nelle periferie delle città di frontiera e delle grandi città del nord e del centro Italia». Ergo, anche i morti delle Foibe (e tutto ciò che ne è poi conseguito) sarebbero da mettere in conto al Fascismo e non dai responsabili materiali.

Il finale è poi quasi scontato, in quanto i sedicenti paladini delle libertà e dei diritti tentano ancora una volta di applicare la censura del pensiero unico in quanto, secondo loro, non si potrebbe affidare a Merlino una commemorazione pubblica ufficiale in una Biblioteca civica per «legami con le culture delle destre sovraniste europee, nazionalista e nostalgico del “glorioso impero”». Quindi per questi «novelli partigiani senza controparte» o sei di sinistra (meglio ancora comunista) o non puoi permetterti di parlare. Nulla di nuovo sotto il sole, purtroppo.

Ancora peggio è riuscito a fare il «Partito Marxista Leninista Italiano», organizzazione di Biella che si chiede «quale coerenza e rispetto possono esserci nel concedere gli spazi pubblici della biblioteca civica di Biella alla commemorazione delle vittime della follia nazista e fascista se poi si promuove una mostra fotografica faziosa e una conferenza fuorviante e priva di contraddittorio storico-politico condotta da un anticomunista e filofascista come Emanuele Merlino». Anche qui: se sei comunista e, giustamente, commemori i morti prodotti dalla follia nazista tutto ok, ma se lo fai anche con le migliaia di persone trucidate dai comunisti non va bene, sei schizofrenico e incoerente.

Si mettano il cuore in pace, questi «negazionisti» di professione: Fratelli d’Italia non dimenticherà mai e mai manipolerà la verità dei fatti. Così come la nostra presidente, Giorgia Meloni, con un toccante messaggio, ha giustamente ricordato – a nome di tutti noi –  le vittime della Shoah, internate e uccise dalla barbarie nazista, così noi non ci stancheremo mai di ricordare le migliaia di italiani massacrati da quelli che avrebbero dovuto essere loro fratelli e sedicenti portatori di libertà.
Si mettano il cuore in pace e se ne facciano una ragione: quando si tratta di ricordare le responsabilità storiche e i crimini del comunismo, che nel mondo ha provocato immani tragedie in nome di un distorto principio di uguaglianza noi ci siamo sempre stati, ci siamo oggi e ci saremo sempre.

Cristiano Franceschini
(Segretario Provinciale Fratelli d’Italia Biella)

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