CronacaValle Cervo
Trovato morto in casa il 61enne Nicola Parison
Deceduto per cause naturali, aveva mostrato una pistola finta in un negozio e da mesi era protagonista di decine di interventi del 112 per comportamenti molesti
Trovato morto in casa il 61enne Nicola Parison.
Trovato morto in casa il 61enne Nicola Parison
Da tempo le istituzioni stavano collaborando alla ricerca di una soluzione, ma il suo cuore ha ceduto prima che ci si arrivasse.
Nicola Parison è stato trovato morto nella casa in cui viveva a Piedicavallo. Aveva 61 anni. A lanciare l’allarme sono stati alcuni vicini che non lo vedevano da un paio di giorni. Al loro arrivo sul posto, i carabinieri hanno scoperto che non c’era più niente da fare: l’uomo giaceva all’interno dell’abitazione, stroncato da cause naturali, molto probabilmente da un malore improvviso. Il funerale verrà celebrato una volta ottenuto il nulla osta della procura.
Negli ultimi due anni Parison era balzato innumerevoli volte agli onori della cronaca locale, divenendo noto come il “disturbatore seriale” e rendendosi protagonista di una serie crescente di intemperanze, che sempre più spesso e sempre più regolarmente rendevano necessario l’intervento delle forze dell’ordine. L’apice era stato raggiunto alcune settimane fa, quando in un negozio di via Italia aveva mostrato – non a scopo di rapina – una pistola poi rivelatasi finta. Un episodio per il quale era stato arrestato dalla polizia.
Più in generale, ormai quasi quotidianamente era al centro di situazioni di disturbo della quiete o di comportamenti molesti, che puntualmente si concludevano con l’arrivo della gazzella dei carabinieri o della volante della questura. Una cinquantina gli interventi solo negli ultimi mesi, a volte anche tre in un giorno.
Ma Parison non era un delinquente. Disturbava, quello sì, e anche parecchio. Ma in tutte queste occasioni non ha mai fatto male a nessuno. “È palese che non c’è con la testa…” aveva commentato di recente un biellese testimone di uno dei suoi momenti di “instabilità”.
Le parole del sindaco Carlo Rosazza Prin
A confermarlo è anche il primo cittadino: «Il signor Parison era una persona malata – sono le parole del sindaco Carlo Rosazza Prin, amareggiato per questo tragico epilogo – e aveva bisogno d’aiuto, aiuto che ha sempre rifiutato. Noi, con tutte le figure coinvolte, dall’Asl ai servizi sociali fino ai carabinieri di Andorno, che sono stati preziosissimi e bravissimi, in questo periodo abbiamo provato con gli strumenti che l’ordinamento ci consente di usare. Abbiamo fatto riunioni con psichiatria, con i servizi sociali, con il medico curante… anche lui bravissimo e preziosissimo. Ma purtroppo non abbiamo fatto in tempo». «Per “imporre” a una persona di farsi aiutare e curare – prosegue il sindaco – occorrono precise procedure burocratiche che poi si concretizzano con la nomina di un amministratore di sostegno. Sono procedure complesse, che coinvolgono più soggetti e richiedono tempo».
Tempo che in questo caso non è bastato: «Sicuramente rimane una grande amarezza – sottolinea il sindaco – perché evidentemente il sistema non ha funzionato abbastanza da garantire tempestivamente l’aiuto e il sostegno che lui rifiutava e di cui aveva necessità».
Parison non era sempre stato così, fino a non tantissimo tempo fa conduceva un’esistenza normale.
«Viveva qui da una decina d’anni – lo ricorda il sindaco – ma anche prima di trasferirsi frequentava il nostro paese da sempre. Era un uomo con i suoi trascorsi, ma inserito, tranquillo. Faceva l’operatore socio-sanitario. Finché non ha iniziato ad avere problemi, ha lavorato anche a contatto con persone fragili e credo che questo la dica lunga sul suo carattere e la sua personalità».
Poi, a un certo punto, sarebbe emersa la malattia, aggravata dall’alcol, come racconta chi lo conosceva.
«La situazione è peggiorata un paio d’anni fa – continua il primo cittadino -. Non si può negare che da tempo il suo comportamento generasse allarme e preoccupazione tra i cittadini, anche perché aveva una stazza imponente, poteva incutere timore. Però è altrettanto vero che, di fatto, non ha mai fatto del male a nessuno. Resta il grande rammarico per un sistema che non ha funzionato, l’amarezza per non essere riusciti a intervenire in tempo ed efficacemente come istituzioni».
L’umanità delle forze dell’ordine
Come spesso accade in questi casi, tanti penseranno che “non se ne sentirà la mancanza”. Qualcuno lo scriverà anche sui social, magari pure in maniera brutale, dimenticando che dietro ogni vita spezzata ci sono una storia e altre vite toccate dal lutto.
Però c’è anche chi, invece, se lo ricorda. E a volte è proprio chi ha vissuto più di tutti, e in prima persona, la fatica di confrontarsi con il disagio, le “follie” e le intemperanze delle persone come Nicola: le forze dell’ordine.
A questo proposito vale la pena di citare una frase udita ieri in città, pronunciata da un carabiniere che aveva appena saputo della morte di Parison: «Purtroppo abbiamo finito di fare interventi per lui…». In quella semplice parola, “purtroppo”, c’è tutta l’umanità del mondo.
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