BiellaPausa Caffè
Un brutto inizio e l’attesa per Elsa
Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica settimanale di Giorgio Pezzana
Nonostante gli auspici della vigilia, per il nuovo anno non è stato un buon inizio.
Non lo è stato nel mondo, ove continuano ad imperversare i conflitti aggravati dal blitz americano in Venezuela, ove la tensione è altissima. Non lo è stato per l’Europa, ove gli scandali si sovrappongono e rendono sempre meno credibili i vertici di quell’Unione ove anche molti italiani speravano di potersi rifugiare per sfuggire al malaffare che, evidentemente, non è un’esclusiva nazionale. Non lo è stato per l’Italia ove i botti di Capodanno hanno nuovamente provocato morti e feriti nel perpetuarsi di una tradizione dura a morire, come l’ignoranza che l’accompagna.
E non lo è stato neppure per il Biellese, che sta seguendo con trepidazione l’evolversi delle condizioni di salute della giovanissima Elsa, rimasta gravemente ustionata in quel maledetto locale di Crans-Montana. Tempi difficili e di grande apprensione, in cui sembra che il malessere di questo mondo non accenni ad invertire la rotta. I commenti che hanno popolato i social dopo la tragedia di Crans-Montana, non hanno fatto altro che ricalcare, pur nel clima di quella tragedia, un copione noto, ripassato praticamente ogni giorno. Tifoserie che si schierano con i giovani che hanno deciso di iniziare il nuovo anno in quel dannato locale; tifoserie con i loro genitori, che certo non possono impedire ai ragazzi di divertirsi, anche se si ritrovano in un locale abitualmente aperto ai maggiorenni e che ha invece servito alcolici e superalcolici a fiumi anche ai minorenni; tifosi che hanno già decretato che colpevole di tutto sia il proprietario di quel locale, senza attendere che a parlare siano le indagini, rifacendosi ad episodi remoti che videro lo stesso personaggio processato e condannato per reati che nulla hanno da spartire con la sicurezza del locale che gestisce.
Un mondo virtuale che sta a guardare e che giudica, confondendo alcune palesi storture con quelle che oggi possono essere solo supposizioni. Poi, molto prima di quanto non s’immagini, i clamori si spegneranno e si riaccenderanno solo quando un giudice leggerà una sentenza a carico di qualcuno che sarà stato individuato come colpevole di questa tragedia. E salirà per qualche giorno una nuova indignazione, per una pena probabilmente troppo lieve, alleggerita da un cumulo di attenuanti. Noi, lontani da tutti quei clamori, ci sentiamo solo di dire: forza Elsa!
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Marco
8 Gennaio 2026 at 18:42
Bastava scrivere “Forza Elsa” senza tutto il pessimo blaterare di contorno e le solite sterili polemiche. Ma ehi, le pagine vanno riempite con un po’ di caratteri buttati già a casaccio per formare la settimanale accozzaglia di polemiche. Evviva il 2026 e le sue rinnovate polemiche.