BiellaPensieri e parole
Villa Schneider
Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto
Ogni anno tentiamo di riportare alla luce uno spazio dimenticato della città: Villa Schneider, il Museo della nostra Memoria. Negli anni duemila volli fortemente come assessore, insieme a Susta Sindaco e la giunta, allestire una mostra al fine di raccogliere la testimonianza dei superstiti grazie ai quali era stata trascritta la storia orale, per evitare il rischio che tutto si trasformasse in una leggenda metropolitana.
Lo facciamo oggi con la Festa della Liberazione, che non appartiene al passato, ma è attuale più che mai.
Villa Schneider è stata un luogo di tortura e di morte, dove l’occupazione nazista in collaborazione con le forze repubblichine hanno mostrato cosa accade quando il potere si fa assoluto. Non è retorica né faziosità politica, ma una storia documentata e oggettiva che deve essere patrimonio di tutti.
Quel luogo oggi è annebbiato dalla trascuratezza e sono rimaste solo alcune tracce dell’allestimento che venne creato per ricordare.
La memoria richiede impegno e onestà intellettuale, perché è scomoda quando entra in conflitto con il presente e smaschera i meccanismi del potere, ieri come oggi.
Viviamo un tempo segnato da guerre aperte e incontrollabili, dal potere crescente nelle mani di pochi e da leadership che parlano il linguaggio della forza più che quello del diritto. In questo scenario, la memoria non è un esercizio culturale, ma un argine perché ci ricorda che anche a casa nostra si è passati in pochi anni dalla crisi alla dittatura e dalla parola alla violenza organizzata. Ci ricorda che tutto questo è stato possibile anche grazie all’indifferenza e all’adattamento.
Per questo Villa Schneider è un luogo strategico nel senso più alto del termine, non solo per attrarre visitatori, ma per costruire cittadini consapevoli, dato che la libertà non è un dato acquisito, ma un equilibrio fragile.
Nonostante il degrado, ieri è stata inaugurata una mostra a Villa Schneider con le installazioni di alcuni artisti per mantenere tenacemente puntato un faro su questo luogo così importante, per contrastare il perpetuarsi dell’incuria che ogni anno scientemente lascia all’oblio un tratto drammatico della nostra storia più recente.
Perché senza memoria non c’è consapevolezza e senza consapevolezza, la libertà diventa negoziabile.
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