BiellaPausa Caffè
Il Cappello Alpino non si può svendere
Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica settimanale di Giorgio Pezzana
E’ in atto una polemica molto accesa che non riguarda propriamente Biella, ma che certamente coinvolge molti biellesi, visto il gran numero di alpini iscritti alla Sezione Ana che può vantare questo territorio. Dunque, il presidente dell’Associazione Nazionale Alpini, Sebastiano Favero, in occasione delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, ha deciso di premiare i numerosi volontari che si sono prodigati per la riuscita dell’evento olimpico, consegnando loro il cappello alpino. Un gesto in realtà un po’ avventato che ha immancabilmente scatenato molte proteste tra chi alpino lo è stato davvero, ha prestato servizio militare nelle truppe alpine ed ha assunto quel cappello come simbolo di un’appartenenza oltre che di gloriose pagine di storia per la nostra Patria.
Per meglio comprendere le reazioni suscitate dal gesto del presidente nazionale, riporto una sintesi di una lettera aperta pubblicata sui social dal tenente di Fanteria Alpina Umberto Casagrande Cosmo ove, tra l’altro, leggo: “…la recente scelta di concedere il Cappello Alpino a chi Alpino non è mai stato rappresenta, per me, un punto non più oltrepassabile. Non perché altri non possano collaborare con gli Alpini, sostenerli o camminare al loro fianco. Questo è sempre accaduto e può continuare ad accadere.
Ma collaborare con gli Alpini non significa essere Alpini, e non può dare diritto a indossarne il simbolo più alto, più identitario, più sacro…” e, ancora “…Il Cappello Alpino non è un ornamento, non è un segno da attribuire per opportunità o convenienza, non è un gesto da usare per allargare consenso o compiacere qualcuno. Il Cappello Alpino è sacrificio, memoria, disciplina, servizio, fatica, appartenenza vera. È una cosa seria. E quando lo si svilisce, si manca di rispetto agli Alpini, a quelli di ieri e a quelli di oggi. Per questo sento che è arrivato il momento di prendere posizione. E io, nel mio piccolo, ho deciso di prenderla…”. La posizione del tenente Casagrande Cosmo è stata quella di non rinnovare più l’iscrizione all’Ana. Decisione molto grave e sofferta, posso immaginare.
Decisione che però condivido, io che alpino non sono. Sono bersagliere e non vedrei comunque con favore il cappello piumato indossato da chi bersagliere non lo è mai stato. Ci sono simboli e valori che non possono essere barattati con nulla, che rappresentano la storia di questo Paese, davanti ai quali ci inchiniamo e che non svendiamo. L’Ana, già in difficoltà da quando l’abolizione della naja obbligatoria ha privato le sue fila di un adeguato ricambio, non merita una nuova emorragia di iscritti, ma il presidente Favero dovrebbe fare un passo indietro rispetto a quella sua incauta decisione. Si può sbagliare. Ma si deve rimediare.
Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook

