BiellaPensieri e parole
L’acqua ha bisogno di arbitri, non di parte
Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto
La nascita di B.C.V. S.p.A. Acque rappresenta, oltre che un obbligo di legge, una svolta importante per il nostro territorio. Riunire sotto un’unica governance il servizio idrico di Biellese, Vercellese, Casalese e Valsesia è un progetto che, nelle intenzioni, punta a rafforzare la gestione di una risorsa sempre più preziosa.
L’acqua è il bene pubblico per eccellenza. Per questo le decisioni che la riguardano devono essere non solo corrette, ma anche percepite come imparziali.
Il commissario nominato dalla Regione Piemonte, chiamato a seguire questo delicato passaggio, aveva richiamato tutti a una responsabilità precisa: dotare la nuova società di una amministrazione adeguata alla complessità della missione. Del resto non si tratta semplicemente di fondere diversi enti. Occorre integrare organizzazioni diverse, armonizzare sistemi tariffari, personale, procedure e programmi di investimento.
Le prime scelte, invece, sollevano più di un interrogativo.
Leonardo Gili, presidente del Consorzio di Bonifica Baraggia e della SII, è stato nominato amministratore delegato della nuova B.C.V. Acque, ma retribuito dallo stesso consorzio per l’incarico di AD. A ciò si aggiunge la sua scelta di attribuire incarichi e attività per la nuova società ad Alessandro Iacopino, direttore sempre dello stesso Consorzio di Bonifica Baraggia e già della SII.
Il dubbio non riguarda le qualità professionali delle persone coinvolte, ma quando le principali responsabilità della nuova società sono assunte da figure provenienti dallo stesso contesto, è inevitabile domandarsi se verrà realmente garantita quella posizione di equilibrio che una realtà come B.C.V. Acque dovrebbe assicurare.
L’acqua potabile destinata ai cittadini e quella utilizzata per l’agricoltura sono entrambe risorse essenziali, ma rappresentano esigenze differenti, che in alcune circostanze possono richiedere scelte di bilanciamento e in futuro di ripensamento. Proprio per questo sarebbe stato opportuno affidare la guida della nuova società a una figura di alto profilo, esterna ai soggetti direttamente coinvolti, capace di essere riconosciuta da tutti come punto di sintesi e non come espressione di una delle componenti del sistema.
Non sarebbe stata una sfiducia verso qualcuno, semmai la migliore garanzia per tutti.
Perché le decisioni che B.C.V. Acque sarà chiamata ad assumere non saranno ordinarie. Si definiranno investimenti, manutenzione delle reti, priorità infrastrutturali, tariffe e programmazione delle risorse idriche.
Sullo sfondo rimangono inoltre grandi opere previste nella pianificazione territoriale, come ad esempio il sistema Elvo-Ingagna per convogliare parte delle acque del torrente nella diga. Al momento la proposta è stata respinta, ma la partita rimane aperta.
Sono in gioco interessi pubblici rilevantissimi, che richiedono una gestione capace di essere percepita come realmente imparziale.
Inoltre, una società pubblica chiamata a gestire il bene più prezioso dovrebbe fare della trasparenza uno dei propri tratti distintivi. Organigrammi, incarichi, criteri organizzativi e informazioni sul servizio dovrebbero essere facilmente consultabili dai cittadini, per rafforzare la fiducia nella gestione del bene comune.
L’acqua sarà una delle risorse più strategiche dei prossimi decenni e proprio per questo la sua amministrazione dovrebbe essere sottratta a ogni possibile equivoco.
Le istituzioni sono davvero forti quando chi le guida viene riconosciuto come arbitro e non come parte della partita.
Su questo principio i sindaci, chiamati a rappresentare gli interessi delle proprie comunità, dovranno aumentare il loro livello di attenzione, in particolare quelli biellesi, per le tariffe più alte rispetto alle altre province del Piemonte e per evitare che i nostri torrenti non diventino dei rivoli d’acqua.
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