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Il manuale di sopravvivenza per chi vive a Biella: istruzioni per l’uso
Dalla caccia a un negozio aperto alle passeggiate in via Italia, passando per la movida e la relazione complicata con i parcheggi: piccolo vademecum semiserio per biellesi resistenti. O resilienti, che va più di moda
Vivere a Biella è un’esperienza che richiede preparazione, pazienza e una discreta capacità di adattamento. Non basta conoscere le strade, sapere dove parcheggiare o ricordarsi gli orari degli uffici. Bisogna imparare a distinguere tra ciò che la città promette e ciò che effettivamente offre.
Ecco allora un piccolo manuale di sopravvivenza per chi qui ci vive, ci lavora, ci cresce i figli e ogni tanto si domanda come sia possibile che, nonostante le perenni recensioni negative offerte dal biellese medio, continui a volerle bene.
1 – Impara a riconoscere i negozi: quelli aperti e quelli che lo erano
La prima competenza da acquisire è la lettura delle vetrine. A Biella una serranda abbassata può significare pausa pranzo, giorno di chiusura, ferie oppure cessazione definitiva dell’attività. Quest’ultima ipotesi è spesso accompagnata da un cartello che, dopo qualche mese, assume il valore di una testimonianza archeologica.
In via Italia si può praticare la disciplina olimpica del riconoscimento delle attività commerciali scomparse: si osserva una vetrina, si cerca di ricordare che cosa ci fosse prima e si passa alla successiva.
Ogni tanto apre un’attività nuova, e allora si festeggia. Il biellese doc entra, compra qualcosa anche se non gli serve, saluta il titolare e gli augura buona fortuna. Poi, uscendo, commenta: «Speriamo che duri, ma io le do massimo sei mesi».
È il nostro modo di sostenere l’economia locale: solidarietà e pessimismo preventivo.
2 – Non dare per scontato che il centro sia un luogo di aggregazione, soprattutto dopo mezzanotte
Il centro è il cuore della città. Almeno sulla carta. Nella pratica, dipende dall’ora, dal giorno e dalla quantità di persone che hanno deciso di uscire di casa.
Di giorno si può incontrare qualcuno e fermarsi a bere un caffè. La sera, invece, il centro può assumere l’aspetto di un set cinematografico nel quale la produzione ha dimenticato di convocare le comparse.
Se hai un appuntamento in via Italia alle 22.30, non preoccuparti: troverai facilmente la persona che cerchi. Non avrai difficoltà a riconoscerla in mezzo alla folla, anche perché potreste essere gli unici due presenti.
Per anni abbiamo discusso di locali rumorosi, tavolini, schiamazzi, controlli, musica troppo alta e movida molesta in centro. Questioni legittime, che abbiamo risolto dichiarando guerra ai locali. Grazie a Dio qualcuno ancora resiste, ma in settimana, appena scocca l’ora di Cenerentola, ci si sente come la famosa particella di sodio nella bottiglia d’acqua.
3 – Impara l’arte di dare la colpa ai centri commerciali
A Biella esiste una spiegazione universale per la crisi del commercio: i centri commerciali.
Sono comodi, hanno parcheggi e concentrano molti negozi. Dunque, per una parte del dibattito cittadino, sono responsabili di tutto.
Le scelte urbanistiche? I servizi e gli orari? Gli eventi e la capacità di costruire un’offerta che convinca le persone a frequentare il centro? Quisquilie ininfluenti.
Per sopravvivere a Biella bisogna ricordare una regola fondamentale: quando una questione è complessa, è meglio accontentarsi delle spiegazioni semplici. Sono meno faticose e fanno più sereni.
4 – Sviluppa una relazione complicata con i parcheggi
Il parcheggio è una componente essenziale dell’identità biellese. Non è soltanto un luogo in cui lasciare l’automobile: è un argomento di conversazione e una questione urbanistica.
Se trovi posto vicino alla destinazione, non vantartene. Potresti suscitare invidia. Se devi lasciare l’auto più lontano, considera la passeggiata un investimento sulla salute.
Ma, soprattutto, ricorda sempre che è consuetudine lasciare almeno un metro di distanza tra la tua auto e quelle parcheggiate davanti e dietro. Non sia mai che poi per uscire si debba fare una manovra. O che per sbaglio possa rimanere lo spazio per un’auto in più. Tanto chi è disperato al massimo parcheggia sulle strisce pedonali.
5 – Riconosci e proteggi il biellese ottimista: è una specie rara
Il biellese medio ha un rapporto particolare con la propria città. La critica con precisione chirurgica, ne conosce ogni difetto e spesso ne parla come se fosse impossibile rimediare. Poi, se qualcuno arrivato da fuori si permette di fare lo stesso, scatta la difesa d’ufficio: «Non è vero che Biella è morta – protesta -. Ci sono tante cose belle». E ha ragione: montagne, paesaggio, patrimonio industriale, associazioni, imprese e iniziative culturali non mancano.
Però guai pure a parlarne bene. Il commento più dolce che rischi di ricevere è: “Passami il numero del tuo spacciatore”.
Quindi, se trovate un biellese ottimista e non brontolone, proteggetelo e salvaguardatelo: è una razza in via d’estinzione.
6 – Non pretendere risultati, accontentati degli annunci
Ogni città ha i suoi progetti di rilancio. Biella non fa eccezione.
Il consiglio è semplice: quando viene annunciato un cambiamento, non chiederti quando arriverà, quanto costerà, chi se ne occuperà e come si capirà se ha funzionato. Goditi l’annuncio. L’attesa del piacere è essa stessa il piacere.
7 – Se qualcosa funziona, cerca subito il difetto
Se viene organizzato un evento, c’è chi osserva che non è abbastanza grande. Se è grande, costa troppo. Se attira persone, c’è chi si lamenta del rumore. Se non le attira, c’è chi domanda perché sia stato organizzato.
Può sembrare un cortocircuito antipatico, in realtà è semplicemente un modo come un altro – ma più terapeutico – per chiacchierare, socializzare e sfogare le frustrazioni quotidiane della propria esistenza.
8 – Controlla sempre dove metti i piedi
Biella in generale è una città pulita, borghese, attenta al dettaglio, ma solo per quando riguarda l’universo che va dalle caviglie in su.
Quindi ricordati di fare sempre attenzione quando cammini perché la buca o il cubetto mancante possono sempre essere dietro l’angolo. Così come le cacche dei cani, che in alcune zone sono tradizionalmente parte integrante del paesaggio.
9 – Non temere di andare a Pralungo
L’avrai sentito mille volte: prima i batoma e poi rasonoma. I romani forse direbbero “prima je meno, poi ci parlo”. È il celebre codice di Pralungo.
Tranquilli, è solo folclore. Non abbiate paura di uscire dai confini della città. In realtà Pralungo è un paese tranquillo e si può tranquillamente parlare e discutere con le persone senza rischiare ripercussioni fisiche. Però comunque, nel dubbio, non esagerate.
9 – Si scherza, continua sempre e comunque a voler bene a Biella
L’ironia serve a prendere le distanze dai nostri difetti per riuscire a guardarli meglio. Biella ha problemi reali e far finta di niente non serve, così come non serve raccontarla come una città senza speranza. Quindi sorridi dei luoghi comuni, ma non dimenticarti di continuare a volerle bene.
E quando ti sembra che questa città offra tanto, ma non abbastanza, ricordati sempre che piutost’ che nient’, l’è mej piutost’.
Il tizio simpatico, ma non troppo
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