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Il piatto di verdure imposto da mamma

Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica curata da Giorgio Pezzana

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La recente polemica sulle mense delle scuole elementari di Biella, ove l’amministrazione comunale avrebbe richiesto agli insegnanti di verificare quali famiglie avrebbero pagato la quota stabilita e quali no, è finita sulle pagine dei quotidiani nazionali dopo il netto rifiuto da parte degli stessi insegnati di aggiungere al loro ruolo educativo quello di poliziotti. Lo posso capire, anche se quella è una verifica che qualcuno dovrà pur fare per salvaguardare le famiglie davvero indigenti e quelle che pagano regolarmente, da quelle che invece provano a fare la “furbata”. Ma non è questo aspetto che mi ha colpito nella vicenda delle mense scolastiche, bensì quello, se vogliamo assai più marginale, della tipologia di cibo che queste mense propongono.

Mentre comprendo molto bene le attenzioni riservate a quei bambini portatori di intolleranze alimentari, che potrebbero accusare reazioni severe per i loro organismi; mentre quasi allo stesso modo posso comprendere alcune limitazioni determinate da convinzioni religiose (a condizione che non avvenga come a Pordenone e Piacenza, ove in alcune scuole è stato cancellato dal menù il prosciutto crudo perché sgradito agli islamici, dimenticando che siamo in Italia e che sulle nostre tavole vengono servite le eccellenze italiane che chi è islamico può semplicemente evitare) ciò che mi ha davvero colpito sono i menù vegetariani e vegani.

Cioè, vogliamo davvero credere che un bambino di 6-7 anni abbia già maturato la decisione di essere vegetariano o vegano? Quelle sono scelte di vita, derivano da riflessioni profonde, seguono un pensiero non improvvisato, approdano a decisioni che possono cambiare anche il modo di vivere quotidiano di una persona. Ed un bambino dovrebbe già avere nella mente queste filosofie? Al di là del fatto che quando andavo alle elementari i termini vegetariano e vegano non sapevo neppure che significato avessero ed il nostro cibo era quello messo la sera prima dalla mamma nella pietanziera, mi chiedo però se tra i tanti compiti educativi che un genitore dovrebbe avere (e che spesso vengono disattesi) vi sia quello di “imporre” al bambino scelte alimentari ed esistenziali che, quelle si, dovrebbero derivare da sue scelte. L’educazione alimentare è importante se ha quale obiettivo quello di guidare verso un rapporto responsabile con il cibo, certo non demonizzandone una parte. Strani tempi quelli in cui c’è chi ritiene che la priorità educativa di una famiglia verso i propri figli sia quella del piatto d’insalata.

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1 Commento

1 Commento

  1. Bb68

    22 Ottobre 2026 at 17:44

    l educazione alimentare dovrebbe essere insegnata a scuola, meno schifezze confezionate a doc per il consumismo che di salutare a poco. e anche l educazione sessuale e affettiva dovrebbe fare arte del percorso scolastico

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