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Addio istituti tecnici e professionali: ora solo licei

I presidi commentano la riforma a livello nazionale

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«Io mi sono iscritta in un istituto tecnico perché non volevo fare il liceo». «A me sinceramente non interessa, mi sembra che nel concreto non cambi nulla». Sono soltanto due dei tanti commenti che circolano tra gli studenti sul tema che sta facendo discutere in questi giorni le scuole biellesi e non solo.
La notizia è che gli istituti tecnici e professionali, almeno nella denominazione, lasceranno il posto ai licei tecnologici e ai licei professionali. Una novità che sta suscitando reazioni diverse tra i ragazzi, soprattutto tra chi ha scelto un percorso tecnico proprio per la sua impostazione pratica e per la possibilità di acquisire competenze direttamente spendibili nel mondo del lavoro.
A sancire il cambiamento è il decreto-legge n. 170 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale mercoledì 30 settembre. Il provvedimento, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre, interviene su diversi aspetti del sistema di istruzione e introduce nuove denominazioni per gli indirizzi di studio. Entrato in vigore il primo ottobre, il decreto dovrà essere convertito in legge dal Parlamento entro 60 giorni. Nel corso dell’esame parlamentare, il testo potrà ancora essere modificato.
Entrando nel dettaglio del decreto, saranno 22 i nuovi licei tra professionali e tecnologici. Questi ultimi saranno suddivisi in due settori: economico e tecnologico-ambientale. Nel primo rientreranno l’amministrazione, la finanza e il marketing, oltre al turismo. Il secondo comprenderà invece nove indirizzi, dall’agraria all’agroalimentare, dalla chimica alle costruzioni, passando per elettronica ed elettrotecnica, grafica e comunicazione, informatica e telecomunicazioni, meccanica e meccatronica, sistema moda e trasporti e logistica.
Anche i percorsi professionali saranno articolati in undici indirizzi. Si va dall’agricoltura alla pesca commerciale, dall’industria e dall’artigianato per il Made in Italy alla manutenzione e assistenza tecnica, fino ai servizi commerciali, all’enogastronomia e all’ospitalità alberghiera. Completano il quadro i percorsi dedicati alla gestione delle acque, ai servizi culturali e dello spettacolo, alla sanità e all’assistenza sociale, oltre a quelli per odontotecnici e ottici. Accanto al cambio di denominazione, il decreto interviene anche su altri aspetti dell’organizzazione scolastica. L’articolo 9 aggiorna le tabelle relative al monte ore, all’autonomia e alla flessibilità didattica nell’ambito della riforma degli istituti tecnici e professionali prevista dal Pnrr. Resta da capire come il cambiamento verrà percepito da studenti e famiglie, soprattutto in vista delle iscrizioni e della scelta del percorso da intraprendere dopo la scuola media. Per quanto riguarda i dirigenti scolastici del Biellese la preside del liceo del Cossatese e Valle Strona Tiziana Tamburelli non ha dubbi:« Io la trovo una cosa del tutto inutile che addirittura va a confondere ancora di più le idee per famiglie e ragazzi. Non esistono scuole di serie a, b o c e non sarà il cambio del nome a modificare la tipologia dell’indirizzo e della scuola. Va bene, il governo ha deciso così, ma assolutamente non condivido questa scelta». «Scuole con caratteristiche diverse hanno giustamente nomi diversi – prosegue Tamburelli -, non è che se non ti chiami liceo non hai pari dignità. Creerà ancora più confusione tra genitori e non apporta nulla, poi si tratta di una differenza che risale a Gentile, alla notte dei tempi. Ogni lavoro ha la sua dignità, idem la scuola. Se abbiamo scuole con percorsi e finalità diverse, era giusto che ci fosse una differenziazione e caratterizzazione anche nel nome. L’abito non fa il monaco».
«Io arrivo da Ragioneria, ho fatto la mia università e ora dirigo un liceo – conclude la preside -. Non è che per questo mi sia mai sentita inferiore a miei amici liceali. A fare la differenza non è il nome, ma come si affronta il percorso. Se lo fai con serietà, impegno e volontà, puoi arrivare ovunque e non vali certo meno di un ragazzo che fa il liceo o un altro percorso di studi».
Alle parole della dirigente cossatese fanno eco quelle della collega dell’I.I.S. Eugenio Bona, Raffaella Miori: «Noi ci chiameremo Liceo tecnologico indirizzo commerciale turismo e liceo professionale a indirizzo socio sanitario. C’è una tabella allegata a questo decreto ministeriale con le diciture. Stiamo iniziando a preparare materiali per l’orientamento, perché a novembre inizieranno le attività e gli eventi dedicati all’offerta formativa. Per adesso abbiamo semplicemente provveduto a modificare le diciture sui materiali, in attesa di tutta quella parte regolamentare annunciata, per capire oltre all’aspetto formale cosa nella sostanza verrà modificato. Io non ne ho idea».
«Cosa ne penso? Cercherò di essere diplomatica – commenta ironica Miori – : se per i genitori è importante che la scuola a cui iscrivono i figli si chiami liceo, ben venga, ma il prestigio non dovrebbe dipendere dal fatto che si chiami liceo o istituto tecnico. Non esistono scuole o studenti di serie a e serie b. I ragazzi dovrebbero scegliere l’istituto sulla base di competenze, talenti e aspettative. Un istituto tecnico non dovrebbe essere considerato meno prestigioso, tuttavia per molte famiglie lo è. Dopodiché mi auguro che a questo cambio formale faccia seguito poi un adeguamento di altri aspetti, come ad esempio quelli relativi ai quadri orari. Il liceo ha 27-30 ore settimanali. Noi ne abbiamo sempre 32, anche quegli istituti tecnici in cui non sono previsti laboratori». «Ben venga si chiami liceo se è una questione di prestigio, se invece ci saranno altri sviluppi e prospettive le scopriremo. Diciamo che non mi sempre il problema principale. Oltretutto – conclude la preside – , che ci si chiami liceo o istituto tecnico, per il biellesi noi siamo e continueremo ad essere semplicemente “il Bona”».

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