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Le piramidi di Giza: misteri risolti e domande aperte

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Le piramidi di Giza
Le piramidi di Giza (© Omar - Pexels)

Ogni generazione di archeologi ha creduto di aver detto l’ultima parola, salvo poi essere smentita da una nuova tecnologia, un nuovo scavo, un nuovo corridoio nascosto che nessuno sospettava esistesse. Negli ultimi anni la ricerca ha fatto passi avanti significativi, risolvendo alcune delle questioni più annose e aprendone di inedite.

Ma il fascino delle piramidi sta nell’equilibrio tra ciò che sappiamo e ciò che ancora ci sfugge: un mistero che si riduce senza mai scomparire del tutto. Facciamo il punto su quello che la scienza ha chiarito e su ciò che resta da scoprire.

Come furono costruite: il mistero (quasi) risolto

La domanda più popolare sulle piramidi è anche quella su cui la ricerca ha compiuto i progressi maggiori. Per secoli la costruzione della Grande Piramide di Cheope (146 metri di altezza originaria, circa 2,3 milioni di blocchi di pietra, un peso stimato di 6 milioni di tonnellate) è sembrata inspiegabile senza ricorrere a ipotesi fantasiose. Alieni, civiltà perdute, tecnologie dimenticate: la cultura popolare ha riempito il vuoto lasciato dalla mancanza di prove dirette.

Oggi il quadro è molto più chiaro. L’ipotesi dominante tra gli egittologi prevede l’utilizzo di rampe (esterne, interne o una combinazione delle due) lungo le quali i blocchi venivano trascinati su slitte di legno. Una scoperta del 2018 nella cava di Hatnub, nell’Alto Egitto, ha portato alla luce un sistema di rampe con fori per pali verticali che fungevano da moltiplicatori di forza: una conferma diretta che gli antichi egizi disponevano di soluzioni ingegneristiche sofisticate, perfettamente compatibili con la tecnologia dell’epoca.

Un altro tassello si è aggiunto nel 2024, quando uno studio pubblicato su Physical Review of Fluids ha dimostrato che bagnare la sabbia davanti alle slitte ne riduceva drasticamente l’attrito, dimezzando la forza necessaria per il trascinamento. Non era magia: era fisica applicata con i mezzi disponibili.

Il cantiere della Grande Piramide coinvolse una forza lavoro stimata tra i 20.000 e i 30.000 operai (non schiavi, come a lungo si è creduto, ma lavoratori stagionali retribuiti e ben nutriti, secondo le evidenze archeologiche emerse dal villaggio operaio scoperto da Mark Lehner negli anni Novanta). L’organizzazione logistica era paragonabile a quella di un moderno progetto infrastrutturale.

ScanPyramids: i corridoi nascosti che riscrivono la mappa interna

Se sul “come” la scienza ha fatto chiarezza, sul “cosa c’è dentro” le sorprese non sono finite. Il progetto ScanPyramids, avviato nel 2015 con il supporto del Ministero delle Antichità egiziano, ha utilizzato la muografia (una tecnica che sfrutta i muoni cosmici per “radiografare” strutture solide) per esplorare l’interno della piramide di Cheope senza scavi invasivi.

I risultati sono stati straordinari. Nel 2017 il team ha individuato un enorme vuoto lungo almeno 30 metri al di sopra della Grande Galleria, una cavità di cui nessuno conosceva l’esistenza. Nel 2023, una sonda endoscopica inserita attraverso una fessura nel lato nord ha rivelato un corridoio nascosto lungo circa 9 metri, con pareti a spina di pesce, situato dietro l’ingresso principale. La funzione di tali spazi resta oggetto di dibattito: potrebbero essere camere di scarico strutturale, passaggi di servizio abbandonati durante la costruzione, oppure (l’ipotesi più affascinante) anticamere di una sepoltura ancora inesplorata.

Il fascino dell’Antico Egitto, del resto, non ha mai smesso di alimentare l’immaginario collettivo. Dai film di Indiana Jones alla letteratura di avventura, dalle mostre immersive dedicate a Tutankhamon fino al mondo del gaming (dove titoli a tema egizio come Book of Ra Deluxe sono diventati classici riconoscibili anche da chi non frequenta il settore), la cultura delle piramidi e dei faraoni continua a permeare ogni forma di intrattenimento contemporaneo. È un segno di quanto quei monumenti si siano radicati nel nostro immaginario.

Le domande ancora aperte

Nonostante i progressi, diverse questioni restano senza risposta definitiva. La più importante riguarda la camera sepolcrale di Cheope: quella attualmente nota (la cosiddetta Camera del Re, con il sarcofago in granito) è davvero il luogo della sepoltura originale, oppure la vera tomba si trova altrove all’interno della piramide, magari in uno dei vuoti recentemente scoperti?

C’è poi il mistero della piramide di Micerino, la più piccola delle tre. Nel 2024, un team internazionale ha annunciato il ritrovamento di un’anomalia strutturale significativa nella sua parte superiore, ancora in fase di analisi. Se confermata, potrebbe indicare la presenza di camere sconosciute anche in un monumento considerato già del tutto esplorato.

Un’altra questione irrisolta riguarda l’allineamento delle tre piramidi. La corrispondenza con la cintura di Orione (la cosiddetta teoria della correlazione di Orione, proposta da Robert Bauval nel 1994) è stata in gran parte ridimensionata dalla comunità scientifica, ma il livello di precisione astronomica nell’orientamento dei monumenti resta sorprendente e difficile da spiegare con gli strumenti dell’epoca.

Infine, resta aperto il capitolo della Sfinge: la datazione tradizionale la colloca sotto il regno di Chefren (circa 2500 a.C.), ma alcuni geologi hanno proposto una datazione più antica, basata sui segni di erosione idrica presenti sul corpo. Il dibattito, iniziato negli anni Novanta, è ancora lontano da una conclusione condivisa.

Insomma, le piramidi di Giza sono il raro esempio di un soggetto in cui più si scopre, più le domande si moltiplicano. La scienza ha smontato le teorie più fantasiose sulla costruzione, ha rivelato spazi nascosti che nessuno immaginava e ha restituito dignità ai lavoratori che li edificarono. Ma il cuore di quei monumenti (metaforicamente) resta in parte inaccessibile. È proprio l’equilibrio tra conoscenza e mistero a mantenere vivo, dopo quarantacinque secoli, il fascino di tre strutture di pietra nel deserto alle porte del Cairo.

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