Seguici su

BiellaPausa Caffè

Cortei nelle strade oggi come 50 anni fa

Ecco “Pausa Caffè”, la rubrica curata da Giorgio Pezzana

Pubblicato

il

rubrica pezzana

Sbaglia o è troppo giovane per ricordare chi dice di non avere mai visto a Milano e Torino manifestazioni così violente come quelle di questi giorni. Chi ha la mia età ed ha buona memoria, ricorda molto lucidamente i cortei indetti a Milano da seguaci di Mario Capanna, quelli di Lotta Continua, Potere Operaio, Avanguardia Operaia ed altri analoghi gruppi che per lungo tempo misero a ferro e fuoco il capoluogo lombardo, devastando semafori e segnaletica stradale, disselciando strade per lanciare cubetti di porfido contro la polizia (e, se capitava, anche contro qualche vetrina), occupando sedi universitarie, saccheggiando supermercati (le tristemente note “spese proletarie”).

C’ero, ero a Milano per ragioni di studio e di lavoro, ricordo molto bene gli slogan, gli striscioni, le cariche della polizia. Ed ero invece a Torino, in un negozio di scarpe, quella volta che, in occasione del comizio dell’attrice, cantante ed attivista Melina Mercouri contro il regime dei colonnelli in Grecia, si scatenò l’inferno. Il negoziante fece appena in tempo ad abbassare le serrande e noi, rinchiusi nel negozio, sentivamo distintamente il rumore dei cubetti di porfido lanciati contro le saracinesche.

Non c’è grande differenza tra le manifestazioni di oggi e quelle di ieri. Perché, oggi come ieri, a scatenare il caos, non sono e non erano gli studenti ed i lavoratori in piazza per esprimere pacificamente le loro proteste con slogan, megafoni, trombe e campanacci, ma erano e sono gli infiltrati, in passato genericamente identificati come anarchici, oggi definiti antagonisti, ma sempre deliberatamente presenti per fomentare i disordini più gravi. Neppure le motivazioni di queste manifestazioni sono cambiate così tanto: si partiva, come oggi, dal disagio nel mondo studentesco e più diffusamente giovanile, per arrivare allora al confronto tra padroni ed operai, oggi tra ricchi e poveri. Negli anni ’70 sul banco degli imputati vi era lo sfruttamento delle fasce più deboli dei lavoratori, oggi c’è la frustrazione di migranti e, ancor più, figli di migranti che non si sentono parte di quel tessuto sociale nel quale si sono trovati a vivere.

E poi, immancabili, c’erano e ci sono i delinquenti, coloro che del vandalismo fanno una ragione di vita. C’erano cinquant’anni fa, ci sono ancor più oggi che il mondo dei social diffonde a macchia d’olio le loro sciagurate imprese. Biella, per ora, rimane fuori da quei circuiti, anche se, almeno per quel che riguarda il vandalismo e le risse, sta già pagando il suo tributo di violenza. Qualcuno direbbe: corsi e ricorsi storici. Purtroppo i ricorsi quasi mai ripropongono il meglio di una società.

Google News Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
SEGUICI

Continua a leggere le notizie de La Provincia di Biella e segui la nostra pagina Facebook

1 Commento

1 Commento

  1. Bb68

    29 Ottobre 2026 at 10:47

    è vero e u giovani fanno bene a contestare questo governo infangato di eccidio a Gaza, contro la guerra il caro affitti le leggi stupide di un governo di Beceri e imbecilli sempre più ignoranti che non hanno capito che i giovani non hanno futuro ,e se succede la Violenza ? loro parlano solo di quello non hanno argomenti per difendersi da un Italia che hanno mandato a rotoli con le loro leggi sono dei pagliacci , non votateli più

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *