BiellaCronaca
Carcere al collasso
“Alleanza per l’articolo 27” difende i corsi e il diritto al riscatto dei detenuti
Carcere al collasso. Una delegazione biellese di “Alleanza per l’articolo 27 della Costituzione” si è recata nei giorni scorsi nella casa circondariale di via dei Tigli. L’obiettivo era verificare da vicino le criticità della struttura, a partire dal problema del sovraffollamento. E per riaffermare l’importanza dell’articolo 27, secondo cui la pena deve sempre tendere alla rieducazione del condannato.
Carcere al collasso
Alla visita, prevista contemporaneamente in una trentina di carceri d’Italia, era presente una delegazione che univa istituzioni, associazioni, realtà legali, religiose e culturali del territorio. Tra cui Gigi Piana (visual artist) Luca Biasetti (Arci Biella Vercelli) Domenico Duso (presidente della Camera penale) Paolo Boffa Sandalina (vicario del vescovo) Emanuele Ramella Pralungo (Presidente della Provincia di Biella) Achille Boccali Saletti, Rosalba Altopiedi e Perla Arianna Allegri (associazione Antigone). Oltre ai consiglieri comunali Greta Cogotti, Paolo Furia, Karim El Motaraiji, Riccardo Bresciani, Sara Novaretti, Marta Bruschi e Andrea Foglio Bonda.
Al termine tanti aspetti sono emersi dal resoconto di Perla Allegri. «La fotografia scattata all’interno dell’istituto biellese – spiega – rivela una realtà a due facce. Da un lato l’impegno per il trattamento e il reinserimento, dall’altro l’impatto di gravi carenze organiche e strutturali sui diritti dei detenuti».
Tra le note lodevoli della struttura spiccano i percorsi specialistici attivi. «Ci sono progetti mirati condotti dalle psicologhe insieme all’area educativa e rivolti a categorie specifiche. Tra cui sex offender e soggetti maltrattanti – continua Allegri -. Positivo anche il bilancio occupazionale della sartoria interna, una vera e propria eccellenza che garantisce un impiego stabile a circa 60 persone».
Le lamentele
Su una popolazione carceraria che sfiora i 600 reclusi, solo 200 riescono ad accedere a un’occupazione tra sartoria e servizi d’istituto. Le lamentele raccolte tra la popolazione detenuta confermano la forte richiesta di un maggiore accesso all’impiego. Inoltre, l’appello dei visitatori è chiaro: il circuito comune, dedicato ai reati ordinari, è attualmente privo di attività. Da qui la richiesta urgente alla direzione di attivare laboratori culturali e formativi anche ad agosto grazie al supporto dei volontari.
L’ispezione ha messo in luce la profonda disparità tra le diverse aree del complesso. «Se da un lato il “Padiglione Europa”, la sezione più recente a trattamento intensificato, risponde a standard moderni – prosegue Allegri -, le note dolenti arrivano dal “Padiglione Mucrone”. Nel vecchio edificio le condizioni igienico-sanitarie riscontrate nella sezione di isolamento (ex articolo 32) sono state definite “non accettabili”. Celle buie e sporche, prive di finestre, e cortili per i passeggi ridotti a cubi di cemento sovrastati da griglie. Inaccettabile la situazione dei servizi igienici: tutti i bagni alla turca presenti negli otto spazi di passeggio dedicati all’isolamento sono completamente inagibili. Su questo punto, la direzione ha fatto sapere di aver già richiesto i preventivi per i necessari lavori di ripristino all’esterno».
Area giuridico-pedagogica
A pesare sulla quotidianità del carcere è soprattutto la situazione dell’area giuridico-pedagogica. La pianta organica prevederebbe otto funzionari, ma oggi sono in servizio soltanto il capo area e tre educatori. Con un rapporto effettivo di un educatore ogni 200 detenuti (a fronte di quello di 1/60 previsto dalla legge), l’interlocuzione e il monitoraggio dei percorsi di reinserimento diventano quasi impossibili.
«I detenuti hanno riferito di non aver mai incontrato né conosciuto il Garante delle persone private della libertà personale. Una solitudine istituzionale – conclude Allegri – che ha spinto i visitatori a sollecitare i reclusi a contattare formalmente l’autorità di garanzia. Per dare voce a un diffuso e silenzioso senso di abbandono».
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Bb68
26 Luglio 2026 at 17:54
con Nordio scusate ma come si fa a fare del carcere un luogo di inserimento sociale? non ne indovina una poi con il mafiosetto del mastro che continua a prendere lo stipendio e fa nulla come possono cambiare le carceri