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BiellaPensieri e parole

I milioni persi e le occasioni mancate

Ecco “Pensieri e Parole”, la rubrica curata da Vittorio Barazzotto

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Due dei tre progetti legati al cosiddetto «Decreto Sostegni» sono stati bocciati. Tra questi, il Recycling Hub e soprattutto il Museo del Tessile, difeso con convinzione dai partner.

Eppure, proprio il secondo non è un progetto strategico perché il Biellese è già un museo del tessile a cielo aperto. Le fabbriche storiche, diffuse sul territorio e gli archivi aziendali sono patrimoni documentali e produttivi che hanno valore proprio perché radicati nei luoghi in cui sono nati. Trasferire tutto questo, o anche solo una parte simbolica, alla Palazzina Piacenza, significa snaturarne il senso e minare i risultati ottimi raggiunti dalla Sala Ragazzi in decenni di attività, mettendone a rischio il futuro.

Esiste già una mappatura di questi archivi, basata sulla logica di un museo diffuso, capace di rimandare al territorio e di valorizzarlo. Il Museo del Territorio dovrebbe svolgere questa funzione di regia, se solo ci si sforzasse di coglierne il suo significato, anziché snobbarlo. Questo approccio, evidentemente, fatica a farsi strada. Più semplice, invece, immaginare un “mausoleo”, un’operazione visibile, concentrata, ma politicamente neppure tanto spendibile.

La bocciatura del progetto non sorprende. Anche perché, quando si modifica in modo sostanziale un’iniziativa già presentata, come nel caso dello spostamento dalla Fondazione Pistoletto alla Palazzina Piacenza, è inevitabile che emergano criticità formali e sostanziali.

Resta però un dato difficilmente aggirabile: otto milioni di euro sono andati in fumo. Sei per il Recycling Hub, due per il museo. E qui il problema cambia scala.

Perché oltre a discutere il merito dei singoli progetti, bisognerebbe interrogarsi su una tendenza ormai evidente: la difficoltà cronica del territorio nell’intercettare risorse.

Non è un episodio isolato. Nel precedente lustro amministrativo , il Comune di Biella perse un’altra occasione ben più rilevante: circa 40 milioni di euro legati a un progetto di rigenerazione urbana finanziato con fondi europei, a fronte di una disponibilità complessiva ben più ampia. Mentre altri capoluoghi piemontesi presentavano progetti solidi e portavano a casa risultati concreti, qui si rimaneva al palo.

Il bilancio è impietoso: in pochi anni, almeno 50 milioni di euro sfumati, più altri fondi europei non intercettati.

Continuare a parlare di sfortuna o di ostacoli burocratici rischia di diventare un alibi. Il tema è più scomodo: la capacità, o l’incapacità, di progettare, di fare sistema e anche di muoversi con efficacia dentro i canali di finanziamento.

Non solo non siamo tra i più bravi. Stiamo diventando, paradossalmente, tra i più efficienti nel mancare gli obiettivi.

E’ il momento di fermarsi e rivedere radicalmente il metodo, perché le risorse, quando ci sono, non aspettano. E i territori che sanno coglierle non sono necessariamente più forti: sono semplicemente più preparati.

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