BiellaCronaca
«Prigioniero in casa in questa città che non è fatta per un disabile»
Il caso a Biella: «Per due settimane sono stato senza assistenza e ho rischiato un esaurimento»
«Prigioniero in casa in questa città che non è fatta per un disabile».
«Prigioniero in casa in questa città che non è fatta per un disabile»
Biella non è una città “a misura di disabile”: è questo il quadro che emerge dallo sfogo di uno dei nostri lettori, un ragazzo affetto da disabilità che nel quotidiano affronta numerose sfide, non solo legate alla sua condizione, ma anche alla difficoltà negli spostamenti, alla carenza di un supporto adeguato e alla non curanza di chi dovrebbe fornire assistenza alle persone in difficoltà.
«Vorrei raccontare la mia storia, che potrebbe essere quella di tante persone come me. Il problema è che sono residente in un appartamento al sesto piano, con la doccia rotta e i bidoni della spazzatura che sono stati spostati al piano terra. Avevo chiamato il Comune spiegando loro come stanno le cose; avevo fatto domanda per una casa popolare e mi hanno risposto che fino al 2029 non si poteva fare niente. Una situazione di questo tipo è insostenibile» dichiara.
«Mi è stato trovato questo alloggio tramite un progetto dei servizi sociali, per questo abito da solo. Per due settimane sono stato senza assistenza e ho rischiato un esaurimento perché ho dovuto fare tutto io; ho avuto problemi col cellulare, di salute e avevo finito le medicine, ma non è intervenuto nessuno. Gli operatori l’unica cosa che sanno dire è che se stiamo male dobbiamo chiamare la guardia medica. Io non sono autosufficiente al 100% e una mano mi serve sempre. Gli operatori monitorano la situazione, ma l’ultima volta che ho avuto dei problemi non sono venuti loro; è venuta direttamente l’assistente sociale che mi ha preparato la colazione e mi ha aiutato» ci spiega, descrivendo la sua situazione come intollerabile anche dal punto di vista dell’indipendenza economica, che gli viene negata: «Per quanto riguarda le spese vengono coperte da loro, ma devo metterci qualcosa anche io. Anche se ho dei soldi da parte non sono sufficienti per comprarmi una casa, ad esempio. Allo stesso tempo mi dicono sempre che non posso lavorare, perché altrimenti mi toglierebbero i soldi della pensione, ma io ho il diritto di lavorare. Ho un affitto da 650 euro per una casa che per me non è agibile» commenta, riferendo che il trasferimento ha comportato delle difficoltà aggiuntive per lui: «Abbiamo diritto di avere un futuro; finché sono qui e finché sono in un progetto dove mi dicono sempre di no e dove non mi permettono di lavorare non riuscirò mai. Per avere un aiuto assumo un operatore familiare, ma visto che alcuni di loro sono stati aggressivi li ho dovuti mandare via e adesso ne ho uno nuovo. Nel periodo di transizione tra un operatore e l’altro resto senza assistenza. Io a volte ho dei giramenti di testa e ultimamente faccio fatica ad andare in bagno. Per fortuna ho il supporto della mia famiglia. L’operatrice mi dice che siccome sono adulto devo essere autonomo, ma io non sono del tutto autonomo».
Per quanto concerne la preparazione dei pasti, dichiara di “arrangiarsi” come può: «qualche volta mi danno una mano; nelle occasioni in cui sto male vengono mia zia o mio fratello. Di sicuro non chiedo a loro, perché so che non verranno. Alla sera non vengono mai». A queste problematiche, che ha segnalato senza ricevere risposta, come riporta lui stesso: «Ho fatto presente questa situazione tante volte, ma non mi hanno ascoltato. In sostanza mi dicono che mi devo arrangiare. Mi sono trasferito qui, ho lasciato casa mia dove vivevo con mia nonna che adesso non c’è più, ma sarei potuto restare ancora un po’», si sommano anche le pessime condizioni del manto stradale, che riducono ulteriormente la viabilità alle persone in carrozzina: «Biella è pessima da questo punto di vista. È pieno di buche e di rampe… passo da una parte e poi devo tornare indietro. È inaccettabile» conclude.
Immagine di repertorio
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