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Noi, tanti “Pantalone” della differenziata

Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica settimanale di Giorgio Pezzana

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Così come l’home banking, di fatto, costringe l’utente a svolgere compiti un tempo affidati al personale bancario (pagando però ugualmente le commissioni alla banca), una situazione analoga riguarda la raccolta differenziata dei rifiuti, con le relative minacce di sanzioni per chi non la effettua correttamente.

Per i più giovani, sarà forse il caso di ricordare come avveniva un tempo la raccolta dei rifiuti nei condomini, parlo dell’epoca nella quale chi si occupava di queste operazioni erano gli spazzini (o netturbini), non ancora operatori ecologici. Ogni pianerottolo era dotato di uno sportellino dietro al quale vi era un piccolo tunnel collegato ad un grosso cassone metallico, di norma collocato nelle cantine dello stabile. In ogni piano dell’edificio vi era uno di questi sportellini. I rifiuti, senza distinzione se non per quelli che non avrebbero potuto passare dallo sportellino, venivano abitualmente raccolti in sacchetti, quasi sempre quelli che avevano contenuto il pane, che a contatto con materiali umidi di ogni genere, divenivano ancora più fragili e che quando raggiungevano il cassone, dopo un volo di diversi metri, si spappolavano spargendo il loro contenuto.

In un condominio, pur se i cassoni erano di grandi dimensioni, l’accumulo era piuttosto rapido. Gli spazzini (o netturbini che dir si voglia) effettuavano la raccolta una/due volte alla settimana. Entravano nei cortili con i loro mezzi (perlopiù Apecar ribaltabili), aprivano le ante dei grossi cassoni, attendevano qualche istante per permettere la fuga dei ratti che vi si erano rifugiati e poi, a badilate, gettavano i rifiuti del cassone sul loro mezzo che poi veniva svuotato in discarica. Metodi primitivi? Certo, per molti aspetti inadeguati, antigienici e indecorosi per chi vi doveva provvedere. Ora però, dopo svariati passi evolutivi, stiamo arrivando all’estremo opposto.

L’immondizia deve essere differenziata ed a farlo deve essere chi la produce. Ogni genere di rifiuto deve essere conferito, in buste di plastica accuratamente chiuse, negli appositi contenitori. Il lavoro degli spazzini, che nel frattempo sono diventati operatori ecologici e che giustamente indossano guanti ed adeguate divise, riguarda lo svuotamento di questi contenitori negli automezzi che, con gli anni, sono diventati sempre più tecnologicamente dotati e che tritano, comprimono, riducono semplicemente pigiando un tasto. L’utente quindi si ritrova a dover farsi carico della separazione dei rifiuti, a dover provvedere al conferimento del vetro nelle apposite campane (quasi mai sotto casa), a dover verificare, giorno per giorno, quale tipo di rifiuti deve essere collocato nei cassonetti condominiali o fuori casa, badando bene di non sbagliare.

Ma non solo. Per questo suo lavoro, anziché ricevere dei soldi, deve pagare la bolletta della Tari (la tassa sui rifiuti, neppure troppo leggera) e, nel caso in cui, in un momento di distrazione, dovesse inserire nel sacchetto dell’umido una bottiglietta di vetro, rischierebbe una sanzione che può arrivare a svariate centinaia di euro. Nel contempo, la ditta che si occupa del prelievo dei rifiuti differenziati, rivende quelli riciclabili alle aziende preposte, ricavandoci altri utili.

La modernizzazione dunque ha fatto si che a pagare e lavorare sia l’utente “Pantalone”. Fiero di essere un paladino dell’ecologia.

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