BiellaCronaca
Addio a Franca Calvesi, archeologa, giornalista e pioniera delle Tv private
Archeologa e fondatrice di Brescia Telenord, a Biella divenne caporedattrice all’Eco. Fu la voce degli anni d’oro del tessile. Il ricordo dei figli Simone e Paolo
Il mondo del giornalismo biellese e quello bresciano piangono Franca Calvesi, scomparsa nei giorni scorsi all’età di 77 anni.
Giornalista, archeologa, pioniera delle televisioni private e per anni firma dell’Eco di Biella, ha attraversato con curiosità e spirito innovatore alcuni dei momenti più significativi dell’informazione italiana e della storia economica del territorio biellese.
Addio all’archeologa e giornalista Franca Calvesi
Nata a Brescia nel 1949, Franca Calvesi si era laureata in Lettere con il massimo dei voti e la lode, per poi conseguire una seconda laurea in Archeologia, sempre con 110 e lode, all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Per alcuni anni lavorò proprio come archeologa, partecipando a diversi scavi, coltivando una passione che non l’avrebbe mai abbandonata.
L’avventura di Brescia Telenord
Fu però il giornalismo a diventare la professione della sua vita. Nella sua città natale fu tra le fondatrici di Brescia Telenord, una delle prime televisioni private italiane, nata negli anni in cui l’etere iniziava ad aprirsi alle emittenti locali. Era una stagione pionieristica dell’informazione televisiva, nella quale realtà come Telebiella e poche altre rappresentavano l’unica vera alternativa alla Rai. Negli anni successivi quella stessa emittente sarebbe entrata nell’orbita delle televisioni acquistate da Silvio Berlusconi per dare vita al futuro gruppo Mediaset.
L’incontro con Enzo Vizzari, il trasferimento e l’Eco di Biella
Proprio a Brescia conobbe Enzo Vizzari, allora vice-direttore dell’Associazione Industriale di Brescia. Quando Vizzari venne chiamato a guidare l’Unione Industriale Biellese con il ruolo di direttore, Franca si trasferì con lui e con i loro due figli: Simone, di appena 3 anni, e Paolo, ancora neonato.
A Biella iniziò una nuova stagione professionale. Entrò nella redazione dell’Eco di Biella, dove nel tempo divenne caporedattrice, lavorando accanto a due direttori che hanno segnato la storia del giornalismo locale, Ugo Zatterin e Costanzo Gatta. Furono gli anni del grande sviluppo dell’industria tessile biellese, quando il distretto guardava con forza ai mercati internazionali e il nome di Biella era sinonimo di eccellenza nel mondo.
Fu la voce degli anni d’oro del tessile
Franca Calvesi fu una delle croniste che meglio raccontarono quella stagione. Seguiva da vicino l’economia e il tessile, accompagnando le delegazioni biellesi nelle principali fiere internazionali e nei viaggi istituzionali all’estero, da Parigi per Première Vision fino alla Cina e al Messico.
I figli Simone e Paolo ricordano come la madre fosse «la voce che accompagnava tutti quei successi biellesi». Un percorso che la portò successivamente a ricoprire anche il ruolo di addetta stampa del Master delle Fibre Nobili, seguendo il progetto fin dalla sua nascita e contribuendo a raccontarne la crescita.
I figli Simone e Paolo: «Prima di ogni altra cosa era una viaggiatrice»
«Il talento di nostra madre – raccontano – nasceva in parte da una vita costruita sui viaggi. A diciotto anni partiva da sola per Israele, poi sono arrivati l’India, la Thailandia, l’Uzbekistan e tanti altri Paesi. Viaggiava con una curiosità genuina, quasi ingenua, uno spirito “naif” che le permetteva di entrare in contatto con luoghi e persone senza paura».
Quello spirito da esploratrice l’aveva accompagnata fin dagli anni dell’archeologia. «Era finita anche in Siria sotto i bombardamenti – ricordano ancora i figli – e non perché fosse una reporter di guerra, ma per visitare un sito archeologico. Se desiderava vedere un tempio, ci andava. Punto. Era fatta così».
Tra i ricordi più significativi della sua carriera restano anche i viaggi istituzionali. Durante una missione in Cina lei e Vizzari ebbero l’opportunità e l’onore di assistere all’unica storica rappresentazione della Turandot nella Città Proibita di Pechino.
Conclusa l’esperienza biellese, tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila tornò a Brescia, dove lavorò ancora come addetta stampa per Confagricoltura prima del pensionamento.
L’amore per l’archeologia l’accompagnò per tutta la vita
L’archeologia, però, rimase sempre parte della sua identità. Conservava con cura i reperti raccolti durante gli scavi e amava trasmettere quella passione anche ai più piccoli. «Quando eravamo bambini – raccontano Simone e Paolo – veniva nelle nostre scuole per spiegare la preistoria, il lavoro dell’archeologo e far toccare con mano ai ragazzi i reperti. Era il suo modo di continuare a divulgare ciò che aveva amato fin da giovane».
Curiosa, colta, affascinante e indipendente, Franca Calvesi lascia il ricordo di una professionista capace di raccontare con competenza il mondo che cambiava, senza mai perdere il desiderio di scoprirne uno nuovo.
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