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BiellaPensieri e parole

Scuola, investire nei docenti

Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto

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L’uccisione di uno studente da parte di un compagno a La Spezia in un istituto tecnico ci ricorda che potrebbe accadere lo stesso anche nel Biellese o in qualunque altra parte del Paese.

Chi lavora nella scuola è testimone di una tensione in continua crescita e per questo si deve lavorare sulla prevenzione, che parte dal non lasciare soli i ragazzi. Coinvolgerli, creare legami, offrire spazi educativi attraverso sport, cultura, attività collettive.

In altri Paesi europei la scuola è una comunità aperta, vissuta per l’intera giornata, mentre in Italia si continua a chiederle di supplire alla crisi della famiglia senza darle strumenti adeguati.

A tutto questo si aggiunge una caduta valoriale. Si è affermato un modello culturale dominato dal denaro, dall’apparenza, dalla forza, mentre vengono marginalizzati creatività, rispetto e responsabilità.

E’ essenziale restituire ai giovani la cultura del limite: la consapevolezza che la libertà non è arbitrio e che ogni azione ha conseguenze. Educazione e inclusione sono fondamentali, ma le regole e le sanzioni non possono essere rimosse. Devono essere chiare, giuste e credibili, perché anche questo è un atto educativo.

Il territorio biellese è piccolo, con un tasso di immigrazione inferiore rispetto ad altre province e senza le criticità delle grandi periferie urbane. Questo non significa assenza di problemi, ma semmai una maggiore possibilità di intervenire per tempo. I segnali di disagio emergono soprattutto nella fascia tra gli 11 e i 15 anni, l’età più fragile. Dietro gli episodi di violenza ci sono quasi sempre isolamento, emarginazione, conflitti non gestiti, mancanza di adulti di riferimento.

Interessante il progetto Hangar di Biella che per Selena Minuzzo, responsabile Area Servizi Educativi della Cooperativa Anteo, è “una risposta di territorio a un bisogno profondo di orientamento e appartenenza. Migliorare lo stare bene dei ragazzi oggi significa smettere di guardarli come un problema da risolvere e vederli invece come interlocutori con cui confrontarsi”. In parte questo avviene nella scuola, ma per poterlo estendere come metodo occorre rivedere completamente il sistema sia per quanto riguarda le strutture sia il numero dei docenti che andrebbero aumentati, difesi e non abbandonati come sovente accade.

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2 Commenti

1 Commento

  1. Marco

    26 Gennaio 2026 at 17:15

    Chissà come mai siamo tutti cresciuti senza problemi e senza tutte le paturnie psicologiche che sembrano affliggere i giovani di oggi. Genitori smidollati, insegnanti con le mani legate impossibilitati a punire come si dovrebbe fare, certi comportamenti. C’è chi dice “Si stava meglio quando si stava peggio” ed è certamente vero per le nuove generazioni prive di spina dorsale e con il cervello posizionato sui social network invece che nella scatola cranica.

  2. .Bruno

    26 Gennaio 2026 at 20:41

    nelle scuole manca un educazione Civile i giovani di oggi guardano in internet cosa succede del mondo ,basta guardare in america , e i bulli ripetono le stesse festa, poi abbiamo un Governo che non insegna anzi peggio di peggio

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