Seguici su

Eventi e cultura

Biella e i “Maestri d’acqua”, un itinerario congiunto per rilanciare il turismo di prossimità

Pubblicato

il

Ermenegildo Zegna e l’archivio di Casa Zegna a Trivero Valdilana

È seguendo il filo dell’acqua che si può giungere a visitare Casa Zegna, per scoprire che ci sono vicende come quella dell’uomo (e industriale) illuminato Ermenegildo Zegna, per cui l’acqua è storia di lavoro e di vita. Elemento prezioso perché dove nacque Zegna, a Trivero, ce n’è poca, scorre via in fretta e raggiungerla e raccoglierla è dispendioso e complicato. Eppure, per il conte, padre fondatore dell’azienda che diventerà leader mondiale per i filati naturali, non ci sono dubbi. Nel 1910 il suo lanificio lo apre proprio qui, a Trivero, lontano dall’acqua ma vicino alla sua gente. Affidandosi all’elettricità come forza motrice, guardando all’acqua come preziosissima risorsa da tutelare e gestire per fare rinascere il territorio, sviluppare la sua comunità e rendere unici i propri tessuti, e lasciando alle sue stoffe di nobilitarsi della purezza di quest’acqua sorgiva. Stoffe di altissimo pregio dietro cui c’è sempre stato un pensiero, un’idea senza tempo e fluida come l’acqua: “essere evoluzionisti, scavalcare continuamente il mercato proponendo nuova qualità e fantasia”.

E quando la vocazione di una vita è l’attenzione e la cura socio-ambientale tutto il suo operato va in tale direzione. Per questo nel 1938 Zegna intraprese l’importante costruzione della Panoramica Zegna, 26 km di strada, oggi provinciale, che si snodano tra centinaia di migliaia di conifere e rododendri coltivati, dall’Alta Val Sessera alla Valle Cervo, correndo in altitudine sulla pianura padana. Oggi lungo questa direttrice si estende l’Oasi Zegna, inaugurata dagli eredi di Ermenegildo nel 1993 come ulteriore espressione dell’amore per le valli biellesi, con un habitat naturale di boschi, sentieri e incantevoli fioriture, un paradiso per il turismo lento da percorrere e scoprire nelle diverse esplosioni stagionali.

FILA e la Fondazione FILA Museum

E poi ci sono storie appassionanti come quella di FILA. Oggi marchio cult conosciuto in tutto il mondo, nasce come stabilimento laniero vicino a Biella, a Coggiola, sulle sponde del torrente Sessera. Lo spazio espositivo di Fondazione FILA Museum, racconta e documenta l’evoluzione del brand, dalle origini di filati di qualità all‘abbigliamento sportswear e lifestyle. Il suo legame congenito con l’acqua, elemento presente nei processi di lavorazione del tessile, ha ispirato FILA nel corso di oltre un secolo. Molto si deve a Pierluigi Rolando, stilista di FILA, che nel 1973 ha portato sui campi da tennis l’inconfondibile F rossa e blu, insieme ai primi completi con inserti colorati, quando ancora regnava il total white. Nel 1976 disegna la collezione Aqua Time, dedicata allo sport agonistico che si vive nelle piscine. E nel 1981 i costumi si arricchiscono di stampe geometriche che, stagione dopo stagione, si tramutano in fluide onde del mare, creando il connubio perfetto tra piscina e mondo della moda. Una musa ispiratrice di Rolando fu Lucio Fontana: i tagli delle sue famose tele diventano motivi che scivolano sui costumi come le linee delle pennellate dei suoi quadri. Così, il nome FILA riecheggia nell’acqua: dalle vasche olimpioniche agli oceani, dalle cime scoscese degli 8000 metri alle piste da sci, dai campi da tennis di tutti il mondo ai circuiti di atletica. Un brand d’ eccellenza caratterizzato dal rinnovamento e dall’innovazione, capace di espandere i propri confini mantenendo saldo il rapporto con la natura, il corpo e le sue origini.

MeBo – Casa Menabrea Museo della Birra e Casa Botalla Museo del Formaggio 

È sempre l’acqua purissima e leggera delle Alpi Biellesi protagonista anche della birra Menabrea. Perché è vicino all’acqua, lungo la roggia di Biella, che nel 1846 nasce lo storico birrificio, che nel 1872 sarà definitivamente acquistato Giuseppe Menabrea. Si tratta del più antico birrificio attivo in Italia, la cui storia potete approfondire visitando il Museo Casa Menabrea di Biella, curiosando tra bottiglie e bicchieri, documenti e fotografie, o tra gli antichi attrezzi a macchinari che ne illustrano i processi di produzione. Oppure pasteggiando direttamente con una delle storiche birre, al ristorante Birreria Menabrea, annesso all’antico birrificio.

La birra Menabrea è ricavata dalla miscela di materie prime eccellenti, tra cui primeggia la purissima acqua delle fonti biellesi, elemento prezioso e gestito con attenzione grazie alla continua innovazione tecnologica, a cui si uniscono malto, luppolo e lievito. Ingredienti selezionati e declinati in diverse ricette che fin da subito hanno decretato il successo di Menabrea. Una fama che alla fine del secolo scorso ha varcato definitivamente i confini di oltre quaranta paesi. 

All’interno di MeBo c’è anche Casa Botalla. È il museo di un’altra azienda di lunga data, Botalla Formaggi, contigua a Birra Menabrea con cui condivide il legame con il territorio e una collaborazione ventennale, di recente ampliatasi nei nuovi spazi espositivi. Nel Museo del Formaggio si ripercorre la tradizione casearia biellese, legata a tecniche antiche che oggi rimangono nella mano dell’uomo che lascia la propria impronta in ogni forma. Narra delle relazioni con gli allevatori, che nella gestione degli alpeggi garantiscono il presidio della montagna, ma soprattutto narra di relazioni tra l’acqua sorgiva e i verdi pascoli delle Alpi biellesi dove il clima favorevole di questo territorio e la grande quantità di erbe rappresentano un ambiente di vita ideale per la razza autoctona Pezzata Rossa di Oropa: un mix di fattori imprescindibili per latte, burro e formaggio genuini e di qualità.

E tu cosa ne pensi?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *