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Lancia piatti contro la figlia ferendola: arrestato

Nel basso Biellese

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Serata parecchio movimentata, quella di domenica 1º marzo, per una giovane donna biellese e per i carabinieri delle stazioni di Salussola e di Cavaglià. Tutto è iniziato verso le 20, quando una pattuglia è intervenuta in una cascina del basso Biellese dopo la richiesta di aiuto lanciata al 112 da una ragazza ventenne dopo che il padre, un 49enne già noto alle forze dell’ordine, si era presentato ubriaco a casa sua rifiutandosi di andarsene. Durante la violenta discussione, l’uomo era arrivato a lanciarle addosso dei piatti, colpendola e ferendola seppur lievemente, per poi perdere l’equilibrio e cadere rovinosamente a terra, ferendosi a sua volta.
Arrivati sul posto, i militari hanno riportato la situazione alla calma e affidato l’uomo al personale del 118 che lo ha portato in ambulanza all’ospedale di Vercelli affinché fosse medicato, sotto la costante vigilanza di una pattuglia del posto, allertata dalla centrale operativa di Biella.
Nel frattempo i carabinieri di Salussola hanno tranquillizzato la ragazza e hanno ascoltato il suo sfogo, scoprendo che il fatto appena accaduto era solo l’ultimo di una serie di minacce, ingiurie e percosse che andavano avanti da mesi, mai denunciate per timore di ritorsioni. Rassicurata dai carabinieri, la ventenne ha infine confidato perché avesse così tanta paura a denunciare: sapeva che il padre aveva un’arma nascosta in casa.
A questo punto i carabinieri, supportati dai colleghi di Cavaglià, hanno prelevato l’uomo al pronto soccorso e sono andati a perquisire la sua abitazione, ritrovando sotto una tettoia, nascosto tra alcuni attrezzi agricoli, un revolver 357 Magnum e un centinaio di munizioni, appartenuti al padre e di cui l’uomo si era impossessato senza mai denunciarli. L’uomo è stato quindi arrestato per “atti persecutori” e “detenzione abusiva di armi e munizioni” e, come disposto dal pubblico ministero di turno presso la procura di Biella, condotto in carcere.
«Si ricorda – sottolineano come sempre dal comando provinciale – che il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e che gli indagati, da ritenere innocente sino a condanna definitiva, potranno portare elementi a propria difesa nelle successive fasi processuali».

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