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Forno crematorio degli orrori: “Le ceneri non sono state mischiate”

Parla l’avvocato di Alessandro Ravetti

Forno crematorio degli orrori: “Le ceneri non sono state mischiate”.
Parla l’avvocato di Alessandro Ravetti
«Ci tengo a dire a tutti di stare tranquilli: nelle urne funerarie ci sono le ceneri dei loro congiunti, non quelle di altre persone. Inoltre le contestazioni di presunte “cremazioni multiple” riguardano le estumulazioni, quindi i resti di persone morte oltre vent’anni fa, non di recente».
A parlare è l’avvocato Marco Bozzalla, che insieme all’avvocato Massimo Pozzo assiste la famiglia Ravetti, alle prese con lo scandalo del tempio crematorio. Il legale, contattato telefonicamente, ha risposto in merito alle principali contestazioni che vengono fatte al suo assistito, il quarantenne Alessandro Ravetti, amministratore delegato della Socrebi, la società che gestisce la struttura adiacente al cimitero.
Nessuna cremazione multipla
«Non ha mai ordinato né assistito a cremazioni multiple – sostiene – come ha detto al giudice Passerini durante l’interrogatorio di garanzia. Ha spiegato che, dopo le estumulazioni, spesso i resti gli venivano dati già all’interno di scatole di cartone e tante volte effettivamente queste venivano messe una sull’altra vicino al forno, ma poi venivano fatte passare all’interno una ad una. Effettivamente i ritmi di lavoro erano quelli di una “catena di montaggio”, che però funzionava secondo le norme. Non sono mai stati bruciati tre o quattro morti insieme».
Resti umani nei cassonetti
L’avvocato ha una spiegazione anche per quanto riguarda i resti umani trovati nei cassonetti: «Durante la pulizia del forno, dopo ogni cremazione, vengono rimosse le ceneri lignee. Tra di esse possono rimanere i resti di ossa più piccole, come le falangi delle dita. Veniva tutto messo nei recipienti e fatto smaltire. Forse hanno agito con leggerezza, nella convinzione che fosse lecito smaltirli con il sistema urbano. Invece evidentemente non è così».
Smaltimento
Una “leggerezza” per la quale, secondo quanto dettagliatamente ricostruito dai carabinieri della sezione di polizia giudiziaria guidati dal luogotenente Tindaro Gullo e coordinati dalla procuratrice Teresa Angela Camelio, sarebbe stato dato del denaro affinché l’operatore della Seab chiudesse un occhio: «Se il mio cliente ha sbagliato a smaltire in questo modo, è pronto a pagarne le conseguenze. Ma sostiene che il denaro a questo dipendente Seab venisse dato solo per farlo venire prima la mattina, fuori orario, in modo che la gente che andava al cimitero non vedesse casse e zinco accumulati lì fuori. Per questo, dice, gli davano 20-30 euro per il disturbo. Ma è successo soltanto nel corso di un mese in cui c’era un particolare esubero di zinchi».
Proprio lo zinco è al centro dell’indagine. Stando a quanto ricostruito dalla Procura, infatti, le bare che lo contenevano venivano smontate e violate per eliminarlo, in modo da inserire nel forno soltanto il legno, che ovviamente brucia più velocemente, facendo però pagare la tariffa prevista in presenza del metallo.
Gli zinchi
«Gli zinchi di cui si parla – prosegue l’avvocato Bozzalla – sono quelli delle bare estumulate, non di quelle di persone appena defunte, che solitamente non hanno zinco se destinate alla cremazione. Dopo 25-30 anni le casse non sempre sono integre e c’è il rischio che colino liquidi addosso agli operatori. Per questo, utilizzando i palanchini, venivano tolti i coperchi. I resti venivano posati su un tavolo e il liquido della cassa versato, per poi procedere con la cremazione vera e propria. Operazioni fatte secondo procedure precise, utilizzando guanti e mascherine”.
Cremato anche un cane
Tra le varie contestazioni, c’è anche quella di aver cremato addirittura un cane: «Ravetti di questo non sa nulla. È emerso dalle dichiarazioni di ex dipendenti. Lui dice che quando è successo era addirittura in ferie all’isola d’Elba. Se lo hanno fatto loro in autonomia, ne risponderanno».
Sulla base di tutte queste considerazioni, l’avvocato ritiene non sussistano più gli estremi per la custodia cautelare in carcere. Ha già presentato domanda al riesame per ottenere una misura meno afflittiva.
Ravetti è distrutto
«È molto provato e piange tutto il giorno. Sa di aver fatto degli sbagli, ma non ha ucciso nessuno. È chiaro che i reati contro i defunti suscitano una certa riprovazione nella società. La famiglia Ravetti si rende assolutamente conto di cosa sta capitando, ma si trova in una bufera in cui non sa come sia entrata. Purtroppo sono sottoposti a un vero e proprio linciaggio in questo momento. Sui social e non solo. L’altro giorno, per farle un esempio, al bar ho sentito delle persone suggerire di bruciare vivi loro e anche il loro avvocato… Questa è la situazione».

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