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Ma quanti risparmi tra Museo e “Villani”

Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica settimanale di Giorgio Pezzana

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Dunque ce l’hanno fatta. Questa sera andrà in scena l’ultimo degli appuntamenti della stagione teatrale di Biella ed anche questo è stato programmato al cine-teatro Odeon ove di è fatto si è svolta l’intera stagione. L’interminabile chiusura del teatro Sociale “Villani” per la realizzazione di opere mai sufficientemente definite, ha consentito di risparmiare su riscaldamento, luce, acqua, pulizie e personale per tutta la stagione. Probabilmente l’affitto del cine-teatro Odeon per le serate della stagione risulta più conveniente. Si, è vero, l’assessore alla Cultura nonché vice-sindaca Sara Gentile, qualche tempo fa, aveva detto che il teatro Sociale “Villani” riaprirà a fine giugno. Riaprirà? E per fare cosa? La stagione si chiude questa sera e quella successiva partirà il prossimo novembre. Di fatto il teatro potrà continuare a rimanere chiuso per altri cinque mesi e poi si vedrà. Intanto i gestori del bar-caffetteria del Sociale potranno fare di quei portici un unico dehor per la stagione estiva, senza badare più di tanto, come sempre avviene, a preservare almeno l’accesso del teatro che, seppure inutilizzato, ha una sua sacralità e chiederebbe rispetto. Non importa. Ciò che conta è percepire i denari della tassa per il dehor e fare cassa.

Intanto continua a rimanere chiuso anche il Museo del Territorio, anche in questo caso con evidenti risparmi di riscaldamento, luce, acqua, pulizie e personale. Quel museo ormai è talmente chiuso che anche la mummia che ospita, non è mai stata così tranquilla neppure nei millenni trascorsi nella piramide, prima di essere scoperta.

E poi, non si hanno notizie sulla funicolare; non si hanno notizie sulle opere che la Regione aveva detto di voler realizzare a palazzo Cisterna, al Piazzo; non si sa se qualcuno tornerà a gestire l’Ostello della Gioventù (ex carceri) ove la vegetazione incombe, sempre al Piazzo; non si parla più della funivia di Oropa e forse è meglio non parlarne perché, ogni volta che lo si fa, il preventivo per i lavori aumenta di un milione di euro.

Cultura e turismo non possono però essere delegati ai privati, soprattutto a chi vive di contributi pubblici che scaturiscono da scelte non sempre condivise o condivisibili e che la fanno da padroni. Eppure c’è chi applaude all’intitolazione del Piazzo come realtà inserita tra i borghi più belli d’Italia, dimenticando che, non fosse per i locali che tengono in vita il quartiere, il borgo storico oggi vivrebbe uno dei periodi di maggiore degrado della propria storia recente.

La sovrapposizione di decenni di scelte sbagliate, prima o poi presenta il conto. E quel momento pare essere arrivato.

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