BiellaCronaca
Scandalo tempio crematorio, 92 persone chiedono i danni anche a Comune e Seab
Citati in giudizio insieme a Socrebi, la richiesta complessiva ammonta a oltre 2 milioni e 200mila euro
Scandalo tempio crematorio, 92 persone chiedono i danni anche a Comune e Seab. Il procedimento penale è chiuso ormai da tempo, ma una battaglia legale legata allo scandalo del tempio crematorio del 2018 sta per approdare in sede civile.
Scandalo tempio crematorio, 92 persone chiedono i danni anche a Comune e Seab
A metà dicembre è stato infatti notificato un atto di citazione con contestuale richiesta danni milionaria. E tra i citati in giudizio, non ci sono solo Socrebi Srl (che gestiva la struttura), l’agenzia di onoranze funebri Ravetti Srl e alcune delle persone coinvolte nel processo penale. Ma anche il Comune di Biella e Seab.
L’azione è stata avviata da 92 persone, parenti di defunti cremati negli anni 2017 e 2018, assistiti dall’avvocato Massimiliano Gabrielli del foro di Roma. Si tratta di alcune delle centinaia di congiunti che avevano chiesto, senza successo, di essere ammesse come parte civile al processo penale. E di avviare nuovi accertamenti per appurare l’eventuale esistenza di ulteriori casi, precedenti a quelli emersi nel periodo delle indagini della procura. La procura, però, aveva chiesto e ottenuto l’archiviazione.
Ora sul piano civile chiedono la condanna “al pagamento della somma di 2.231.920 euro di cui 31.920 a titolo di danno per l’inadempimento contrattuale. E 2.200.000 euro a titolo di ristoro del danno non patrimoniale”.
Nei giorni scorsi la giunta comunale ha dato mandato al sindaco di conferire allo studio Osborne Clarke la delega a rappresentare e difendere il Comune. Prevedendo una spesa complessiva di circa 65mila euro in due anni.
Udienza a Maggio
A confermare l’avvio dell’azione civile anche nei confronti del Comune – dovrebbe approdare al tribunale di Biella il prossimo 11 maggio – è lo stesso avvocato Gabrielli.
«Riteniamo ci sia una responsabilità solidale degli enti e delle persone citate in giudizio – spiega -. Abbiamo attivato la richiesta risarcitoria anche nei confronti del Comune perché è il titolare del servizio e di tutti i servizi pubblici oggetto di concessione. E, a nostro avviso, ha omesso il proprio dovere di vigilanza e diligenza sulle attività del concessionario. Il Comune avrebbe potuto facilmente rilevare anomalie, anche alla luce del notevole incremento del numero di cremazioni».
«Inoltre percepiva un canone proporzionale al numero di cremazioni e quindi, di fatto, ci ha guadagnato. E anche molto. Il concedente ha la facoltà, ma anche il dovere di controllare l’operato del concessionario. Anche perché se il concessionario non esegue in maniera adeguata il servizio, può dichiararlo decaduto. Come poi il Comune ha effettivamente fatto dopo che è emerso lo scandalo».
Come detto, non soltanto il Comune di Biella, ma anche Seab viene citata. «Perché è stato dimostrato durante il procedimento penale il coinvolgimento di un suo dipendente. Che si occupava di smaltire lo zinco rimosso dalle casse per accelerare i tempi della cremazione. Quindi, in questo caso, citiamo Seab in quanto datore di lavoro e civilmente responsabile».
LEGGI ANCHE: Tempio crematorio: Socrebi vuole 1,8 milioni dal Comune di Biella
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Marco
31 Gennaio 2026 at 8:15
Giusto per capire. Socrebi commette un gravissimo illecito, vengono scoperti e condannati. I titolari vengono citati e viene chiesto loro di risarcire le vittime. Il processo viene chiuso, la colpevolezza di Socrebi è universalmente riconosciuta. Ora nella speranza di spillare altro denaro, le vittime (che hanno avuto giustizia) si inventano (a processo concluso) fantomatiche responsabilità da parte del Comune e di un dipendente Seab che a detta loro sarebbe stato coinvolto. Siamo ben oltre il ridicolo. Auspico vivamente che Comune e Seab abbiano ragione nei confronti di questa causa spilla denaro e che le vittime si debbano accollare tutte le spese processuali. Vergognatevi per aver trasformato una vicenda ignobile che ha già dei responsabili, in uno spettacolino al solo scopo di estorcere del denaro.