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Eventi e cultura

Mettiamo un divano in strada

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Quando gli artisti guidano la crescita delle comunità locali

Il weekend del 23 settembre 2005 avvennero dei fatti strani, a Biella. Poteva, ad esempio, capitare a un ignaro passante di imbattersi in un gruppo di giovani che posizionavano un grande tappeto rosso per strada, in via Italia, o al Vernato o in altri quartieri. Sul tappeto, poi, venivano posti divani, un ampio tavolo e delle sedie e quindi, come fosse naturale, i ragazzi intavolavano discussioni coi passanti, invitati a sedersi e dire la propria idea su cose come “che cosa manca in città?”, “come sarà il futuro di Biella?”.

Una scena più o meno uguale avvenne anche nel gennaio 2011 a York, una piccola città dell'Alabama in difficili condizioni economiche essenzialmente a causa della chiusura di alcune attività imprenditoriali locali. Gli abitanti di York erano invitati a portare sul tappeto un oggetto del proprio salotto e in pochi giorni il (grande) tappeto si trasformò in un salotto pubblico all'aperto. In inglese salotto si dice living room, cioè “spazio da vivere”, sicché gli abitanti di York si trovavano ad incontrarsi e discutere in quello che chiamavano letteralmente “uno spazio da vivere pubblico all'aperto”.

Che cosa può portare, come conseguenze pratiche, il fatto che i cittadini abbiano uno spazio per incontrarsi e parlare?

Per rispondere a questa domanda, occorre però che siano svelati alcuni elementi che accomunano quartieri di Biella e strade dell'Alabama: le persone responsabili di questi interventi, in entrambi i casi, sono degli artisti. Uno potrebbe legittimamente chiedersi perché mai non se ne stessero nel proprio salotto o al massimo nel proprio atelier a dipingere. E probabilmente la “colpa” di questa circostanza è nostra, poiché gli imputati sono tutti allievi dell'Università delle Idee, il programma formativo di Cittadellarte, negli spazi dell'ex Lanificio Trombetta di via Serralunga.

Qui sono passati in questi anni diverse centinaia di artisti provenienti da tutto il mondo. Adesso ognuno di loro è tornato a casa o è partito per altre destinazioni. Con una missione: quella di attivare la partecipazione delle persone per migliorare le cose intorno a loro. Visto che sono artisti, quest'attivazione passa per pratiche come le perfomances, il teatro, la musica, la grafica, la fotografia o altre specialità dell'arte; allora parliamo di artivazione. Questi artisti sono degli artivatori di processi nelle comunità locali che tendono a portare dei cambiamenti.
Torniamo a York, adesso, e se vediamo un giovane che si alza da un divano in mezzo alla strada e accoglie una donna nera che porta due sedie con sé, la fa accomodare sorridendo ed offrendole una tazza di tè caldo, be', adesso sappiamo che cosa significa quando lui dice, “i am not just an artist, I am an artivator”. Si chiama Matthew, suo padre è siciliano di origine, il loro cognome è Mazzotta.
“Che cosa avete fatto, Matthew, a York? Voglio dire – gli chiedo quando lo rivedo qualche settimana fa a New York – voglio dire, la gente di York ha deciso di fare qualcosa di concreto o vi siete solo incontrati?”
“Tutti dicevano che mancava uno spazio per incontrarsi. Certo non poteva essere il salotto all'aperto la risposta, anche se già funzionava in parte. E poi hanno iniziato a parlare delle case abbandonate, perché molti se ne sono andati e le loro case, rimaste, sono andate in rovina, vetri rotti, tegole cadute, facciate scrostate, immaginati delle casette all'americana, Paolo, villette unifamigliari con un pezzo di giardino intorno. Da queste case abbandonate la gente sentiva arrivare tutto il tempo un senso di declino.” Quando mi diceva così non potevo non pensare alle fabbriche di Biella e ai suoi negozi del centro.
“Così, abbiamo deciso di trasformare una di queste case in un qualcosa di simbolico e pratico allo stesso tempo; l'abbiamo smontata pezzo per pezzo e rimontata che a vederla da fuori sembra uguale, solo messa in ordine e riverniciata a nuovo. Però non è più una casa. Che senso avrebbe farne una casa vuota, anche se in bello stato? È tagliata a fette e se tiri giù le pareti si aprono e anche il tetto, diventano dei sedili, delle file di sedili, cioè un teatro all'aperto, gratuito e comune, dove la gente va a fare concerti, discussioni, feste… è una casa aperta. In tutti i sensi.”
“Ma è la gente che l'ha voluta? Voglio dire, avranno i loro problemi, col lavoro e soprattutto il non lavoro, eccetera, la cosa migliore che potevano pensare è un teatro per la comunità?” gli dico un po' provocatoriamente e un po' a causa del trauma che mi ha lasciato l'intelligenza dei nostri ministri professoroni italiani che andavano dicendo che di cultura non si mangia, quando l'Italia, tra il Made in Italy e il turismo, è proprio grazie alla cultura che ha avuto il successo che ha avuto.
“Il salotto serviva proprio a fare in modo che la gente decidesse insieme quello che a loro importava, non sono stato io a proporlo, né il Comune a imporlo, né i proprietari immobiliari in cerca di affari speculativi sul valore dei terreni e delle case…”

“E il budget? Perché sarà costato l'intervento, no?” lo incalzo.
“In America c'è una legge che destina una percentuale del budget che la Città spende per gli edifici pubblici a interventi artistici pubblici. Sai che io lavoro al MIT (Massachusetts Institute of Technology, una delle Università più importanti del mondo con un tasso di premi Nobel impressionante) e faccio ricerca sull'arte negli spazi pubblici, no?, la mia professoressa è la massima esperta negli USA di questa legge e devo dire che in America funziona. Le Città possono applicarla facendo delle modifiche per meglio adattarla alle loro esigenze. Comunque, a York, con quei soldi, che sono soldi della gente, perché sono pubblici, si è finanziato il progetto.”
“Ed è stata la gente a decidere che cosa fare, grazie al tuo intervento artistico”
Sorride, Matthew. Poi mi chiede di Cittadellarte e dice che sarebbe bellissimo tornare a trovarci. Gli dico che anche noi abbiamo questa legge. Ma che non viene applicata quasi mai e anche quando lo è non si fanno progetti come quelli che ha fatto lui e che ha imparato a fare da noi. Gli dico che stiamo preparando una proposta di revisione di questa legge.

“Potremmo invitare la professoressa a Biella”, dice lui, pieno di entusiasmo e forse, sì, gratitudine per la nostra città.

Per vedere il progetto della Open House, http://vimeo.com/70386286