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Alpini vi aspettiamo a Biella, con o senza Adunata
La bella lettera di Narcisa Coda Zabetta
Riceviamo e pubblichiamo.
Premetto che non voglio alimentare sterili dibattiti; desidero solamente ricordare agli Alpini e ai biellesi tutti, la bellezza di quei tre giorni di maggio. Quell’evento non è stato un semplice raduno, ma un vero e proprio flusso di energia che ha travolto le strade, scuotendo la mia amata città. Eppure, osservando la situazione altrove, si percepisce una nota stonata: il rumore delle discussioni che tenta di limitare una tradizione così consolidata. Incontri di tale rilievo portano un messaggio che non è fatto di parole, ma di presenza, servizio e comunità: l’essenza di ciò che, per natura, dovremmo essere tutti noi.
L’Adunata ha rappresentato per Biella un nuovo inizio. La bellezza di quei momenti è stata tale da farci desiderare che la città possa diventare un loro ritrovo abituale.L’emozione della loro presenza non è svanita con l’ultimo “grazie” urlato alla fine della sfilata. Lo si vede negli adesivi ancora attaccati alle vetrine dei negozi a distanza di un anno, quasi a voler trattenere quel senso di festa e sicurezza,un ricordo prezioso di una comunità che si è riscoperta viva, unita e orgogliosa.
I biellesi sono figli della montagna, gente che ha costruito la propria ricchezza amando il territorio e capendo che le risorse della terra se sapute usare e rispettare, portano in cambio abbondanza e libertà. Abbiamo origini umili, radici che ci insegnano ad apprezzare ogni piccolo gesto, la condivisione e soprattutto l’attesa, che sappiamo vivere con calma e rispetto.
Credo che la vera ricchezza non sta in ciò che si accumula, ma in ciò che si mette in comune ed è qui che l’anima di Biella prende forma. Gli Alpini, per noi, non sono stati solo ospiti; sono stati parte della famiglia. E la famiglia si supporta, sempre.
Questa attitudine nasce da lontano e io la vivo con forza: sono figlia di contadini e nella visione degli Alpini, nella loro unione e nella loro voglia di vivere, ho ritrovato la bellezza delle tradizioni della mia famiglia. Siamo un popolo che usa come bussola il passato, non per restare indietro, ma per camminare fieri verso il futuro. Le nostre leggende e lo spirito della montagna ci hanno insegnato che la continuità è una forma di rispetto verso chi siamo. Onorare questa tradizione significa per me onorare le mie radici, mantenendo viva quella voglia di fare che trasforma ogni gesto in un rito di appartenenza.
Ancora oggi ci sediamo a raccontare ciò che abbiamo vissuto e chi abbiamo conosciuto in quei tre giorni. Lo facciamo con lo stesso amore di un tempo, quando nelle stalle gli anziani narravano storie per ingannare il tempo in attesa del riposo. Sono racconti che proteggiamo, perché sappiamo che la memoria, se condivisa nella serenità, diventa il pane per il futuro.
Oggi continuiamo a guardare quelle vetrine ancora decorate con orgoglio e le foto di quei giorni di festa. Ricordiamo la bellezza e la fierezza dei monumenti e dei monti vestiti dal Tricolore e la città illuminata, bella come non lo era da tempo. Certe impronte non si cancellano più, rimangono, ed è qui che scopriamo il vero senso del messaggio: sapere che ci siamo dati il permesso di cambiare e di accettare che certi legami sono destinati a durare finché ci sarà un sentiero da percorrere.
Cari alpini vi aspettiamo, con o senza adunata. La nostra provincia e i miei concittadini hanno molto da donare, e lo vogliamo condividere con voi.
Vi aspettiamo a Biella.
Narcisa Coda Zabetta
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