BiellaCronaca
Dieci anni senza l’appuntato scelto Alberto Cattani
Morì a 45 anni per un cancro correlato all’esposizione all’uranio impoverito nei Balcani. Il figlio Francesco: “Ringrazio dal profondo del cuore le persone che ancora oggi continuano a ricordarlo”
«Era una persona d’oro, sempre disponibile con tutti. Aiutava chiunque, nel bene e nel male».
Oggi sono esattamente dieci anni dalla morte dell’appuntato scelto Alberto Cattani, ma il ricordo del carabiniere – originario di Modena e biellese d’adozione – è sempre vivido nel cuore di chi lo conosceva e dei suoi familiari, primo tra tutti il figlio Francesco, che nel 2016 era appena adolescente.
Alberto Cattani, il ricordo del figlio Francesco: “Era una di quelle persone che se le metti in una stanza vuota, la riempiono”
«Avevo quindici anni quando è successo – racconta -, la sua perdita ha cambiato la vita a tutta la mia famiglia. Era una di quelle persone che, quando le metti in una stanza vuota, la “riempiono”. Mio padre era così. Era un uomo generoso, sempre pronto ad aiutare il prossimo».
E proprio con quello spirito era partito per una delle prime missioni di pace nella ex Jugoslavia, in Bosnia Erzegovina: «Credo che non fu un’esperienza semplice per lui – prosegue il figlio -. Ricordo ancora di quando raccontava di aver visto seppellire bambini, morti per la guerra. Era una cosa che lo aveva segnato e che si portava dentro».
La missione di pace nei Balcani e l’esposizione all’uranio impoverito
A quella missione aveva partecipato perché sentiva di avere la possibilità e il dovere di rendersi utile. Cattani desiderava sentirsi parte di qualcosa di più grande. «Noi eravamo contrari – ricordava all’epoca il suocero, per il quale è sempre stato come un figlio -, non volevamo che corresse pericoli. C’erano i cecchini che sparavano laggiù, era una situazione terribile in quelle zone. Ma lui voleva partire, lo sentiva come un dovere, sperava di poter dare una mano. Voleva davvero rendersi utile concretamente».
Cattani alla fine riuscì a convincerli e partì, assicurando ai familiari che sarebbe tornato e promettendo che, se necessario, l’avrebbe fatto anche a costo di schivare le singole pallottole.
Era un uomo di parola, schivò le pallottole e tornò dalla moglie Alessandra e dal figlio Francesco. Purtroppo, però, non poté schivare un nemico sconosciuto, molto più subdolo, che mostrò il proprio volto parecchi anni dopo: l’uranio impoverito.
La malattia e la prematura scomparsa a soli 45 anni
Nel 2013 gli venne diagnosticato un cancro che poteva essere compatibile proprio con l’esposizione all’uranio. Cattani affrontò anche quest’ultima battaglia come sempre aveva fatto nella vita: con tutte le energie che gli rimanevano e senza mai perdere la speranza. Alla fine, però, il 5 febbraio del 2016, dopo quasi tre anni, il suo cuore smise di battere. Aveva soltanto 45 anni.
Poco più di dodici mesi più tardi, una sentenza lo riconobbe come “vittima del dovere”, così come numerosi militari italiani che si ammalarono dopo essere stati impegnati nei teatri di guerra dei Balcani.
All’epoca, così come ancora oggi, alla famiglia non mancò mai la vicinanza di numerosi amici e colleghi.
«A questo proposito – sottolinea il figlio Francesco – ci tengo a ringraziare tutte le persone che ancora oggi lo ricordano quotidianamente. Ringrazio tutti quanti, dal profondo del mio cuore».
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