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«Ciao, amica Fiò»: l’addio a Fiorella Mellera

Scomparsa improvvisamente a 67 anni. La ricorda un suo grande amico

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«Ciao, amica Fiò»: l'addio a Fiorella Mellera

«Ciao, amica Fiò»: l’addio a Fiorella Mellera.

«Ciao, amica Fiò»: l’addio a Fiorella Mellera

Si sono svolti venerdì a Biella i funerali di Fiorella Mellera, morta improvvisamente giovedì all’età di 67 anni.
La ricorda un suo grande amico, Vittorio Barazzotto.
Fiorella Mellera, Fiò per gli amici, martedì mattina non si è più svegliata. Dopo la corsa all’Ospedale di Biella, è stata trasportata in elicottero a Novara, ma al suo arrivo i medici hanno potuto soltanto riscontrarne la morte.
Fiò se n’è andata così, in silenzio e inaspettatamente, lasciando, a partire dal suo caro papà, basiti e addolorati amici, amiche e conoscenti del quartiere San Paolo, dove risiedeva, ma anche tante persone fuori Biella, a Bologna, dove aveva vissuto per qualche anno, e in tanti altri luoghi dove era conosciuta. Anche un mio amico che vive in Messico mi ha telefonato per chiedermi conferma della notizia.
Gino Zoccola, il suo amico del cuore di sempre, che vive e lavora in Sardegna, è volato subito a Novara. È stato lui a dare la mesta notizia sui social, proprio per informare tutti che Fiò, di colpo, non era più tra noi.
Quando ho letto, poco dopo, il suo post sono rimasto di sasso. Da più di quarant’anni eravamo soliti vederci tutti i giorni: lei abitava e io avevo lo studio nello stesso stabile. Non solo ci incrociavamo, ma parlavamo di tutto.
Nei mesi scorsi era morto il suo adorato Rocco, un cagnolino bianco. Soffriva perché da tempo non stava bene. Quante volte parlavamo degli animali, della città, di quanto era cambiata.
Fiò era sicuramente un personaggio. Di una bellezza e di un fascino straordinari, amante delle cose belle. Sicuramente controcorrente e noncurante dei giudizi, anche di quelli, magari, invidiosi del suo modo non tanto di apparire, ma di vivere.
Per lei i grigi non esistevano: o bianco o nero. Per questo o le andavi a genio oppure entravi nel suo parco dell’indifferenza. Il difetto dell’ipocrisia non l’ha mai sfiorata, e questo è un pregio raro, ma anche scomodo, soprattutto in provincia. A lei veniva naturale, viveva così.
Tanti, in compenso, le volevano bene. Tante persone del quartiere, in questi giorni, sentono la tristezza, l’incredulità, il vuoto che ci lascia. Non mi sembra vero non poterla più incrociare.
Per anni era stata la compagna di Alberto Gandini e tante volte abbiamo trascorso serate insieme. Poi ci fu il terribile incidente in auto di Alberto, che lo portò per settimane in coma vegetativo. Lì i nostri destini si incrociarono in uno dei momenti più brutti delle nostre esistenze, tra il 2001 e il 2002.
Il suo Alberto era ricoverato alla Vialarda, così come mio fratello Fabrizio, accomunati da un destino drammatico. Quante volte ci confidavamo.
Ecco, quello fu un amore che Fiò, nel suo cuore, a distanza di anni, ha sempre conservato con cura. E quando ne parlava emergeva il suo lato più tenero.
Una vita piena, sincera, anticonformista, con una bellezza che, nonostante l’età, ancora conservava. Forse avrebbe meritato un funerale da principessa, con fiori e ghirlande.
Invece Fiò ci ha stupiti. Anzi, no, perché lei era così: coerente anche ora. Non ha voluto nulla: nessuna messa, nessun ricordo, solo la cremazione.
Fiò, ti ho voluto bene, mi mancherai tanto. Ma siamo in tanti ad averti voluto bene. E questo affetto è vero, sincero, unico proprio come te.

Vittorio Barazzotto

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