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BiellaPensieri e parole

Tutto il Biellese tifa per Elsa

Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto

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Il Biellese sta vivendo giorni di profonda angoscia e sincera partecipazione per Elsa Rubino, ricoverata ancora a Zurigo dopo la tragedia di Crans-Montana. Una storia che ha scosso l’intera comunità: famiglie, amici, compagni di scuola, insegnanti. In queste ore difficili, tutta la Provincia si è stretta attorno alla sua famiglia, con una compostezza commovente, dimostrando quanto forte possa essere il senso di solidarietà quando una giovane vita è sospesa tra paura e speranza. L’augurio condiviso da tutti è che possa superare questa terribile prova e tornare presto alla sua quotidianità, interrotta in modo tanto improvviso quanto assurdo.

L’Italia, purtroppo, ha imparato a proprie spese quanto sia fondamentale la prevenzione. La tragedia del Cinema Statuto, nel 1983, costata la vita a 64 persone, ha segnato un punto di svolta: da allora la legislazione è cambiata radicalmente e, soprattutto, si è sviluppata una cultura della sicurezza che ha reso tutti un po’ più consapevoli. Una sensibilità che, a quanto pare, in Svizzera non è ancora altrettanto radicata.

Ma al di là delle norme, dei controlli mancati e delle colpe che verranno accertate, ciò che ha sorpreso maggiormente all’inizio è stata l’assenza di buon senso (che viene prima di qualsiasi legge) da parte dei due gestori del locale, figure con un passato non limpido. Anche senza un controllo formale, chiunque dotato di un minimo di responsabilità avrebbe dovuto preoccuparsi delle vie di fuga, delle uscite di sicurezza e degli estintori.

Ciò che ora amareggia, diciamo pure incazzare, ma per contro pariglia con la conduzione del locale, più di tutto è il comportamento della donna che lo gestiva. Nel momento in cui la situazione è precipitata, invece di preoccuparsi dei presenti, è stata la prima a fuggire, portando con sé l’incasso della serata. Un gesto che stride profondamente con l’immagine, quasi simbolica, del comandante che abbandona la nave per ultimo. Qui, al contrario, chi avrebbe dovuto dare l’esempio è stata la prima a mettersi in salvo, pensando solo al denaro.

Un comportamento che lascia un senso di indignazione di come l’essere umano possa sprofondare. La fuga con il bottino, mentre ragazze e ragazzi lottano per la vita, diventa il simbolo di un fallimento morale prima ancora che gestionale, anzi esistenziale.

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2 Commenti

1 Commento

  1. .Bruno

    12 Gennaio 2026 at 16:09

    certo fuggire con la cassa invece i aiutare giovani ad uscire dal locale è un fallimento morale, poveri ragazzi , che queste tragedie non si ripetono più

  2. Marco

    12 Gennaio 2026 at 16:11

    Ora qualcuno scriverà nei commenti che è colpa del Governo se ci sono stati 40 morti e se ne norme di sicurezza sono state ignorate. Tanto qualsiasi cosa capiti nel Mondo è colpa del Governo italiano. HAHAHAHHAHA 😀

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