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VAR nel calcio: tecnologia, regolamento e come viene applicato

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Arbitro al VAR
Arbitro al VAR (© Depositphotos)

Il VAR (acronimo di Video Assistant Referee) è uno dei sistemi tecnologici più significativi introdotti nel calcio moderno: non è semplicemente una “telecamera in più”, ma un’infrastruttura complessa che combina video, comunicazione e protocolli regolamentari per aiutare l’arbitro a prendere decisioni più corrette nelle situazioni che possono influenzare il risultato di una partita. La sua introduzione nelle regole del gioco è avvenuta dopo anni di sperimentazioni, fino all’inserimento ufficiale da parte degli organi regolatori internazionali.

Cos’è il VAR: tecnologia e struttura operativa

Il VAR non è un singolo dispositivo, ma un sistema articolato che si fonda su tre componenti tecnologiche principali.

Il primo elemento è rappresentato dai feed video multipli, forniti da numerose telecamere ad alta definizione posizionate nello stadio. Le riprese includono angolazioni standard, telecamere laterali, retroporta e dispositivi ad alta frequenza di fotogrammi, pensati per cogliere anche i dettagli più rapidi o complessi dell’azione.

Il secondo elemento è la Video Operation Room (VOR), una vera e propria sala di controllo dove operano gli ufficiali VAR. Qui vengono visualizzati simultaneamente più flussi video, consentendo un’analisi approfondita degli episodi di gioco. La VOR può essere collocata nello stadio o in una sede centralizzata, a seconda della competizione.

Il terzo elemento è la comunicazione costante tra la VOR e l’arbitro in campo. Attraverso sistemi radio dedicati, il VAR può informare il direttore di gara di un possibile errore o di un episodio da rivedere, senza interrompere inutilmente il flusso della partita.

All’interno della VOR lavorano più figure: il VAR principale, uno o più AVAR (assistenti VAR) e gli operatori di replay, tecnici specializzati che selezionano in tempo reale le immagini più rilevanti, i rallentamenti e i fotogrammi chiave. L’efficacia del sistema dipende in larga parte dalla coordinazione tra questi ruoli.

Quando può intervenire il VAR: il protocollo e il regolamento

L’intervento del VAR è rigidamente disciplinato dal protocollo ufficiale. Il sistema può essere utilizzato solo in situazioni definite come “determinanti” per l’andamento della gara e non può trasformarsi in una revisione continua di ogni decisione arbitrale.

Allo stato attuale, le situazioni in cui il VAR è autorizzato a intervenire sono quattro:

  • Gol e azioni che portano direttamente a una rete, inclusi fuorigioco, falli o tocchi di mano nella fase immediatamente precedente.
  • Calci di rigore, sia per l’assegnazione sia per l’eventuale annullamento.
  • Espulsioni dirette, escludendo quindi i casi di doppia ammonizione.
  • Errori di identità, quando un provvedimento disciplinare viene assegnato al giocatore sbagliato.

Il principio cardine è quello del “chiaro ed evidente errore” o del grave episodio non visto. Se una decisione rientra nell’ambito dell’interpretazione soggettiva e non appare manifestamente errata, il VAR non deve intervenire.

È fondamentale sottolineare che, anche in presenza del VAR, la decisione finale spetta sempre all’arbitro in campo, che rimane l’unica autorità responsabile dell’esito dell’azione.

Come funziona una review: dalla segnalazione alla decisione

Ogni potenziale episodio rilevante viene inizialmente sottoposto a un check silenzioso, che avviene mentre il gioco prosegue. Se gli ufficiali VAR individuano un possibile errore, informano l’arbitro, che può interrompere il gioco alla prima occasione utile.

A questo punto si possono verificare due scenari. Nel primo caso, per decisioni considerate puramente fattuali (come alcune tipologie di fuorigioco), il VAR comunica direttamente la correzione all’arbitro, senza necessità di revisione al monitor.

Nel secondo caso si procede con la On-Field Review (OFR): l’arbitro si reca nell’area di revisione a bordo campo e osserva personalmente le immagini selezionate, valutando l’episodio da diverse angolazioni e velocità. Dopo la visione, prende la decisione definitiva, che può confermare o modificare la chiamata iniziale.

Tecnologie correlate al VAR e sviluppi recenti

Accanto al VAR tradizionale, negli ultimi anni sono state introdotte tecnologie complementari, come il fuorigioco semi-automatico. Questo sistema utilizza il tracciamento dei movimenti dei giocatori e del pallone per individuare in modo più rapido e preciso il momento del passaggio e la posizione dei calciatori coinvolti.

Le linee virtuali di fuorigioco non sono tracciate manualmente, ma derivano da una ricostruzione tridimensionale del campo e delle posizioni, basata su dati di calibrazione delle telecamere. Anche in questo caso, tuttavia, il giudizio finale resta affidato al team VAR e all’arbitro.

VAR, analisi delle partite e contesto informativo

Il VAR ha cambiato profondamente il modo in cui le partite vengono analizzate e raccontate. Commentatori, analisti e pubblico tengono sempre più conto dei protocolli di revisione, dei tempi di intervento e dei criteri di valutazione arbitrale. Questa consapevolezza tecnica è diventata rilevante anche in contesti informativi più ampi, come l’analisi in tempo reale delle gare o la lettura dell’andamento di una partita in diretta nel caso delle scommesse live sulle partite più importanti, poiché le decisioni del VAR possono cambiare in maniera netta l’andamento della singola sfida.

Limiti del VAR e percezione pubblica

Nonostante l’elevato livello tecnologico, il VAR non è infallibile. Angolazioni imperfette, immagini parzialmente coperte, limiti di sincronizzazione e, soprattutto, l’inevitabile componente interpretativa rendono alcune decisioni ancora controverse. La soglia del “chiaro ed evidente errore” rimane uno dei punti più discussi, perché lascia spazio a valutazioni diverse.

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